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Speciale derby

Roma, estasi totale nel derby. La truppa di Falsini è finalmente matura

Sfida al cardiopalma quella di domenica nella capitale, con i giallorossi che hanno strappato il pass verso le semifinali proprio contro la Lazio

31 Maggio 2022

Roma, esultanza dei classe 2006

Delirio Roma dopo il passaggio del turno nel derby (Foto © Cervera)

Redenzione. Difficile da descrivere, complessa da trovare, ma ambitissima da ognuno, vista la capacità di saper dimostrare che ce la si è fatta, i vecchi fantasmi non fanno più paura, lasciando posto ad un orizzonte sereno, florido e luminosissimo per tutto ciò che verrà. Quest’anno la Roma in campionato ha faticato anche più del dovuto, prendendosi la seconda posizione in classifica solo all’ultimo turno, sfruttando il vantaggio negli scontri diretti con il Napoli, dopo esser arrivati ben otto punti sotto alla Lazio. I cugini, i rivali di una vita che avevano conquistato sei punti tra andata e ritorno, mettendo sul campo una dimostrazione di superiorità, in particolar modo in quel di Trigoria, tanto da far presagire un cammino lungo ed inesorabile nelle fasi finali. Ed invece la storia del calcio ancora una volta è stata riscritta, reinterpretata, capovolta fino a stilare il copione definitivo, quello dei verdetti. Gli accoppiamenti dei playoff hanno messo di fronte nuovamente le due sponde del Tevere, giallorossi e biancocelesti, in un quarto di finale mozzafiato, forse il maggiormente atteso, di certo il più elettrizzante. Nel primo round la truppa di Falsini ha sfruttato al massimo una condizione fisica migliore, galvanizzati anche dal bel successo contro l’Inter negli ottavi, matando con la punizione stellare di Litti una Lazio combattiva, ma al contempo priva in parte, causa infortuni e recuperi lampo, di quel vigore agonistico con cui aveva dominato da settembre ad aprile. Sette giorni dopo però era tutto apparecchiato per lo scontro finale: Green Club, sotto un sole cocente, davanti ad una cornice di pubblico straordinariamente colorata, pronta a portare in trionfo la compagine vincente, coccolandosi comunque quella perdente per una stagione senza dubbio da protagonista. Al fischio iniziale la squadra di Alboni sembra averne di più, e poco prima del quarto d’ora Ferrari sprinta sulla destra, brucia due volte Mirra per poi far rivelare il suo tocco decisivo e battere De Franceschi. I biancocelesti non si fermano, prendendo il controllo della manovra e cercando anche di dominare dal punto di vista atletico per mettere la gara in ghiaccio. Questa volta però i lupi appaiono diversi, più pronti mentalmente, davanti comunque ad una Lazio arrembante i giallorossi non tremano, cercando di riportare dalla loro la partita, come pian piano succederà nel proseguo del pomeriggio romano.

L'ALBA DELL'APOTEOSI

Dopo l’intervallo le parole e le mosse di Falsini cambiano l’inerzia della gara, Della Rocca alza il volume della radio tra le linee, Ceccarelli non si ferma un attimo sulla trequarti, tutto condito da uno splendido Feola- subentrato nel primo tempo per l’infortunio di Mirra- semplicemente perfetto nel risistemare subito la retroguardia romanista. Il pressing dei lupi sale, spinto dalle folate di De Luca, dalla leadership incommensurabile di Mannini e dall’estro di Almaviva. Proprio questi due all’ultimo minuto prima del recupero confezionano la rete del pari: l’ex Spezia tocca quanto basta l’invito del diez, sfruttando l’errore in uscita di Renzetti in cooperazione con Barone. 1-1, palla al centro ma soprattutto qualificazione andante verso Trigoria. Quanto meno parrebbe così, la stracittadina però ha ancora una volta idee diverse; intrecci, cambi di rotta di una favola meravigliosa. Al quinto oltre l’ottantesimo difatti Marinaj risolve una mischia grazie ad una zampata, dimostrando a tutti il carattere leggendario di questa Lazio, che forse meriterebbe più di ogni altra squadra il passaggio del turno. Gli spalti tornano a colorarsi di biancoceleste, con Alboni che adesso vede lo striscione del traguardo più vicino, tenuto distante solo dal doppio supplementare. E proprio lì il racconto torna a sorprendere. Quando mancano centoventi secondi al termine, Almaviva indirizza una punizione all’altezza del secondo palo, Occhi svetta più in alto di tutti, traiettoria imprendibile per la sfera che ora a va gonfiare la rete della nuova parità. Delirio totale sulle tribune, festa anticipata in campo per un gol in grado di tagliare le gambe alla Lazio. Finisce così, senza nuovi cambiamenti, ma con convinzione: questa Roma è finalmente matura. Capace di saper soffrire nei momenti delicati del match, rimanendo a galla e colpendo nell’attimo cruciale. Finisce così, con le lacrime gioiose di Feola, con la disperazione di capitan Silvestri dall’altra parte del campo, steso a terrà dopo aver dato l’anima, a testimonianza di una grande, grandissima Lazio, probabilmente il team migliore del paese alla griglia di partenza delle fasi finali. Una squadra, quella di Alboni, superba nella tecnica, infinita nella capacità di saper lottare fino al termine, ma che questa volta è stata costretta ad arrendersi anche ad un fato non sempre sorridente. Sullo stesso terreno invece continuano i festeggiamenti per dei giallorossi coriacei, stremati dall’enorme dispendio di energie fisiche e soprattutto mentali. Adesso viene il bello, quelle semifinali tanto agognate, per consacrarsi e scrivere l’ultimo, forse il più esaltante, capitolo di questa saga.

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