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L'INTERVISTA

Lodigiani, Isabella: "Stop che può far più male rispetto a marzo"

Il parere del docente di Scienze Motorie e allenatore dell'Under 16 biancorossa

12 Novembre 2020

Lodigiani, Isabella: "Stop che può far più male rispetto a marzo"

Albino Isabella, tecnico dell'Under 16 della Lodigiani e insegnante di educazione fisica. Sport e scuola, due mondi, due vite che lui conosce bene: grandi tematiche che riguardano la vita dei nostri ragazzi e che in questo periodo tornano al centro del dibattito in seguito alla nuova impennata dell'emergenza Covid.


Mister, questa doveva essere la stagione della ripartenza sotto tutti i punti di vista dopo la tremenda esperienza della scorsa primavera. E invece, ci ritroviamo a vivere un triste déjà vu

Albino Isabella, tecnico della Lodigiani

“Ho difficoltà a dare una mia lettura della situazione, c'è troppa confusione. Da spettatore come tanti altri, sento parlare gli esperti e ciascuno di loro dice una cosa diversa, sembra impossibile poter avere una verità unica. Se gli scienziati non riescono per primi a essere allineati, come facciamo noi a esserlo? E dunque viviamo tutti nell'incertezza, non sappiamo quello che accadrà e, purtroppo, questa consapevolezza è motivo di grande preoccupazione".


Il calcio giocato si è fermato di nuovo. Ti ha sorpreso questa decisione?

"Direi proprio di no, si sentiva da tempo puzza di bruciato... erano decisamente troppi i rinvii. E credo che, tutto sommato, sia stato giusto chiudere".


Due settimane fa, tuttavia, una nostra indagine ha fatto emergere un dato eloquente: solo lo 0.5% dei tesserati, su un campione di cento società, è risultato positivo al Covid

"Ed è un dato che certamente ha un valore. Ma sono del parere che si tratti di un fenomeno in crescita, se ripeteste quest'indagine oggi è probabile l'emergere di numeri diversi. Guardo al mio microcosmo: nella Lodigiani Under 16 non ho mai avuto un positivo. Pochi giorni fa mi arriva voce di due mamme che si sono contagiate. Basta un attimo davvero per veder cambiare le cose".


Sono stati stilati dei protocolli di sicurezza, però, per mettere in sicurezza lo sport.

"Sì, ma il problema di fondo infatti è un altro: lo sport non può far nulla per arginare quello che accade al di fuori di sé. Così come la scuola. Faccio un esempio reale, che è accaduto davvero: nella classe di un mio collega insegnante ci sono ben nove positivi. Colpa della scuola? Qualcuno potrebbe dire di sì leggendo questa cifra. E invece no: avevano tutti partecipato a una festa in cui sono stati contagiati".


Verrebbe da dire che l'apertura come la chiusura siano strade sbagliate se applicate all'estremo. Quindi che fare con lo sport?

"Se arrivassero dei fondi si potrebbe adottare un piccolo modello Serie A, magari eseguendo test sui ragazzi ogni tot giorni. Inseriresti così delle sentinelle quantomeno, per monitorare al meglio i numeri".


Proprio sul tema dei fondi, si è parlato molto nei giorni scorsi sulla proposta di Adani: un intervento diretto dei calciatori della Serie A, che potrebbero devolvere un 5% del loro stipendio al mondo dei dilettanti.

"A me sembra affascinante e non lo vedrei neanche come assistenzialismo puro, visto che è vero quando dice che tutti nascono da lì e tantissimi, poi, ritornano in quel mondo. Sarebbe un gesto di grande democrazia e rispetto, se venisse compiuto davvero".


Un tema che abbiamo iniziato a trattare sull'edizione odierna di Gazzetta Regionale è il rischio dell'abbandono sportivo. Cosa pensi al riguardo?

"Che anzitutto, rispetto a quando ero io ragazzo, oggi il calcio è molto più sacrificabile. I ragazzi hanno tante alternative e molti fra loro, purtroppo, lo vedono come un mezzo per raggiungere ill successo, il professionismo. C'è meno passione, meno tendenza a sacrificarsi solo ed esclusivamente per il gusto di giocare... quindi sì, un rischio di questo tipo è presente, senza dubbio. Riguarda molto più da vicino il settore agonistico, però, piuttosto che quello della scuola calcio: un bambino piccolo viene accompagnato al campo dai genitori, un ragazzo grande sceglie più facilmente in completa autonomia come passare le proprie giornate... ed è libero di farlo anche per la strada".


L'assenza della partita, dell'obiettivo da raggiungere, può aggravare questo scenario?

"Il discorso è che l'astinenza da un qualcosa che ami dovrebbe accrescere il tuo desiderio, non smorzarlo. Dovresti mordere il freno, non vedere l'ora di tornare in campo e prepararti al meglio per farti trovare pronto. Se questo meccanismo si inceppa c'è qualcosa che non va a prescindere dal Covid".


Come stanno andando le cose con i tuoi ragazzi alla Lodigiani in questo momento?

"Devo essere sincero: sono andati anche al di là delle mie aspettative, lavorando benissimo la scorsa settimana. Ma è lo stesso discorso dell'indagine che avete fatto sui contagi nel calcio: sarebbe da ripetere, per valutare i cambiamenti nel tempo. Sono certo che sarà più difficile per la mia squadra riproporsi nell'atteggiamento nelle settimane future. Anche perché questo stop allo sport è molto diverso da quello di marzo".


Spiegati meglio.

"In primis si andava verso l'estate: un periodo che ci è sempre stato raccontato come sfavorevole per la diffusione del virus. Qui, al contrario, andiamo verso l'inverno. Certo, c'è una data piuttosto vicina a cui puntare, il 24 novembre, e questo può infondere fiducia nei ragazzi... ma se devo essere onesto io diubit seriamente che conm i dati attuali si possa riprendere davvero dopo quella data. E quando dovrai dire ai ragazzi che l'attesa si allungherà ancora... vedremo".

Ora come ora c'è anche un'altra differenza importante: le mamme e i papà vanno a lavoro: quindi la grande consolazione del lockdown primaverile, ossia il ritrovarsi e il riscoprirsi uniti in famiglia, almeno per adesso non avverrà di nuovo. Questo comporterà avere bambini e ragazzi più soli.

"Andando a ridurre sport e scuola purtroppo questo diventa inevitabile. C'è chi si appoggia ai nonni, ma non tutti hanno questa opportunità: il rischio di solitudine, di stare per strada o davanti ai videogiochi diventa più elevato. Per fortuna, almeno, ora come ora ci consentono ancora a noi società sportive di restare aperte: forse rispetto a prima si sta capendo di più la grande funzione sociale e di vigilanza che hanno i club sportivi".

Parlando di scuola, torna con forza la didattica a distanza: qual è il tuo parere a tal riguardo?

"Sinceramente non la demonizzo. Il rapporto a tu per tu è fondamentale sicuramente, ma io credo che si sia giustamente sfruttato un periodo terribile come questo per far compiere al mondo della scuola italiana un importante salto in avanti che avrebbe dovuto fare, in misura minore e più graduale, già tempo fa. Diversi studi provano in ogni caso che ci sia stato un aumento della produttività lavorando e studiando da casa, perché lo si fa con minor stress e abbattendo le perdite di tempo degli spostamenti. Io spero che si possa sfruttare quanto appreso in questo periodo storico per servirsi in minima parte della didattica a distanza anche in futuro: combinata con l'insegnamento tradizionale può a mio parere creare un connubio vincente". 

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