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Lorenzo Carinci powerplay: a Frosinone il gioco al potere

Il tecnico ciociaro, alla prima esperienza nel biennio, è il cuore di un progetto speciale con ragazzi speciali che rimarranno nella storia giallazzurra

25 Febbraio 2020

Frosinone, Lorenzo Carinci ©FrosinoneCalcio

Frosinone, Lorenzo Carinci ©FrosinoneCalcio

Frosinone, Lorenzo Carinci ©FrosinoneCalcio

"Nessuno ti regala niente nel girone di ritorno, perché tutti ti conoscono".  Le opere d'arte si notano anche in mezzo al marasma e si diffida dalle copie fake, dalle imitazioni. Per un'altra domenica il Frosinone ha indossato lo smoking, ha giocato a ritmo swing e l'atmosfera è stata molto glamour. Lorenzo Carinci di regali non ne ha bisogno perchè nel baule dei desideri ammira i diamanti che stanno realizzando il film da Oscar. Carincilandia non avrebbe paura nemmeno di sfidare i leoni del Colosseo e proprio il derby sarà la prossima casella del mosaico giallazzurro: "A Trigoria sarà una partita molto complicata: penso che loro individualmente abbiano qualcosa in più e noi sopperiamo a questo gap tecnico con agonismo superiore. Nella partita singola siamo una squadra complicata da affrontare per caratteristiche di gruppo, con individualità che hanno la marcia in più per strappare il risultato".  


Giochisti si nasce

Nel postpartita di domenica, l'entusiasmo per le splendide doppiette di Andrea Evangelisti e Alessio D'Andrea - un centrocampista e un attaccante - è stato assiomatico per la spiegazione del calcio: non si può ragionare con i settori del campo separati l'uno dall'altro. Severino e Oddi impostano da dietro, Martino Coirano crea spazi per le transizioni, Cipolla smista e finalizzare diventa pura formalità con un gioco così limpido e cristallino: "Evangelisti è stato determinante, due gol in cinque minuti. Ha gli strappi giusti per indirizzare la partita, non solo con i gol, ma anche con gli assist. Un lottatore". Un Frosinone di lottatori che ricordano gli eroi della Casa di Carta in guerra contro il potere, quello delle big. Mettendo in atto il piano dell'imprevedibilità, una matrioska di emozioni: "La speranza è di dimostrare che ci siamo. Il traguardo minimo è cosa fatta. Saremo un'outsider. Non ci possiamo mettere alla stregua di Inter, Atalanta, Sampdoria e Fiorentina, ma ce le giocheremo a testa alta". Affrontare i ciociari non è solo incontrare un team tosto. Non è più andare dal famigerato dentista di Pep Guardiola alle prese con l'Atalanta di Gasperini. Significa sedersi a teatro, visitare il museo e rischiare di beccarsi la sindrome di Stendhal per troppa bellezza. Un biennio tra semifinale Elite e podio nel girone nazionale che lascerà il segno: "Un'esperienza molto gratificante: è la prima volta che lavoro nel biennio e con lo staff ci troviamo a meraviglia. Voglio lasciare la crescita ai ragazzi. Tutte le squadre delle giovanili stanno facendo cose importanti e c'è un filo conduttore evidente. Vogliamo migliorarci ancora". A Frosinone la chiave è il gioco e ormai non è più un segreto. 






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