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l'intervista

Colantoni: "Che bello esser tornato al Pomezia"

Le parole del difensore tra passato, presente e futuro

25 Ottobre 2019

Francesco Colantoni, Pomezia Calcio

Francesco Colantoni, Pomezia Calcio

Francesco Colantoni, Pomezia Calcio

A volte ritornano…. E’ il caso di Francesco Colantoni, uno dei terzini sinistri più talentuosi ed esperti in circolazione nella nostra regione. Classe 1985, quest’anno ha scelto di tornare a Pomezia dopo averci giocato per ben 4 stagioni dal 2008 al 2011. Colantoni è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile del Casalotti, squadra gloriosa che ha lanciato tanti giovani nel calcio che conta, vanta più di 400 presenze tra Serie C e Serie D, con  le maglie di Guidonia, Pavia, Melfi, Palestrina, Anziolavinio, Cynthia, Lupa Castelli Romani e nelle ultime tre stagioni quella dell’Ostiamare.

 

Francesco, Pomezia la conosci bene visto che hai vissuto gli anni d’oro del club rossoblù con quella storica cavalcata dall’Eccellenza alla Serie C in 3 anni! Quali sono i tuoi ricordi di quelle annate?

 

Insieme alle stagioni vissute con la Lupa Castelli Romani e l’Ostiamare, è stata una parentesi importantissima della mia carriera… Soprattutto il secondo anno quando vincemmo Campionato e Coppa Italia. Un gruppo fortissimo con grandi giocatori.  L’allenatore era Lanza e il Presidente Raffaele Di Mario. Quella squdra esprimeva un calcio stupendo e innovativo. Ancora oggi a distanza di tanti anni ho uno splendido rapporto con i vecchi compagni tra cui De Luca, Costantini, Proietti, Marano e tanti altri.  Porterò sempre nel cuore quegli anni e le emozioni che abbiamo vissuto tutti quanti insieme.

 

Rispetto a quel Pomezia sono cambiate tante cose. Che ambiente hai ritrovato e cosa ti ha spinto a tornare?

 

Rispetto al passato è cambiato tutto, ho ritrovato solo il segretario storico. Quest’estate quando di comune accordo con l’Ostiamare ho deciso di lasciare l’Anco Marzio, ho vissuto dei giorni difficili perchè il telefono non squillava….

Non è stato facile decidere di lasciare la squadra biancoviola, ma nel calcio queste cose possono accadere, e con molta serenità ho accettato questa scelta. Poi è arrivata la chiamata del patron Bizzaglia, che personalmente non conoscevo, e invece ho scoperto una persona fantastica, con tanto entusiasmo e positività. Non ci fa mancare nulla, è sempre presente al campo e anche nei momenti difficili è sempre pronto a darti un conforto. Sono rimasto piacevolmente colpito dal suo modo di essere e sono sempre più convinto di aver fatto la scelta giusta.  Non nascondo che lasciando Ostia, al Presidente Luigi Lardone, che ringrazierò sempre, dissi: “Il mio più grande rimpianto è sapere che non troverò più un presidente come lei…” A distanza di qualche mese posso tranquillamente affermare che Bizzaglia è veramente una grande persona e sono contento di far parte del suo Pomezia.

 

Domenica è arrivata finalmente la prima vittoria al Comunale. Che partita è stata?

 

Sicuramente è una vittoria importante, sopratutto per il morale.  E’ stata una gara difficile, ma abbiamo dimostrato un grande carattere. Andare sotto di un gol dopo aver sbagliato un calcio di rigore è stata una bella botta. Siamo rientrari nello spogliatoio abbastanza demoralizzati.  Una grande carica ce l’ha data il mister: “Continuate a fare quello che state facendo..Stiamo proponendo calcio e oggi deve vincere il calcio”… e così è stato. Nel secondo tempo siamo entrati in campo convinti e determinati a ribaltare lo svantaggio, abbiamo subito pareggiato con Massella e poi è arrivato lo splendido gol di Arduini che ci ha regalato i tre punti.  E’ anche vero che secondo me in queste prime 8 giornate ce la siamo giocata con tutti e forse abbiamo raccolto meno di quanto meritavamo.

 

Ad inizio campionato il mister ti ha schierato come difensore centrale, ma da qualche giornata sei tornato al tuo ruolo naturale di terzino sinistro. Come ti stai trovando con Bussi?

 

Ti confesso che negli ultimi anni molte volte mi sono trovato a giocare da difensore centrale e sinceramente è un ruolo che non mi dispiace, anche perchè gli anni passano e da terzino si fatica molto di più. Il mister fa le sue scelte e io, come ho sempre fatto in carriera, mi sono messo a disposizione della squadra.  Dunque centrale o terzino non fa differenza, l’importante è dare sempre il 100 % … Andrea Bussi ho avuto modo di conoscerlo già 10 anni fa nella mia prima esperienza a Pomezia. Lui aveva da poco smesso di giocare e venne a fare il Direttore Tecnico.  E’ una persona seria e preparata. Un grande lavoratore, ci mette tanta passione e pensa al calcio 24 su 24. Di lui mi ha colpito la grande capacità che ha di comunicare e trasmettere la sua filosofia di gioco. Ne ho avuti tanti di allenatori e questa è una dote difficile da riscontrare.

 

Domenica andrete a Civita Castellana per affrontare il Flaminia dell’ex Francesco Punzi, che partita ti aspetti?

 

Guarda il Flaminia è una squadra molto ben attrezzata e allenata da un tecnico molto preparato. Ritroverò tanti miei vecchi compagni con i quali ho vinto il campionato con la Lupa Castelli Romani come Nohman, Barone e Boldrini.

Forse rispetto alle attese stanno facendo un po’ di fatica, ma alla lunga i valori usciranno fuori. Del resto il nostro è un girone molto equilibrato, anche se secondo me la squadra da battere resta il Monterosi.  Sarà una partita difficile, ma la stiamo preparando bene. Vogliamo dare continuità ai nostri risultati.  Andremo a Civita Castellana consapevoli delle nostre forze e venderemo cara la pelle.

 

L’obiettivo stagionale della società è la salvezza. Invece gli obiettivi di Francesco Colantoni quali sono?

 

Non ti nascondo che dopo Ostia ho avuto un po’ di sconforto… Sai a 34 con più di 400 presenze tra Serie C e Serie D non è facile rimettersi in discussione e affrontare una nuova sfida…Invece ho avuto la forza di rimettermi in gioco.  Voglio dimostrare a me stesso e alle persone che hanno sempre creduto in me che sono ancora un giocatore importante, pronto a lottare e a togliermi ancora delle soddisfazioni. Quando un giorno mi renderò conto che andare al campo ad allenarmi inizia a diventare un peso, allora quello sarà il momento di smettere. Al momento ancora non ci penso, però so benissimo che una volta appesi gli scarpini al chiodo, voglio iniziare la carriera da allenatore perchè allenare è una cosa che mi affascina e soprattutto il calcio è e resterà sempre la mia vita.

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