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l'intervista

Tivoli, Tommaso Di Cintio: il difensore "zen" che sogna di diventare allenatore

Arrivato quest'anno nel sodalizio tiburtino ha acquisito subito i gradi di capitano. Il suo approccio allo stop è quello di non perdere gli stimoli e di mantenere la calma

11 Febbraio 2021

Tommaso Di Cintio

Tommaso Di Cintio, capitano della Tivoli

Tommaso Di Cintio è il capitano della Tivoli, un leader capace di trasmettere calma a chi lo circonda, ed ha parlato con noi della sua squadra e del complicato presente che li tiene ancora lontani dal campo: "Ho iniziato a giocare quest’anno a Tivoli, mi sono trovato subito benissimo sia con il mister che con tutti i miei compagni di squadra. Ovviamente in questo momento viste le condizioni siamo tutti un po’ frustrati, fare solo gli allenamenti senza avere un obiettivo verso il quale andare tutti insieme rende ogni cosa più complicata, ma comunque non ci arrendiamo, anzi continuiamo a lavorare e ad impegnarci sperando di ricominciare al più presto. Per quanto riguarda le mie sensazioni personali circa la pandemia, la sto vivendo tranquillamente, i diversi limiti che ci vengono imposti infastidiscono tutti, ma rimango tranquillo e non mi lascio demoralizzare". La Tivoli di Di Cintio non vede l’ora di ricominciare a giocare, e le motivazioni per fare bene non mancano di certo: "Il mister ci ha fatto capire che nonostante veniamo dalle provinciali, possiamo toglierci qualche soddisfazione in questo campionato, ripresa permettendo. Ad inizio anno sono arrivati cinque nuovi giocatori, che hanno migliorato la qualità della rosa, ma comunque non pensavamo ai primi posti in classifica, ma ora abbiamo una consapevolezza diversa di noi e penso che possiamo arrivare più in alto delle aspettative". Tommaso poi ci ha parlato del suo ruolo e di ciò che vorrebbe migliorare tra le sue caratteristiche tecniche: "Sono un difensore centrale, non c’è un calciatore in particolare a cui mi ispiro o al quale guardo con particolare attenzione, cerco di imparare il più possibile da tutti i professionisti di alto livello, perché se giocano a certi livelli sicuramente c’è un motivo, e i ragazzi come me hanno di certo molto da imparare da tutti loro. In campo mi trovo benissimo con tutti i miei compagni di reparto, posso giocare dando il massimo accanto a chiunque. Un mio pregio ed un mio difetto di gioco? La mia qualità che più apprezzo è la calma che posso trasmettere nella gestione delle azioni difensive, mentre un mio difetto è lo stacco aereo, che c’è ma va decisamente migliorato, e ci devo ancora lavorare un bel po’". In periodi del genere ci sono diverse preoccupazioni di cui tenere conto, dagli abbandoni prematuri al calcio fino al percorso dei giovani verso le prime squadre, che è sempre più incerto: "Anche nella mia squadra c’è stato un ragazzo che ha abbandonato, non saprei dire con precisione per quali motivazioni, ma era comunque una scelta legata alle problematiche del Covid. Da grande non mi dispiacerebbe essere allenatore, qualche volta ci ho pensato, e se dovessi rivivere una situazione simile in quelle vesti, direi ai miei ragazzi di stare attenti, non cedere alla mancanza di stimoli, perché prima o poi la soluzione arriverà, l’importante è continuare ad allenarsi a prescindere da tutto. Ad essere sincero, non giocare per così tanto tempo mi fa un po’ preoccupare se penso a come il nostro percorso di crescita potrebbe risentirne, c’è chi dice che non bisogna pensarci, ma secondo me tutti farebbero bene a preoccuparsene almeno un po’. Ad ogni modo, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare la Tivoli, è una bellissima società, tutti noi come squadra siamo molto contenti di farne parte, e bisogna complimentarsi con tutti coloro che ne fanno parte". 

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