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l'intervista

Cassino, Evangelista: "Allenarsi da soli è dura, ma non ho mai perso la passione"

Il racconto del giocatore azzurro: "Questo brutto momento ha fatto aumentare le insicurezze, ma la mia famiglia mi ha sempre sostenuto"

17 Febbraio 2021

Cassino Evangelista

Fabrizio Evangelista, capitano dell'Under 17 del Cassino (Foto ©GazReg)

Bob Marley in una delle sue più celebri massime diceva che non bisogna mai avere paura del domani, perché in fondo oggi è il giorno che ti faceva paura ieri. Di questi tempi non è così facile non aver timore di ciò che sarà del nostro futuro ma Fabrizio Evangelista, capitano dell'Under 17 del Cassino, preferisce concentrarsi e vivere al meglio il presente. "Questo brutto momento non ha fatto altro che far aumentare le nostre insicurezze - esordisce il giovane difensore azzurro - ed anche io ovviamente sono un po' preoccupato, ma ho la fortuna di avere una famiglia stupenda che mi aiuta a guardare con un sorriso al mio futuro. Questo è il mio terzo anno con addosso questi colori e da due anni a questa parte ho ricevuto il grande onore di indossare la fascia; per me un buon capitano è colui che entra per primo nello spogliatoio ed esce per ultimo, un po' come il capitano di una nave. E'inoltre colui che aiuta a tenere sempre compatto il gruppo, che fa da barriera contro i problemi esterni e che fa tramite del mister in campo durante le partite, un lavoro abbastanza impegnativo insomma (ride ndr). Come modello di riferimento nel calcio professionistico faccio ricadere la mia scelta su Giorgio Chiellini, ministro della difesa che ha sempre una buona parola di incoraggiamento per i suoi compagni quando necessario. Sul piano tencico-tattico invece, dato che sono un difensore che tuttavia apprezza molto il gioco con i piedi, traggo ispirazione da un altro giocatore della Juventus e pilastro della Nazionale Italiana, Leonardo Bonucci, secondo me bravissimo ad abbinare qualità e quantità. Il lockdown di Marzo è stato difficile da accettare, all'inizio non ci volevo credere, ma col passar del tempo ho sempre più capito la gravità della situazione ed ho iniziato ad abituarmi a quella che sqarebbe stata la nuova normalità. Allenarsi per conto proprio è dura, ma non ho mai pensato di appendere gli scarpini al chiodo perché non volevo aggiungere un'altra componente di tristezza in un momento così delicato per tutti quanti e così mi sono fatto forza e nutrito della speranza di poter tornare a giocare il prima possibile. Durante il periodo di isolamento con i miei compagni eravamo soliti tenerci in contatto organizzando anche qualche videochiamata nel tentativo di confortarci l'un l'altro ma per alcuni purtroppo non è servito ed hanno deciso di lasciare definitivamente il calcio; di questo ne sono veramente dispiaciuto ma mi auguro con tutto il cuore che, una volta che questa pandemia sarà un lontano ricordo, possano ritornare sui loro passi. Da qualche settimana chi di dovere sta discutendo sul fatto di farci ripartire o meno e dal canto mio devo dire che, anche se ovviamente ne sarei super felice, penso che forse sia ancora un po' prematuro; la fotografia attuale del paese non mi sembra delle migliori ma in ogni caso spero che la campagna vaccinale dia presto i suoi frutti e che ci consenta di tornare alle nostre vite. Nel caso di una ripartenza secondo me disputare solamente il girone di andata non sarebbe il massimo ma devo ammettere che i playoff finali sarebbero un grosso stimolo per tutti noi calciatori e se fosse l'unica soluzione percorribile la coglierei al volo; staremo a vedere cosa decideranno ma l'unica cosa certa è che il Cassino proverà a lottare per le prime posizioni nella speranza di arrivare più in alto possibile".

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