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L’INTERVISTA

Flavio Albanesi: "I miei 7 anni al Monterotondo Scalo"

Parola al capitano della formazione di Gregori che, dopo il primo punto ottenuto in casa dell’Ostiamare, parla a 360 gradi

07 Ottobre 2021

Flavio Albanesi in campo (Ph. Domenico Cippitelli)

Flavio Albanesi in campo (Ph. Domenico Cippitelli)

Gioca con il Monterotondo Scalo da ben 7 anni ormai, ne è il capitano e il leader che cerca di trascinare i suoi compagni anche e soprattutto nei momenti di difficoltà: Flavio Albanesi, difensore classe 1990, racconta la scalata avvenuta dalla Prima Categoria alla Serie D.

Domenica è arrivato il primo punto in campionato in una difficilissima trasferta come quella di Ostia: cosa ti senti di dire a nome di capitano? Come vedi la squadra e come giudichi il vostro inizio di stagione? Da matricola credi che possa essere raggiunto l’obiettivo della salvezza?

"Sì, domenica è arrivato il primo risultato utile, il primo punto in campionato di questa nuova esperienza. È stata una partita tosta, combattuta, perché abbiamo affrontato una squadra organizzata, che a detta di molti è una squadra attrezzata per fare un campionato di alta classifica e che ha giocatori importanti. Penso che noi dalla nostra parte abbiamo messo tanta aggressività e agonismo, abbiamo dimostrato che comunque non siamo da meno, abbiamo provato in tutti modi a portare a casa un risultato positivo e ci siamo riusciti. A noi mancavano due-tre titolari, gente importante come Lupi, La Rosa e Pascu, quest'ultimo entrato solo nell'ultimo quarto d'ora. Magari avendoli a disposizione probabilmente potevamo dire qualcosa in più. Ciò non toglie che chi ha giocato al posto loro ha fatto una grande partita e ha dimostrato tutto il suo valore. Io penso che dobbiamo ancora prendere coscienza dei nostri valori, come squadra e come gruppo, dobbiamo ancora adattarci al ritmo di questa nuova categoria che è completamente differente dall'Eccellenza e sono sicuro che dopo aver acquisito la certezza della forza di questa squadra potremo dire la nostra anche in questo campionato. Potremo essere la squadra che darà fastidio a diverse società".

Quali sono in questi anni i momenti della tua carriera che ricordi con maggior piacere? Ci sono delle vittorie, dei gol o degli episodi che vuoi citare?

"I ricordi più belli e che mi fanno più piacere sono degli anni che ho trascorso a Roma, dai 14 ai 18 anni. Sono stati anni bellissimi sia perché ero bambino ma anche per l'aria e l'atmosfera che uno viveva ogni giorno. Stavi a contatto con gente che faceva il professionista, con giocatori di serie A, quindi sognavi. Anche perché a quell'età è giusto pure sognare. I ricordi più belli probabilmente sono quelli ma non ti nego che qui alla Monterotondo Scalo è il mio settimo anno e di momenti belli ne ho passati tanti, di vittorie ce ne sono state tante e fortunatamente sono state più delle sconfitte. Basti pensare che noi dalla prima categoria siamo arrivati alla serie D in sette anni, sinceramente non è da tutti fare una scalata del genere. Questo sta a dimostrare che la società è sana e forte, c'è gente che ha passione per questo sport e che cerca di dare sempre il massimo per garantire a noi giocatori che andiamo in campo il massimo della serietà e della tranquillità".

Cosa ti senti di dire alle giovanili e alle scuole calcio che stanno iniziando a riprendere in modo concreto le attività? Quanto è stato duro in questi mesi andare avanti con tutte queste limitazioni?

"Per quanto riguarda le scuole calcio e le giovanili posso soltanto augurare di riprendere come stanno facendo adesso l'attività sportiva, che questa continui al più lungo possibile senza doverci rifermare come successo negli ultimi due anni, che quindi possa procedere tutto nella più normale regolarità delle attività. I giovani devono crescere con l'idea che il calcio è uno sport, e come tale deve essere divertimento, ci deve stare l'agonismo ma sempre con il rispetto per gli avversari, per i compagni e per tutte le persone che circondano questo mondo. È una scuola di vita, io devo essere sincero, a me ha dato tanto e mi ha insegnato tanto. Non è facile stare in un gruppo però il calcio ti dà la possibilità di crescere oltre che a livello individuale anche a livello sociale. Stare in un gruppo di 20 persone, ragazzi, bambini e condividerci uno spogliatoio o comunque l'attività sportiva in sé, ti fa crescere a livello umano, ti fa accettare altri ragazzi che magari non la pensano come te o che hanno un modo di fare diverso dal tuo. Lo sport è questo, è aggregazione, è una delle cose più belle che ci sono e quindi io auguro a tutti i ragazzi della scuola calcio e delle giovanili di ricominciare con lo stesso entusiasmo di quando avevano interrotto due anni fa, non per colpa loro purtroppo".

Quale è il tuo sogno nel cassetto nel mondo del calcio e cosa ti aspetti dal tuo futuro?

"Mi considero abbastanza fortunato, non ho mai fatto del calcio un lavoro ma per me è sempre stato un divertimento. Purtroppo, devo essere sincero, non è mai stato un lavoro. Come tutti i bambini che fanno questo sport, sognavo di diventare probabilmente qualcuno, non ci sono riuscito ma penso che nella vita non conti soltanto diventare famoso. Come ho detto prima il calcio mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere parecchio e sono contento di tutto quello che ho fatto in questi anni e di tutto quello che il calcio mi ha dato. Per il futuro mi aspetto sicuramente di avere altri successi con questa società, cercare di raggiungere la salvezza in primis per poi magari fare un buon campionato il prossimo anno. Staremo a vedere cosa succede, noi non ci precludiamo niente".

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