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C'era una volta: i '97 del Ladispoli ad 11 metri dalla gloria

Inizia oggi un nostro speciale che ripercorre le storie del calcio laziale. Partiamo con quella della squadra di Ferrari, arrivata a sfiorare il tricolore

21 Marzo 2020

La festa del Ladispoli dopo la vittoria del titolo regionale contro la Tor Tre Teste

La festa del Ladispoli dopo la vittoria del titolo regionale contro la Tor Tre Teste

Bellissimo e crudele. Il calcio sa essere così, con quel lieto fine che svanisce ad un passo, in questo caso undici (centimetro più centimetro meno) ma che lascia allo stesso tempo emozioni indescrivibili. Questa è la storia di una squadra sbucata dal nulla, capace di stroncare gerarchie costruite o solo immaginate, impagabile per senso di appartenenza e spirito di sacrificio. Una stagione, quella 2011-2012, che a Ladispoli ricorderanno per sempre, perché i '97 (ed un '98 che il tricolore poi lo vincerà da un'altra parte) guidati da Alberto Ferrari hanno saputo emozionare un'intera città che, al rientro dal Comunale di Asciano, li ha accolti da star, anche se lo scudetto è volato via all'ultimo istante. Un campionato strepitoso dentro e fuori i nostri confini, ma senza lieto fine, con la consapevolezza di essere comunque entrati nella storia. La festa del Ladispoli dopo la vittoria del titolo regionale contro la Tor Tre Teste

Che non sarà semplice i rossoblù lo capiscono sin dal principio, alla lettura dei gironi. Gruppo A, come di consueto, con dentro i campioni in carica della Tor Tre Teste, che con i '96 vide sfumare uno scudetto per un cambio di troppo, e poi Viterbese, Futbolclub, il Tor Sapienza capace di arrivare a sfidare i professionisti nella Manchester United Premier Cup e l'Urbetevere. Ferrari è nuovo dell'ambiente rossoblù, una scelta fatta da Claudio Dolente e Mauro Zini, che insieme costruiscono e gli regalano un gruppo sul quale lavorare. La prima parte di stagione è assolutamente sensazionale, con il Ladispoli che chiude l'andata imbattuto: 45 punti, 49 gol fatti e soltanto 7 subiti.  La sfida alle grandi è più che lanciata, con il pareggio senza gol al Lombardi contro la Tor Tre Teste e le vittorie nette con Urbetevere e Futbol a ribadirne la validità dell'impresa. E' una squadra quadrata quella rossoblù, che trova in Lorenzo Falcetta un bomber dalla media straordinaria, in Matteo Scaramozzino quella dose di genialità e classe sempre pronta a far la differenza e punta poi sulla classe e la fisicità di Roscioli ed Indino, quest'ultimo sotto età e venuto fuori alla distanza. De Macchi è un ottimo incursore, mentre Molinari è un portiere poco spettacolare ma maledettamente efficace. Nel girone di ritorno la media punti si abbassa notevolmente, con i rossoblù che ne portano a casa 33, perdono due volte, ma conquistano quel che serve per chiudere in testa ed evitare un turno play off in più. Il pareggio al Candiani (1-1) e il blitz (0-1) in via del Baiardo nell'infrasettimanale prima di Pasqua, danno sostanza alla capolista che nelle gare ad eliminazione diretta non sbaglia un colpo. 

Falcetta esulta dopo il gol vittoria in finale

In semifinale c'è la Lodigiani. I biancorossi stanno rimodellando il loro settore giovanile dopo diverse vicissitudini e si sono affidati a Diego Bartoli per  l'operazione rilancio. Più maestro di calcio che vero e proprio allenatore, punta sulla strada, all'epoca, del momento, quella di un palleggio continuo e di qualità, che regala consapevolezza ai suoi ragazzi e tanti punti. Biancorossi che chiudono però al secondo posto, quindi, il passaggio in finale va giocato fuori casa e con l'obbligo della vittoria. Tra le mura amiche il Ladispoli è praticamente imbattuto (una sola sconfitta) e alla prima svolta con la storia non lascia scampo ai capitolini. Finisce 4-1 per i rossoblù con le buone intenzioni dei biancorossi che naufragano sotto la concrettezza tirrenica. Unico neo l'espulsione di Matteo Giannattasio, altro pezzo pregiato della difesa rossoblù. E' finale, di fronte l'avversaria di una stagione: la Tor Tre Teste. Il club di via Candiani in quegli anni ed in quelli a seguire dimostrerà grande confidenza con la categoria, quasi una specializzazione. La squadra creata dalla famiglia Di Bisceglia anche in quel campionato è di ottima fattura e punta sulle idee e la voglia di rivincita di Alessandro Di Nunno, giovane ma già vincente. Come quasi ogni ultimo atto della categoria, anche quello dell'Anco Marzio non brilla per spettacolo. Si specula molto con le due squadre che non trovano la via del gol in un primo tempo in cui creano abbastanza poco. La seconda svolta del Ladispoli arriva al 5' della ripresa. Non è propriamente il suo mestiere, ma Falcetta (dopo averlo chiesto più volte) va a battere una punizione da poco meno di 20 metri che lui stesso ha conquistato dopo un fallo di Troya. Il suo destro è potente, la barriera si apre e Mastropietro non ci arriva: 1-0.  La Tor Tre Teste si vede solo su calcio piazzato, Molinari c'è sempre e dopo 4' di recupero scoppia la festa rossoblù. 

Alberto Ferrari durante la finale dell'Anco Marzio

Sulle ali dell'entusiasmo il Ladispoli inizia il suo percorso verso lo scudetto. Nel girone eliminatorio che porta poi alla final six di Chianciano i nuovi avversari rispondono al nome di Sporting Terni ed Ancona. Primo match in casa per i campioni regionali contro gli umbri, schiantati in un solo tempo (3-0) con i dorici che qualche giorno dopo li superano a loro volta per 3-1. Quel gol subito fa tutta la differenza del mondo, soltanto che la qualificazione (basta un punto) deve essere centrata fuori casa. Contro i biancorossi il Ladispoli non punta però al pari, crea tanto, ma non segna. 0-0 all'intervallo poi,doccia gelata a 15' dalla fine con una gara in pugno: difesa del Ladispoli che si muove male e lascia Cinti solo su un cross dalla destra verso il secondo palo che segna. Al Ladispoli non manca però la forza di reagire e dopo due minuti Scaramozzino crossa dalla trequarti per la testa di un compagno che smarca Falcetta sotto porta:  tocco facile ed 1-1. L'Ancona si sbilancia, si aprono le praterie, e Falcetta conclude una ripartenza micidiale scavalcando il portiere con un tocco sotto a tu per tu: 1-2, tutti a Chianciano. In sei per giocarsi il titolo italiano, divise in due gironi. Al Ladispoli toccano Sparta Novara e Calcio Sicilia. La prima è con i piemontesi, con bomber Falcetta che non è al meglio. Stringe i denti il centravanti, ma in campo fa fatica e combina poco. Il Ladispoli passa con Roscioli in apertura di ripresa, poi arriva il pareggio avversario. Altra scalata e senza l'uomo di spicco a buttarla dentro. E' però, quella del 24 giugno 2012, la giornata di Matteo Scaramozzino. Il più piccolo di tutti, tutto estro e fantasia, si mette la squadra sulle spalle giocando di fatto da prima punta e mettendo in crisi lo Sparta. A 7' dalla fine raccoglie un cross e girandosi tra un nugolo di avversari con un diagonale chirugico batte il portiere per il nuovo vantaggio, prima di infilare il rigore del 3-1. La seconda sfida con i siciliani è quasi una passerella. Finisce 3-0 con gol di Falcetta, Indino e Levano: è finale, c'è il Montebelluna. I veneti hanno grandissima tradizione ed hanno lanciato nel calcio professionistico tantissimi talenti. Sull'erba di Asciano, però, la differenza di blasone non si vede. Anzi, è il Ladispoli a fare la partita. Indino chiama subito ad un grande intervento il portiere Gagno con un colpo di testa, Falcetta ci prova due volte, non va, così come al 28' lanciato in verticale da Ragone la manda fuori di poco. La risposta del Montebelluna arriva nel finale di tempo, nessun gol. Ancora un super Gagno su Falcetta al 18', mentre è sui piedi di Bernardini l'occasione più clamorosa a 2' dalla fine che col destro calcia alto da posizione invidiabile. Supplementari in cui si sente la fatica di una gara intensa e di una stagione ormai conclusa, succede poco, arrivano i rigori. Entra i primi due, uno per parte, poi Della Vedova segna ancora per il Montebelluna. Nessuno farà altrettanto. Finisce 2-1, il Ladispoli smette di sognare e cade in un pomeriggio afoso sotto il cielo toscano. Secondi in Italia da imbattuti sul campo. Sembra tutto assurdo, il lieto fine non c'è. Ma i '97 (ed un '98) del Ladispoli sono stati capaci di emozionare tutta la loro città. Il giorno dopo al rientro con il pullman che dalle casse pompa l'inno rossoblù i ragazzi di Ferrari vengono scortati ai lati da chi li ha sostenuti in questa lunga cavalcata arrivata ad undici metri dalla gloria. 

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