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l'intervista

Acquacetosa, Matteo Staffa "Questo club è una seconda famiglia"

Da tre anni e mezzo con la società di Tor di Quinto, il capitano descrive lo stop prolungato e cosa vuol dire per lui indossare la fascia

04 Marzo 2021

Matteo Staffa

Matteo Staffa, capitano dell'Acquacetosa

C'è tanta incertezza ancora per ciò che riguarda il settore giovanile: ripartenze, stop e poi ancora rimandare future riprese che sembrano allontanarsi sempre di più. La voglia di tornare a giocare però non manca ai ragazzi, che continuano sempre ad allenarsi con il massimo impegno e nel rispetto maniacale delle norme e dei protocolli di sicurezza. Tra allenamenti individuali e l'ombra di una stagione che sembra non voler sorridere ai giocatori, Matteo Staffa, capitano e difensore dell'Acquacetosa, ci ha raccontato le sue impressioni su questo momento, raccontandosi a tutto tondo e ripercorrendo il suo percorso nella società di Roma Nord: "Stiamo vivendo una situazione molto delicata, quando tutto sembra in netto miglioramento puntualmente torna qualche intoppo che ci fa tornare indietro. E' molto stressante e difficile da affrontare, ma dobbiamo essere tutti bravi a non mollare e continuare a sperare. Per quanto riguarda il nostro settore abbiamo dovuto rinunciare a tanto da un anno a questa parte, gli allenamenti svolti con questa modalità sono limitati e la mancanza dell'adrenalina della partita rende tutto più frustrante. Sono cose che si danno per scontate ma per noi ragazzi sono essenziali. Nello specifico per la nostra fascia d'età che gioca negli Allievi perdere quest'anno non è cosa da poco: questa di solito è la stagione dello slancio, dove metti in mostra le tue qualità per poter approdare in seguito nella juniores e successivamente in qualche prima squadra. Per il momento dobbiamo aspettare che tutto questo passi, continuando ad allenarci in vista magari della prossima stagione e soprattutto per non perdere la condizione. Fare sedute di allenamento e dare sempre il 100% è importante tanto a livello mentale quanto sul piano fisico, anche perché così si evita di buttare completamente un anno. Allenamenti? Cerchiamo sempre di fare qualcosa di diverso in modo da evitare le ripetizioni, purtroppo con questa limitazione delle distanze è difficile variare e qualche volta è capitato che qualcuno perdesse lo stimolo o la voglia, lì però risiede la forza del gruppo di spronare e aiutare chi magari è in un momento di difficoltà". La speranza non manca dunque a Matteo che dal 2017 veste la maglia dell'Acquacetosa: "Sono ben 3 anni e mezzo che sono in questa società, mi trovo benissimo con tutti, dai compagni al mister. Ormai la considero come una seconda famiglia, ci confrontiamo su tutto e do molto peso alle loro opinioni e ai suggerimenti che mi vengono detti. Cosa deve avere un buon capitano? Leadership, carisma e spirito di coesione. Chi indossa la fascia deve sapersi rapportare con tutti, cercando di mantenere quell'intesa di squadra che spesso e volentieri si rivela una vera e propria arma in più. Il mio ruolo? Quando ero più piccolo ho cominciato come attaccante, in seguito mi hanno spostato in difesa e nel corso degli anni sono rimasto in questa posizione trovando la mia quadratura. Obiettivi? Crescere individualmente e come squadra, voglio essere un punto di riferimento per i miei compagni, dobbiamo puntare ad essere una compagine che non molla mai di fronte a qualsiasi ostacolo. Per quanto riguarda la mia crescita l'obiettivo è sempre quello di migliorarmi, tanto tecnicamente quanto nella mentalità, poi il sogno di qualsiasi ragazzo che gioca a calcio è di poter approdare un giorno nel professionismo".

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