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l'intervista

Ponte di Nona, Ienne: "Per noi il calcio è la più bella valvola di sfogo"

Il giocatore biancorosso: "Stop destabilizzante. Il mio futuro? Se non dovessi sfondare, allora mi dedicherò agli studi giuridici"

09 Febbraio 2021

Ponte di Nona Ienne

Ponte di Nona, il capitano dell'Under 17 Gianluigi Ienne (Foto ©GazReg)

Il calcio giovanile è fermo ormai da tre mesi e le perplessità su un ritorno in campo nel breve termine non accennano a diminuire. I ragazzi rientrano tra le categorie più colpite dal virus per quanto riguarda la socialità, lo sport e più in generale la qualità della vita. In attesa di poterli commentare presto per le loro azioni sul campo abbiamo scelto di proseguire con le interviste ai capitani delle varie squadre. Ha parlato con noi Gianluigi Ienne, capitano dell’Under 17 del Ponte di Nona, società in cui è arrivato nella corrente stagione. Gianluigi è un mediano classe 2004 e dopo diverse stagioni di corteggiamento ha deciso di firmare con la società di Roma Est. Il secondo stop del 2020 ha però fermato tutto: “Non me l’aspettavo, è arrivato all’improvviso e ci ha destabilizzato tutti. Dopo un anno difficile il calcio era diventato una valvola di sfogo, ci aiutava a distrarci e lo stop dei campionati è stato un duro colpo. Tra il lockdown di marzo e le restrizioni di oggi è stato più difficile accettare le ultime perché il primo era abbastanza ovvio”. E la reazione della squadra: “C’è stata. Fin dall’inizio abbiamo seguito le normative della Federazione. Siamo un gruppo unito, una famiglia. Non sono mai mancate battute e divertimento, anche grazie al mister. Alla fine, ci siamo adattati”. Il capitano ha delle responsabilità in più che però non sono facili da gestire in questo momento storico: “Dentro il campo cerco di scherzare per ravvivare l’allenamento, fuori mi impegno a far sì che tutti vengano. Abbiamo un gruppo Whatsapp su cui interagiamo molto con commenti sulle partite di Serie A e altro. Sul virus ci siamo confrontati all’inizio perché era l’argomento principale, ora cerchiamo di non pensarci”. Molti ragazzi, data la situazione, hanno deciso di smettere prima del tempo: “Io non ci ho mai pensato perché per me è una grande passione che riesco a conciliare con altri impegni importanti come la scuola. All’interno della squadra nessuno ha mollato e non ho conoscenze che hanno abbandonato il calcio”. E il calcio che si può giocare oggi è fatto di allenamenti individuali: “Però non c’è soltanto corsa e tecnica. Al mister piace variare molto per non rendere l’allenamento monotono e triste e credo che questo aspetto abbia inciso sulla scelta di tutti di continuare. Gli allenamenti individuali non sono il massimo, ma alla fine non ci è andata troppo male”. È necessario pensare che si tornerà a giocare prima o poi, almeno per non perdersi d’animo: “Questa è la speranza, siamo pronti e non abbiamo mai smesso di allenarci. Il mister è rigido sull’alimentazione perché prima o poi si torna a giocare”. Il campionato non era iniziato nel migliore dei modi con la doppia sconfitta contro Giardinetti e Sansa: “In entrambe potevamo fare di più e abbiamo avuto buone reazioni e dominio per una parte del gioco. Le partite però le vince chi segna. Noi siamo una squadra a cui piace giocare la palla, senza lancioni”. E gli obiettivi, personali e di squadra, non sono cambiati: “No, vogliamo salvarci a tutti i costi ma non solo. Puntiamo anche ad essere una squadra importante, farci un nome e spaventare tutti gli avversari. Il mio sogno è quello di sfondare in ambito calcistico e ci proverò fino alla fine, altrimenti mi dedicherò a studi giuridici. Per quanto riguarda la stagione, vorrei portare la squadra in alto da capitano”.

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