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Simone Ferrieri, dal judo al calcio: leone ciociaro nel Dna

La storia di una carriera speciale, nel segno del coraggio, del rispetto e dell'amicizia. E una maglia che da sogno è diventata realtà

05 Aprile 2020

Frosinone, Simone Ferrieri

Frosinone, Simone Ferrieri

Frosinone, Simone Ferrieri

Crescere insieme agli altri e migliorare l'uso dell'energia.  Carattere e determinazione. Rispetto delle regole, dell'avversario e del Maestro. Ci sono storie bellissime che iniziano dalla porta di servizio, quasi per caso. Come una saga che scorre sotteranea alla maniera dei fiumi carsici per poi emergere impetuosa con la forza dei geyser. Il parallelismo tra gli sportivi più famosi, per chi segue il ciclismo è semplice: Simone Ferrieri come Primoz Roglic. Atleti nati due volte.

Il campione sloveno, 30enne di Trbovlje, è stato un ottimo saltatore con gli sci nella sua “prima carriera”, ma c'è stata una svolta nella vita di Primoz, legata al vento che risulterà un fattore determinante nella sua avventura ciclistica; a neppure 18 anni nel gennaio 2007, il campioncino sloveno conquista con il quartetto nazionale il titolo mondiale junior nella prova a squadre andata in scena a Tarvisio. Poi un incidente in volo durante un salto e la scoperta della bicicletta come ottima compagna di viaggio nel percorso riabilitativo nel 2013 apre la strada al professionismo. Simoninho inizia sul filo dell'equilibrio, con calma olimpionica e spirito combattivo ai bordi del tatami. Tra ippon, waza-ari e yuko sin dall'età di tre anni schiena il destino, lo ribalta allenamento dopo allenamento, giorno dopo giorno. Agonismo, grinta, adrenalina fino all'ultima goccia di energia. "Dai, vieni a provare la scuola calcio, ti divertirai", gli suggerisce un compagno di classe. Sette anni di combattimenti che l'hanno forgiato e temprato attraverso un laborioso cammino di progressi tecnici e mentali, trasferiti in un viaggio stile DeLorean, sul rettangolo verde. Nuovo teatro dei sogni di SF11, brand, marchio personale sulla maglia desiderata da bambino e conquistata grazie alla grande passione per i colori ciociari dei genitori, Maurizio e Manuela.


Il Mandzukic della Galluzzo Band: Mister "No Good" giallazzurro

"Non voglio più andare a judo. Mi portate al campo per segnarmi a calcio?".  Il pallone custodisce i castelli in aria, le fantasie dei bambini e un papà e una mamma fanno l'impossibile per realizzarli. Il campetto del T2 e mister Colagiovanni tengono il calcio-battesimo di Simone e da questo momento il legame con lo sport più giocato del mondo non si snoderà mai. Colagiovanni intravede nel giovanissimo ciociaro una possibile promessa. Il provino al Frosinone rappresenta la sliding door decisiva. Da squadra del cuore a squadra stampata sulla pelle. La grande bellezza. Perché se una cosa è buona non può che essere anche bella e viceversa. Simone Ferrieri ha il sangue caliente. Leale sulla scia degli insegnamenti dell'arte nipponica. Determinato da ciociaro vero. Attesa e gestione non compongono il suo Dna. Ogni sforzo, ogni scatto, ogni goccia di sudore chi ha l'onore di vederlo da tre anni l'ha pesati e Simone non ha mai distolto lo sguardo dall'obiettivo. Arrivando in Nazionale, segnando e dimostrando una dote comune a pochi ragazzi di oggi: in un mondo ormai preda di eccessivi superlativi assoluti, SF incarna i superlativi relativi e li migliora in riferimento a se stesso: più bravo, più coraggioso, più lottatore del Simone del giorno, della settimana, del mese prima. Educato, ragazzo per bene che sa perfettamente cosa sia il sacrificio e riconosce chi ha sempre creduto in lui. In primis l'allenatore Giorgio Galluzzo che dopo lo straordinario percorso nell'U14 Elite con Maurilio Trimani, ha sviluppato un upgrade ulteriore nell'attaccante dei 2004. Tanto da riservargli il soprannome di Mario Mandzukic: poster dei calciatori che non si arrendono mai, dei centravanti che oltre ai gol si sacrificano, pressano e danno il loro fondamentale contributo anche in fase difensiva. E Simone Ferrieri, effettivamente, ricorda il caterpillar croato per stile di gioco, cattiveria e fame. Come diceva Vince Lombardi, storico coach di football americano, “L’unico posto in successo (success) viene prima di lavoro (work) è il dizionario”. Ferrieri l'ha imparato e lo sa da una vita. Sorride sempre e non si butta mai giù. Inventa gol impossibili ed esultanze inimmaginabili in Japan Moving. Non è solo somma algebrica di talento individuale, ma anche fattore umano. E adesso ha una maglia da leone, tutta sua. Un domani, magari in prima squadra, potrà autografarla e regalarla ai suoi, orgogliosi e fieri di lui. Testa alta e pedalare, come Primoz Roglic. 












 



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