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L'intervista

Romulea, Mirra: "Mai pensato di smettere, questo sport è tutta la mia vita"

Il leader della Romulea dice la sua: "Gioco a calcio da quando ero piccolo e non sarà certo un virus a fermare la mia passione. Anche i miei compagni la pensano così"

29 Gennaio 2021

Mirra

Matteo Mirra

L'importanza, il valore, la responsabilità di essere un simbolo. Quest'ultimo è una delle componenti fondamentali che distingue il buon giocatore dal leader e Matteo Mirra, capitano della Romulea lo sa bene. "Essere il capitano di questa squadra significa tantissimo per me - esordisce il difensore amaranto-oro - oltre ad essere un enorme attestato di stima e fiducia che la dirigenza ripone in te, considero il portare la fascia anche e soprattutto una grande responsabilità verso i compagni in primis e verso sé stessi poi: essere il rappresentante di una società come la Romulea poi è super appagante dato che è una delle società più importanti di tutto il panorama calcistico sia regionale che nazionale. La figura di capitano a cui mi ispiro nel calcio professionistico, dato che sono di fede giallorossa fin dalla nascita, non può che essere Francesco Totti, bandiera immortale; mentre per motivazioni legate alla mia posizione in campo, essendo un difensore centrale, la mia scelta la faccio ricadere su Fabio Cannavaro oppure, se devo optare per un giocatore ancora in attività, Virgil Van Dijk. Entrambi sono due stopper eccezionali seppur con caratteristiche abbastanza diverse dato che il primo puntava più sul temperamento mentre il secondo fa del gioco con i piedi uno dei suoi punti di forza. Per quanto riguarda il momento generale che stiamo affrontando a livello mondiale penso che sia difficile per tutti, ad ogni livello: nel mio piccolo il fatto di non poter vedere i miei compagni di squadra, gli amici di scuola, di non poter scendere in campo a fare ciò che amo è stato difficile da accettare, ma col tempo ho dovuto imparare ad accettarlo e ora spero solo che tutto possa finire il prima possibile. Nonostante ciò non ho mai pensato di appendere gli scarpini al chiodo, il calcio è la mia vita e lo pratico fin da quando ero piccolo e non sarà certo un virus a stoppare la mia voglia di correre dietro ad un pallone; anche i miei compagni sono della mia stessa idea e di questo ne sono molto contento, perché non fa altro che confermare la nostra compattezza come gruppo squadra sia dentro che fuori dal campo. Attualmente stiamo continuando ad allenarci presso il nostro centro sportivo attraverso sedute individuali nella speranza di ricevere il via libera da parte del comitato regionale per la ripresa delle competizioni; ad oggi, considerato che la regione Lazio è diventata da poco zona arancione, mi sembra difficile ipotizzare una prossima ripresa della nostra attività anche se c'è da dire che i numeri sembrano essere in miglioramento. Se dipendesse da me, io sarei disposto assolutamente a giocare esattamente come lo ero ad inizio stagione e come lo sono stato sempre. Come tanti altri, infatti anche io non sono stato d'accordo con lo stop che gli organi competenti hanno indetto ad inizio Novembre: le società si sono impegnate molto ed hanno fatto molti sacrifici economici per garantire i protocolli di sicurezza imposti dal governo e stoppare il tutto dopo poche partite non è stato bello, si poteva e doveva gestire meglio il tutto secondo me. Comunque, se nel migliore degli scenari dovessimo finalmente ripartire, la nostra squadra ambirà a fare il massimo possibile, cioè ad essere nelle prime quattro posizioni al termine della stagione, poi si vedrà; l'importante è che si possa tornare alla nostra normalità"

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