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Lazio, la storia di Alboni: una scalata partita da lontano

Andiamo a scoprire la carriera del mister, cercando di ricostruire i passaggi fondamentali della sua carriera

23 Aprile 2020

Alboni @DeCesaris

Alboni @DeCesaris

Alboni @DeCesaris

Per parlare di una storia spesso si comincia dal passato, ma con Alboni c'è da fare un piccolo strappo alla regola. Per comprendere il personaggio bisogna inanzitutto citare ciò che il mister ha fatto negli ultimi 2 anni. Nella scorsa stagione aveva preso una squadra che arrivava da un decimo posto in classifica, portandola in una posizione playoff, giocanddosi a Bergamo con l'Atlanta l'accesso alle fasi finali ; quest'annata gli aveva messo di fronte un'altra sfida, con un'Under 16 che non aveva nessuna ambizione di alta classsifica e che prima dello stop dei campionati si era ritrovata invece a lottare per un posto tra le prime tre. Insomma, Alboni non si piange addosso, questo sembra chiaro, ma soprattutto non ha paura di mettersi in gioco, in uno sport  che gli ha dato tanto, ma al quale anche lui ha dato molto. Uno con una filosofia, che porta avanti sempre e comunque: il calcio non aspetta nessuno. Ora è giusto fare un flashback e tornare a quando si è compiuto il passo da giocatore ad allenatore...


Se vivi per il calcio, sai di calcio


Le prime esperienze @GazzReg

Una carriera da giocatore importante, che si è fermata alle porte del professionismo, in Serie D e in Eccellenza, quando tra Casalotti e Mentana si è divertito e ha fatto divertire. Poi qualche esperienza nelle serie minori, fino alla prima esperienza da allenatore, quando ancora però giocava, diventando a tutti gli effetti un mister-giocatore. Poi la scelta di appendere gli scarpini al chiodo. Perche vi chiederete? Ovvio, era arrivata la chiamata della Lazio. 13 anni fa, infatti, Alboni entra ufficialmente a far parte dello staff biancoceleste. Una carriera che parte dai Pulcini, per arrivare agli Esordienti, con risultati interessanti anche con gruppi di minor qualità. La classica gavetta, alla quale il mister non si è sottratto, così da essere pronto per una eventuale chiamata dai livelli superiori, che puntualmente è arrivata con i classe '96. Insomma un riconoscimento ad un allenatore che sa di calcio perchè vive per il calcio.


L'esperienza ad alti livelli e le prime sfide


La riscossa verso l'alto @DelGobbo

Come detto la prima vera esperienza è con il gruppo del '96 nell'anno degli Alllievi e di nomi importanti ce ne sono: Murgia, Palombi, Guerrieri. Giocatori a tutti gli effetti e che anche grazie a quell'anno sono riusciti poi a fare il salto, dimostrando a tutti di poter competere ad altissimi lievlli, vincendo tutto con Simone Inzaghi in Primavera ed esordendo nella massima serie. A proposito di Inzaghi, era proprio lui il mister con il quale Alboni e Bianchi diveidevano il campo in quel periodo. Un buon auspicio per entrambi? Diciamo che vedendo i risultati ottenuti diciamo che quel campo diviso ha portato bene a tutti e due. Dopo la stagione con gli Allievi, arriva l'esperienza con i Giovanissimi proviciali prima e quelli Elite poi. Proprio con questi ultimi si è tolto enormi soddisfazioni. Era il primo anno di Bianchessi in biancoceleste e l'ex direttore delle giovanili del Milan voleva testare i suoi mister. Così decise di affidare il gruppo dei 2004, che sulla carta presentava diverse problematiche, ad Alboni. Una scelta che a fine stagione si rivelerà azzeccatissima. Secondo al torneo Halima Haider (finale persa con l'Inter per 1-0), migliore italiana nel torneo giocatosi a Madrid (una manifestazione dove erano presenti tutte le squadre più importanti d'Europa, tra cui Liverrpool, Arsenal, Ajax) e nel quale la squadra di Alboni battè nella finale quinto-sesto posto la Juventus. Risultati strepitosi e grazie ai quali il mister incassò la piena fiducia di Bianchessi.


Gli ultimi due anni da capogiro


Alboni @DeCesaris

La fiducia incassata veniva tanto dai risultati, quanto dalla capacità di Alboni di tirare fuori il massimo dal materiale umano che aveva. Migliorare l'individualità partendo dal gruppo, accrescendo sempre la competizione interna. Così si arriva alla scorsa stagione, quando alla guida di Riosa e compagni fece una scalata da capogiro, arrivando a conquistare i playoff. Nelle fasi finali arrivò poi la vittoria con il Bologna e la sconfitta a pochi minuti dal termine del secondo tempo supplementare con l'Atalanta. Considerando però la base dalla quale si era partiti, l'esperienza era stata un successo e Alboni aveva vinto un'altra sfida. Poi in questa stagione, come in un cerchio che si andava a chiudere, sono tornati i 2004. Quella squadra che già in passato il mister aveva allenato e che ora era chiamato a risollevare dopo una stagione deludente. Nonostante la filosofia di gioco si basi sul 4-3-3, Alboni era consapevole che prima di arrivarci ci sarebbe voluto tempo. Quindi si è partiti da un 3-5-2 alla ricerca dell'affidabilità. Poi con il passare del tempo, con la fiducia che cresceva ed un gruppo che faceva faville si è deciso di rischiare. Il rischio ha pagato e la classifica stava lì a confermarlo, con una Lazio in piena lotta playoff. Purtroppo la stagione è finita in anticipo, ma il lavoro fatto è stato importante, un'altra sfida è stata vinta. Alboni è partito dal basso e con il lavoro ha scalato le vette più dure, così da conquistarsi la Lazio. 


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