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Le Roi Francesco Oddi: quella porta, il suo Arc de Triomphe

A un mese dal gol nel derby contro la Roma il difensore giallazzurro ha realizzato, nella stessa rete e sempre di testa, il 3-2 al Cosenza. Il tuffo sotto la curva da Museo Louvre

19 Novembre 2019

Frosinone Calcio, Francesco Oddi

Frosinone Calcio, Francesco Oddi

Frosinone Calcio, Francesco Oddi

Ci sono storie bellissime che iniziano dalla porta di servizio, quasi per caso. Grazie a chi, a un certo punto, ti nota e scommette su di te. Quella di Francesco Oddi passa dalla porta sinistra della "Città dello Sport",  l' "Arancia Meccanica" del Frosinone di testa è una kryptonite per gli avversari. Capitolo primo il derby con la Roma il 20 ottobre, cabeza e gol. Capitolo secondo il match-thrilling e infinito contro il Cosenza. Cerebro, coracao e gol. Francesco piomba come un falco dolomitico sul pallone e nella fusione di testa, perspicacia e cuore fa trionfare il terzo. L'esultanza in scivolata sotto la pioggia, il tuffo sul tappeto verde teatro delle sue giocate, l'abbraccio con i compagni e mister Lorenzo Carinci, da Museo Louvre. Oddi è l'uomo di una squadra, consapevole che i gol e il coraggio vanno dosati e dispensati quando servono, perché la costanza conta più dell'abbondanza per arrivare al traguardo. La ferocia di voler dare tutto per il team ciociaro gliela leggi negli occhi osservandolo e studiando i movimenti da vicino in tribuna alla fine della sfida: prevalere sul nemico di turno - sportivamente parlando - e salire a bordo del treno della vittoria, dove i posti a sedere non sono molti.


The Iceman, l'exploit di FO5

Il calcio è così, meraviglioso nella sua costituzione. Ti convince di una verità, poi la straccia e te ne propone un'altra. Pirandello allo stato puro. La verità emersa da domenica ha evidenziato il feeling di Francesco con le situazioni difficili e le partite di livello in cui mettersi alla prova. Al di là di ogni insensato fondamentalismo, la certezza è che FO5 quando il clima si surriscalda nelle vene sente scorrere sangue freddo, glaciale. Difende, imposta, carica, incita la ciurma giallazzurra a stare connessa sulla piattaforma della partita. È lo specchio prismatico collocato al centro di ogni singola azione: fosforo, spremute di intelligenza tattica e lettura delle situazioni sui piazzati e gli angoli. Carinci non è tipo da accontentarsi. Francesco neanche. E l'ha dimostrato ancora e lo farà da qui in avanti. Quando si parla di lui contano più le emozioni delle statistiche. Le Roi, il Re, il monarca dell'area di rigore, il King - dallo slang dei suoi rapper preferiti - negli stacchi aerei che hanno la forza di un manifesto ideologico. Si è impossessato del "Never give up", mai mollare come Momo Salah nella semifinale Champions tra Liverpool-Barcellona. All'ultimo afflato ha steso la resistenza cosentina e il padre, Carlo, insieme a tutti i suoi tifosi non aspetta altro che godersi i titoli di coda con i popcorn tra le mani. La storia di Francesco ha altre porte da aprire.




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