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Road To The Future: Giulio Doratiotto ai Raggi X

Andiamo a conoscere, attraverso l'analisi delle loro caratteristiche, i prospetti più interessanti del futuro a livello nazionale: partiamo da Giulio Doratiotto

11 Maggio 2020

Doratiotto @Twitter

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Nel mese di gennaio, sulle colonne di Gazzetta Regionale è stato dedicato ampio spazio alle Top 11 delle varie categorie. Andiamo ad analizzare più da vicino i vari protagonisti di quelle particolari formazioni. A livello nazionale i nomi che si potrebbero fare sono tanti, forse troppi. Allora perchè citare alcuni rispetto ad altri? La risposta è semplice, anche se può sembrare complessa: perchè fino a questo momento si sono dimostrati più pronti, o ancora più semplicemente perchè sono più forti. In questa elite di prescelti non poteva non rientrarci Giulio Doratiotto. Il centrocampista, che in questa stagione si è messo in mostra nel campionato Under 16 con la maglia della Juventus, è senza ombra di dubbio uno dei ragazzi più interessanti della sua classe. Con un passato al Pordenone, si è fatto notare e ha raccolto la curiosità dei bianconeri, che hanno deciso di portarlo a Torino. Già la scorsa stagione aveva dato sprazzi di qualità, ma in ruoli diversi da quello che oggi ricopre. Prima mezz'ala e poi trequartista. Ma sotto la guida di Bonatti, Doratiotto si è plasmato sempre di più, andando a definire le sue caratteristiche e prendendosi la cabina di regia della squadra. I piedi e l'intelligenza non mentivano e la scelta era quasi obbligata: uno con la sua visione doveva per forza stare al centro del gioco.Un direttore d'orchestra, capace di guidare per mano i compagni e portarli, come dimostra la classifica, nei teatri più prestigiosi. La prima posizione in campionato non è un caso, ma frutto di un lavoro di squadra del quale Doratiotto è il regista. Vertice basso di un centrocampo a 3, il classe 2004 viene a prendere palla senza paura, utilizzando indifferentemente sia il piede destro che quello sinistro. Ma la sua particolarità sta nel non porsi limiti. La maggior parte dei centrocampisti che ricoprono quel ruolo, infatti, tende ad autoincatenarsi nel classico passaggio orizzontale, che fa si girare il gioco in sicurezza, ma che tende a creare meno pericoli agli avversari. Doratiotto non la vede così; attraverso il giropalla, infatti, vuole far aprire le difese per poi, al momento giusto, colpirle con verticalizzazioni improvvise, capaci di creare occasioni da gol e vantaggi importanti alla propria squadra. La differenza, quindi, sta tutta nella capacità di prendersi la responsabilità di rischiare, per provare e solitamente riuscire, a trarne beneficio. Un piccolo Andrea Pirlo, che anche nel fisico può ricordarlo. Sicuramente dovrà crescere e tanto, soprattutto in fase difensiva, ma uno come Doratiotto è difficile non notarlo, per appuntarsi il nome su un foglietto da rivendicare poi in un futuro, si spera, non tanto prossimo. 

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