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L'intervista

Frasca, il capitano dell’Albalonga con De Rossi nel cuore

Ama il calcio in ogni sua forma ma difende la porta da quando era piccolo. Il portiere dei biancazzurro si racconta, dalle giovanili agli attuali obiettivi

07 Aprile 2020

Valerio Frasca

Valerio Frasca

Valerio Frasca

“Il portiere non è un ruolo, è un mestiere. Indossa una maglia diversa, la può prendere con le mani, ha un preparatore specifico, è totalmente diverso da tutti gli altri”. Custodire quei pali è un lavoro complicato e Valerio Frasca, estremo difensore dell’Albalonga, lo sa bene: “Sto in porta da quando ho 8 anni. Ho iniziato nel settore giovanile del Patrica Tomacella, squadra del paese vicino al mio, in provincia di Frosinone. È un ruolo più mentale che fisico, perché nonostante ci siano gesti massimali durante la gara, solo se hai un equilibrio importante nei 90 minuti riesci a gestire bene situazioni complicate”. Oltre ai guanti però, Valerio da un anno indossa anche qualcos’altro di diverso rispetto ai suoi compagni, la fascia da capitano: “È sicuramente un riconoscimento importante, ma non credo che sia quella a fare un leader. Per un portiere poi è uno svantaggio, perché gli arbitri difficilmente accettano di parlare con chi non sta sempre al centro del gioco”. In certe situazioni ad aiutarlo c’è infatti un amico, ancor prima che un compagno, il difensore Jacopo Succi: “Era lui che parlava a nome di tutti, così è stato possibile gestire certi momenti ”. Insieme a lui e al resto della squadra, l'Albalonga stava ottenendo dei grandi risultati prima che il campionato venisse improvvisamente fermato: "Siamo un gruppo di ragazzi giovani e validi. Eravamo riusciti a tenere un passo importante, avvicinandoci alla terza e alla seconda. Potevamo pensare di divertirci senza pressioni, ma al momento siamo costretti a vivere questa situazione. Grazie al nostro preparatore atletico ci alleniamo anche a casa. Speriamo si riprenda presto, anche per un fatto economico, ma ciò che è più importante è la salute. Senza quella non c'è calcio". Tante le maglie vestite negli anni che gli hanno permesso di girare l’Italia in lungo e in largo, come quella dell’Arezzo, del Pro Patria, Sorrento, Sora, Monterosi, fino a quelle del Nuorese e Villacidrese, quando allenarsi di fronte al mare della Sardegna era un’impresa ardua. I colori indossati sono stati diversi, ma il cuore è sempre rimasto a tinte giallorosse: “Sono romanista e ho giocato nel settore giovanile della Roma fino ad arrivare in prima squadra per qualche mese. Il mio idolo? Daniele De Rossi e lo è non solo per noi, ma anche per tanti tifosi di altre squadre”.

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