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l'intervista

Mattia Trovato: "La Viola, Zaniolo e Chiesa. Ora aiuto il Rende a risalire"

A tu per tu con l'esterno siciliano: il trasferimento a Firenze appena adolescente, l'esordio in B, la rottura del crociato: "Il feeling con il mio nuovo club è stato eccezionale da subito"

16 Marzo 2022

Mattia Trovato: "La Fiorentina, Zaniolo e Chiesa, l'infortunio: con il Rende tornerò nel calcio che conta"

Mattia Torvato ©facebook.com/RendeCalcioCasaRende

La storia di questo creativo talento parte, non a caso, da una città che, per similitudini geografiche rivede le sue fattezze nella catalana Barcellona: culla, calcistica, di due dei tre più grandi calciatori di tutti i tempi: Maradona e Crujiff. Mattia Trovato nasce infatti nella Barcellona italiana o meglio siciliana, a Pozzo di Gotto: influenza iberica in questo territorio messinese, elevatissima. Nella sua patria simil iberica, Mattia, muove i primi passi, incantevoli e premonitori, da calciatore. A casa sua ci resterà poco; mamma e papà capiscono ben presto che, il loro bambino, brilla sul campo, di una luce diversa, rispetto ai suoi coetanei: se ne accorge, per fortuna, pure la Fiorentina. Firenze, Lei si, patria del Rinascimento e degli artisti, accoglie e cresce, col benestare dei signori Trovato, un prodigio di soli 13 anni. “Lasciare casa, mamma e papà -racconta un filo commosso Mattia Trovato- è stato doloroso ma necessario. Mi distinguevo dagli altri ed era giusto intraprendere un percorso inizialmente tortuoso ma, di fatto provvidenziale poiché nel capoluogo toscano, ho imparato veramente i principi essenziali per affermarmi come uomo e calciatore. Firenze poi è una città unica al mondo secondo me dove ho vissuto veramente emozioni uniche”. Comprensibile poiché Mattia con la maglia viola ci ha giocato dai 13 ai 18 anni: con lui, nel suo percorso, Nicolò Zaniolo, Gaetano Castrovilli e Federico Chiesa. “Sì - narra il classe 1998- torno con la mente alla finale del campionato Primavera disputata contro l’Inter: segnò, purtroppo, Andrea Pinamonti. Parto dal ricordo calcistico meno bello ma veramente con la Viola ho acquisito competenze tecniche e tattiche determinanti”. A 18 anni l’approdo al Cosenza, in C Promozione nella “cadetteria” ottenuta attraverso i play off: “Cosenza per me rappresenta una serie di emozioni forti. Dopo il primo anno da professionista ho debuttato in serie B ma ben presto un brutto infortunio (rottura del ginocchio) mi ha costretto addirittura 9 mesi ai box. Nonostante ciò, il club calabrese ha deciso di tenermi ma io non ero pronto e, così, ho cambiato aria: sono rimasto sempre in B ma al Livorno”. Poi, è scoppiata la Pandemia ma sopratutto una serie di infortuni muscolari ripetitivi e invalidanti anche mentalmente per Mattia. “Proprio così. Il trasferimento dal Livorno all’Albinoleffe non ha portato i frutti sperati. Non stavo bene fisicamente e così, dopo vari tentativi ho scoperto, attraverso un luminare, la causa, bizzarra, dei miei guai muscolari costanti: i due denti del giudizio. Li ho tolti e, facciamo i dovuti scongiuri, ora mi sento bene. Non ho più avuto intoppi a livello muscolare”. Durante questa fase di riabilitazione anche mentale oltre che fisica, Mattia si è “rifugiato” ad un passo da Cosenza, vicino alla sua fidanzata (che è di Cosenza, stanno insieme da 3 anni) e soprattutto ad un nutrito gruppo di amici che lo sta “accudendo” doverosamente, prima di ri-consegnarlo, al calcio professionistico con il Rende. “Coi biancorossi -prosegue Trovato- il feeling stabilito è eccezionale. Il capitano Massimo Piscopo e i veterani mi hanno spinto a firmare. Sono ripartito dal girone I della serie D e l’ho fatto con grande motivazione. La squadra gioca un calcio di buon livello, va mantenuta la categoria e sono sicuro che ce la faremo”. Trequartista, mezz’ala, ad inizio carriera esterno d’attacco.. “Dalla metà campo in su - prosegue Mattia Trovato - posso giocare ovunque. Per tornare a fare l’esterno in maniera incisiva mi serve più “gamba”. Sono giovane e, se, sto bene fisicamente, nulla mi spaventa. I problemi avuti mi hanno spinto a dare di più e anche a studiare in maniera approfondita il corpo umano. A breve tornerò sui libri nella facoltà di scienze motorie”. Si termina con le curiosità ed un patto con se stesso. “Ho un braccio completamente tatuato, parte dei miei disegni è dedicata alla mia famiglia. Tornerò nel calcio che conta, il percorso è stato deviato da imprevisti inaspettati ma questa è la vita e bisogna accettarla: rialzarsi e lottare con più forza e animo sempre. Obiettivo: fare il professionista”. La gente del Sud è così: autentica, con poche paure e molte certezze. Ciò che non uccide fortifica diceva Friedrich Nietschze ma ancora meglio per questo calciatore di assoluto spessore meglio dire: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”… Questa l’ha detta un fiorentino, diciamo importante: tutto, nel valzer dei talenti e degli inizi, torna..

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