Cerca

l'intervista

Ponte di Nona, Gangemi: "Grande lavoro psicologico con i ragazzi"

Le dichiarazioni dell'allenatore della squadra Under 15 biancorossa: "Serve una risposta seria e valida dalle Istituzioni"

30 Aprile 2021

Ponte di Nona Gangemi

Davide Gangemi con Imbimbo e Gaglio (Foto ©Ponte di Nona)

Davide Gangemi, allenatore della squadra Under 15 del Ponte di Nona, analizza la difficile stagione che il calcio dilettantistico si è trovato ad affrontare.

Che tipo di problematiche dovute al Covid hai incontrato durante questo lungo periodo?
"Con il periodo Covid ho potuto constatare, confrontandomi con ognuno dei ragazzi, uno smarrimento emotivo con conseguente perdita di stimoli, non solo nello sport, ma anche nella scuola. Questo mi ha portato a svolgere un lavoro psicologico, approfondito con lavori creativi e stimolanti, per non farli cadere nella depressione del divieto della partita anche in allenamento".

Come avete impostato ed organizzato il lavoro in un periodo così complicato? "Ho sviluppato delle esercitazioni, divisione del campo a settori, che riprendevano una partita di calcio, con giochi posizionali, nel rispetto delle normative. Altre volte con lavori divertenti, associando coordinazione e precisione, con tiri al volo, rovesciate, colpi di testa in tuffo, il tutto integrato con il sorriso e il divertimento".

Come vi siete trovati nel Ponte Di Nona e con un occhio ad un futuro sicuramente migliore, cosa vi aspettate? "Ponte Di Nona è stata una piacevole sorpresa, sotto il profilo organizzativo, e sull’impegno costante verso il sociale. La cura nei dettagli da parte del presidente è maniacale, non fa mancare nulla a noi addetti ai lavori e soprattutto ai ragazzi, che sono al centro di questo progetto, in cui educazione e comportamento sono le basi principali di questa società. Mi attendo una risposta seria e valida dalle Istituzioni, per ridare vita a questi ragazzi che sembrano smarriti e sempre più timorosi del loro futuro. Da parte mia, ho sempre miscelato, dove ho avuto opportunità di lavorare, passione e cultura del lavoro con regole di vita che servono per la crescita di ogni ragazzo, che ritengo determinanti, e sono rispetto ed educazione".

Infine un pensiero personale sul periodo difficile affrontato dal calcio giovanile. "La discriminazione verso il calcio giovanile e dilettantistico, da parte della Federazione, è stato un vero disastro. Non è stato sviluppato un programma serio, non c’è stata trasparenza verso le società e i loro addetti, non c’è stato, soprattutto, rispetto per i ragazzi. Si poteva intervenire in modo equilibrato adottando misure concrete, senza stravolgere nulla. Lo sport rimane l’unico vaccino, indispensabile ad ognuno, come valvola di sfogo, alle nefandezze della vita".

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Gazzetta Regionale

Caratteri rimanenti: 400

EDICOLA DIGITALE