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Speciale derby

Lazio, è stato bellissimo. La stagione delle aquile resta solo da incorniciare

Temrina qui la corsa biancoceleste nelle fasi finali, a coronamento comunque di un'annata piena di emozioni indimenticabili

31 Maggio 2022

Marco Alboni in mezzo ai suoi ragazzi

Marco Alboni in mezzo ai suoi ragazzi (Foto ©Torrisi)

Uscire così fa malissimo, forse anche di più. Attimi indimenticabili, purtroppo questa volta nella maniera sbagliata, ma non in grado di cancellare lo straordinario percorso fatto, perché quello a cui abbiamo assistito non deve essere dimenticato. Una squadra, la Lazio di Alboni, partita con la fame e la voglia di dimostrare ad ogni avversario il proprio valore, fino a diventare la squadra più temuta. Le aquile si sono rese protagoniste di un’annata sensazionale, asfaltando tutto e tutti nel girone d, lottando fino all’ultimo nelle fasi finali, arrendendosi solo alla Roma e alla sorte nei quarti, in un ritorno infuocato, quasi inverosimile per la molteplicità di cose successe. Nonostante un’eliminazione che sicuramente brucia, bisogna andare oltre, guardare tra le fessure per notare un tramonto splendido, costellato da un cammino magico, dove i biancocelesti sono cresciuti, migliorati, diventati giocatori più decisivi, seguendo i sempre saggi e fenomenali consigli del loro allenatore. Basti pensare allo sforzo fatto ieri da tutti i ragazzi, speranzosi fino all’ultimo di portarla a casa, riuscendoci nei regolamentari, ma cadendo inesorabilmente nel secondo extra-time.

I PROTAGONISTI

Se dovessimo scegliere una polaroid da cui riavvolgere il nastro non potremmo che essere su Silvestri, disteso a terra al triplice fischio finale dopo aver dato tutto, stremato per l’ennesima prestazione da capitano vero in una stagione semplicemente perfetta. Con lui c’è il compagno di reparto Paolocci, uno degli ex di turno, senza dubbio l’uomo in più dei biancocelesti in mezzo al campo, creando una diga indissolubile davanti alla difesa. Passando per gli esterni, da Cuzzarella, subito decisivo al primo anno tra i nazionali, Sessa, Ceccarelli arrivando ad un Ferrari esploso in maniera definitiva, risultando ancora determinante nelle stracittadine così come nella gara di domenica, arando la fascia destra. Forse il volto maggiormente rappresentativo del miglioramento complessivo biancoceleste, trasformatosi in un formato top player nel girone di ritorno, confermandosi poi alle finali. Tutto reso possibile anche da una retroguardia formidabile, che ha visto Bordoni salire di colpi in maniera impressionante, Stano evolversi completamente, Ercoli divenire un giocatore dalla solidità spaventosa sulla sinistra, con Volpe a chiudere la maestosa crescita dei terzini, lui sull’out di destra. Nel 2-2 con la Roma l’ex Tor Tre Teste si è reso protagonista di una performance sublime, generando l’azione del primo gol, senza mai fermarsi per tutta la partita lungo la fascia di competenza. A comandare la difesa però è stato sempre lui, Alessio Barone. Capace di saper dominare ogni aspetto, chiudendo ogni varco, risultando il baluardo delle aquile tutte le volte; proprio nel derby un suo errore ha in parte “condannato” le aquile, ma il calcio è anche questo. Crudele, spietato, in grado di farti passare dal paradiso all’inferno in un secondo, ed è proprio per questo che lo amiamo alla follia. Ma il calcio è stato di certo anche quello che lui ci ha regalato con le sue chiusure durante l’anno, non facendo mai mancare l’apporto del grande giocatore. Allo stesso modo non si può puntare il dito contro un grande Davide Renzetti. Il portierone laziale termina la stagione da protagonista assoluto, dopo aver bloccato ogni cosa passasse dalle sue parti facendo la differenza anche con i più grandi. I due gol subiti purtroppo pesano come un macigno, al contempo però non cancellano le gesta del numero 1, sempre una garanzia tra i pali. Emozioni quasi a non finire, quelle che ha provato Marinaj al quinto di recupero quando in estirada ha consegnato a Silvestri e compagni la possibilità di crederci ancora nei supplementari; una buona parte di stagione vista in tribuna per gli infortuni, una parte finale da protagonista per l’attaccante, il quale ha deciso di marcarla con il timbro più indelebile. Come dimenticare inoltre chi ha trascinato letteralmente questa Lazio. Gelli, tornato grande nell’ultima stracittadina dopo un problema muscolare che lo aveva rallentato, dimostrando che quando alza il livello tecnico non c’è per nessuno; tredici reti, sette assist ed una qualità stellare. In coppia con un immenso Serra là davanti, bravo nel fare reparto da unica punta, regalando gol e giocate spettacolari ogni domenica, perché questi due nomi ci accompagneranno sicuramente anche negli anni a venire. Chiudendo con Losi, Ierardi, Bigotti, Gningue, Sow, Cesari e tutti coloro che hanno rivestito un ruolo importante in questa stagione bellissima.

IL CONDOTTIERO

Infine ci prendiamo un piccolo paragrafo per celebrare il principale artefice di tutto ciò: il mister, Marco Alboni. Partito con un’idea in estate, l’ha perfezionata, studiata, lavorata al meglio, dando vita ad una delle stelle maggiormente lucenti passate negli ultimi anni dalle parti del club di Formello. Nulla lasciato al caso, ogni aspetto analizzato e valorizzato, come testimoniato dalle prodezze mostrate dai suoi ragazzi sui campi del paese.  Un viaggio pieno di sorrisi, soddisfazioni, desideri compiuti ed obiettivi raggiunti. Fermarsi qui ora fa male, ma lui si è dimostrato per l’ennesima volta una garanzia, facendo già nascere in questi ragazzi la voglia di rivalsa per la prossima annata. In questi casi non si può far altro che citare Federico Buffa: me quito la gorra senor.

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