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L'INTERVISTA

Stefano Tajarol: "Lancio un appello a tutti i genitori"

Il bomber del Trastevere si confessa tra passato, presente e futuro

10 Dicembre 2020

Stefano Tajarol

Stefano Tajarol

Attaccante importante che ha segnato sempre ed ovunque e veste, da 3 anni consecutivamente, la maglia del Trastevere: parliamo di Stefano Tajarol che abbiamo sentito sul periodo del calcio in D e nella nostra regione. E’ partito subito diretto: “Non sono d’accordo con la Lega in merito alla sospensione e ai recuperi che si stanno portando avanti in queste settimane perché secondo me non ci voleva tanto per capire la situazione e provare a risolvere cambiando il protocollo. Questa era la soluzione a tutti i problemi, non altro. Il peso dei tamponi dovrebbe essere a carico della Federazione, non certo di società o calciatori. La reputo scontata come cosa visto quello che stanno attraversando e subendo sia i club che i ragazzi negli ultimi mesi”. Un consiglio ai ragazzi: “L’unica cosa che i calciatori possono fare verso i più giovani - spiega Tajarol - considerando che in molti non rispettano integralmente le regole tra assembramenti e uscite varie, è quello di sensibilizzarli in tal senso. Capisco che è difficile ma quando si è più giovani ed immaturi non si comprendono a fondo i veri problemi che ci sono. Non sono errori volontari, semplicemente quando sei ragazzo ci pensi meno e non valuti le conseguenze delle tue azioni. Ai giovanotti ripeto in continuazione di evitare il più possibile assembramenti. Bisogna fare la vita da professionisti soprattutto in questo momento che è davvero critico”. La preoccupazione è forte verso la stagione 2020/2021: “Ho difficoltà a credere che si possa riuscire a terminare la stagione, devo essere sincero. Un po’ perché continuano ad esserci tante incertezze e nessuno prende una decisione, un po’ perché penso che a febbraio/marzo possa esserci un’ondata di influenze e ad oggi visto che anche quando si hanno dei raffreddori ci si deve fare un tampone, figuriamoci verso quel periodo quello che può succedere. Se non si prende una decisione definitiva con un protocollo sicuro e fermo secondo me sarà proprio dura. Da calciatore è tosta perché io, per come sono fatto, vivo ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo in funzione della domenica. Qui la partita non esiste da un bel po’ o comunque è sempre pieno di interrogativi ogni settimana. E’ davvero dura e a 39 anni riesco a gestire la situazione, un ragazzo giovane ha ancora più difficoltà perché si allena ma non mette lo stesso impegno o può avere un calo di concentrazione vista la situazione. E’ un momento difficile e mi auguro sia presa una decisione netta per farci ripartire”. Si conclude con una riflessione generale: “In Italia il calcio è tutto, quando c’è una qualsiasi problematica si muove tutto per questo sport. Sarebbe bello se questa immediatezza ci fosse per tante altre situazioni e per tanti altri problemi, ma in realtà il calcio in Italia ha un valore davvero elevato. Si ripartirà nel calcio regionale quando sparirà questo maledetto virus. Economia? Noi italiani sappiamo soffrire pur essendo nella maggior parte dei casi un branco di pecoroni ma alla fine ce la facciamo sempre e siamo forti. Tante persone purtroppo sono state penalizzate su diversi fronti e mi rendo conto che molti sono in grave difficoltà. Vorrei lanciare un appello ai genitori per non permettere che i ragazzi stiano ore attaccati alla play-station e da qualsiasi cosa elettronica. Già prima era difficile, questo periodo ha peggiorato la situazione. Noi eravamo abituati a stare in strada e in campo tutto il campo, ora tutto è cambiato”.

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