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Primavera, Salvadori: "Vogliamo fare un campionato da protagonisti"

Il tecnico ha parlato di com'è cambiata la squadra nell'ultimo anno e delle ambizioni per questa stagione

29 Ottobre 2021

Gianmatteo Salvadori

Gianmatteo Salvadori, tecnico del CS Primavera

Due vittorie in altrettante partite ed ora, alla terza giornata, lo scontro diretto con la Vis Sezze che potrebbe regalare un primo strappo in classifica: l'Under 15 regionale del Centro Sportivo Primavera è partita come meglio non avrebbe potuto in questo campionato. Abbiamo analizzato questo inizio di con Gianmatteo Salvadori, tecnico degli apriliani da tanti anni al servizio delle giovani leve del calcio pontino. 

Mister Salvadori con che idee e prospettive aveva deciso di affrontare questa stagione? Dopo due partite le sue impressioni possono dirsi confermate? 

"Non avendo la categoria Elite molti ragazzi che facevano parte del gruppo lo scorso anno hanno scelto di andare in società che partecipassero al campionato della categoria Eccellenza. Non è stato facile ricostruire la squadra, ma nonostante questo ho a disposizione un buon gruppo, fatto di ragazzi volenterosi e predisposti al lavoro. Con questi presupposti credo sia lecito attendersi una buona stagione da loro, ma soprattutto serena, visto tutto quello che abbiamo passato. L'idea è fare un campionato da protagonisti, anche se la cosa importante è che i ragazzi si impegnino sempre al massimo: il risultato finale ci dirà quanto siamo stati bravi". 

Dopo due anni di stop, per i ragazzi di questa categoria c'è stato un salto doppio, visto che dalla scuola calcio non c'è stato il passaggio in Under 14, prima categoria agonistica del settore giovanile. Un allenatore come imposta il suo lavoro quando deve far fronte ad una situazione di questo tipo? 

"Abbiamo scelto di fare qualche passo indietro, ripartendo dalle basi e dal dominio palla, tralasciando la tattica: quella è la conseguenza da un lavoro fatto nella scuola calcio e nel primo anno di Giovanissimi, che per questi ragazzi sono appunto gli anni perduti a causa della pandemia. Come recuperare questo tempo perduto nessuno lo sa: è una situazione nuova per tutti noi. Personalmente ho scelto di ripartire da esercitazioni basiche della scuola calcio, dall'intensità dell'esecuzione del gesto tecnico per arrivare poi allo sviluppo della partita, che è poi il vero test che è mancato ai ragazzi. È quello il contesto in cui si mettono a frutto gli insegnamenti, ma negli ultimi due anni non hanno avuto la possibilità di disputare gare ufficiali; il vero problema sta lì". 

La voglia con cui i ragazzi arrivano al campo per l'allenamento è la stessa di prima? O dopo questi due anni ha visto qualcosa di diverso? 

"Parecchi hanno abbandonato: c'è stato un adattamento alla comfort zone fatta di tecnologia e quant'altro, ed è una cosa pessima. Per chi ha scelto di continuare l'entusiasmo è lo stesso di prima, forse c'è anche più esuberanza. Prima si davano alcune cose per scontate, mentre ora anche la partitella finale, che sia di dieci o venti minuti, viene apprezzata molto di più. Sono molto contento di quello che vedo, perché c'è tanto entusiasmo nei ragazzi. Da parte mia cerco di farli divertire il più possibile durante l’allenamento, perché il periodo di interdizione dell'attività fisica, ma anche del semplice uscire di casa, è stato duro per loro come per tutti, visto che hanno rinunciato alla cosa più bella che avevano: lo sport. La mia idea è che i ragazzi devono uscire dal campo stanchi per il lavoro fatto, ma felici perché si sono divertiti. Mi pare però che manchi un po' di agonismo: vedo tanti ragazzi che si frenano, il classico recupera palloni non si vede più con la frequenza di prima. Credo che in parte sia dovuto agli allenamenti distanziati dei mesi scorsi, dove non si poteva allenare al meglio questo aspetto. Col tempo, sperando di portare finalmente a termine la stagione, credo potremo recuperare anche sotto questo aspetto". 

Come detto, per questa Under 15 è il primo anno in un campionato agonistico: come si spiega ai ragazzi questo salto dal punto di vista mentale? 

"Si cerca di far capire ai ragazzi che alla base ci devono essere il sacrificio, l'impegno, il rispetto per i compagni e per gli avversari, oltre che per la propria società. Niente arriva per caso: se vuoi giocare a calcio devi allenarti a trecento all'ora e sacrificarti. Molti capiranno di non avere la propensione a questo, ma io dico sempre ai ragazzi di dare il massimo in ciò che fanno in questo preciso momento, quello che accadrà in futuro si vedrà. La pandemia ha fatto capire ai giovani quanto hanno perso non potendo giocare a calcio, è un dono ma va conservato attraverso sacrificio e lavoro". 

Quanto tempo serve in un campionato come quello di quest'anno, partito con tutte le premesse legate alla ripartenza di cui abbiamo già parlato, per capire le potenzialità della squadra? 

"Noi non ci nascondiamo: vogliamo fare un campionato da protagonisti. Detto questo, credo che serviranno almeno una decina di partite per capire l'approccio mentale della squadra a questa stagione. Nella fase di preparazione ci siamo comportati molto bene anche con squadre di categorie superiori, ma la competizione è tutta un'altra cosa: l'arbitro, la tensione, la classifica, il risultato da raggiungere sono tutti fattori nuovi per loro. La mia curiosità è vedere i ragazzi nel lungo periodo, capire come reagiranno alla competizione sistematica di domenica in domenica, il modo in cui ripartiranno dopo ogni gara per preparare quella successiva».

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