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l'intervista

Atletico Morena, D'Angelo "Noi giovani siamo stanchi, ci è stato tolto molto"

La delusione del capitano biancazzurro per il prolungarsi dello stop, ma non solo: bacchetta i suoi coetanei per alcuni comportamenti da evitare in questa fase

18 Marzo 2021

Luca D'Angelo

Luca D'Angelo, capitano dell'Atletico Morena

Si dice che la speranza sia sempre l'ultima a morire, ma per la stagione calcistica 2020/2021 i titoli di coda sembrano essere sempre più vicini, almeno per quanto concerne i settori giovanili. Il tempo scorre inesorabile e Luca D'Angelo, capitano dell'Atletico Morena, pare avere le idee chiarissime in merito: "Nonostante non ci sia ancora arrivata alcuna comunicazione ufficiale penso che ormai sia davvero troppo tardi per poter concludere il nostro campionato - esordisce il difensore biancoblu - abbiamo giocato troppe poche partite e, visto che la situazione dei contagi non è delle più rosee, penso non sarebbe nemmeno troppo sicuro farci tornare in campo. Ahimè sto constatando come le persone, specialmente noi ragazzi, siano sature e stanche di tutto questo periodo e tendano a sottovalutare la diffusione del virus girando per le strade senza dispositivi di protezione e non pensando di poter diventare potenzialmente un pericolo per sé stessi e gli altri; questo purtroppo non fa altro che prolungare la nostra agonia e far allontanare la luce in fondo al tunnel del ritorno alla normalità. Ad oggi credo che solo il vaccino a larga scala, unito al buon senso delle persone che non fa mai male, potrebbe consentirci un ritorno all'attività in sicurezza e, anche se il mio cuore non desidererebbe altro, a malincuore devo dire che, senza delle garanzie per la nostra salute, non accetterei di giocare; il gioco non varrebbe la candela e tutti noi abbiamo il dovere di preservare innanzitutto le nostre famiglie, che sono e saranno sempre la cosa più importante della nostre vita. Qualche giorno fa si è concluso un anno esatto dal primo lockdown e sembra trascorsa una vita; quello è stato sicuramente il periodo più brutto e complicato di tutti perché, oltre ad isolarci per settimane in casa,  da un giorno all'altro ci è stato tolto non un semplice gioco, bensì la nostra valvola principale di sfogo dai problemi adolescenziali ed è stata dura. In questo frangente la mia mente ha pensato di tutto tra cui anche lo smettere definitivamente di giocare a calcio ma, riflettendoci bene, mi sono ricordato che questo sport era, è e sarà sempre motivo della mia felicità e non lo mollerò mai, non così almeno; molti ragazzi che conosco non sono stati del mio stesso pensiero ed hanno deciso di mollare per mancanza di stimoli e questo è un vero peccato, ma fortunatamente il mio gruppo squadra è rimasto inalterato. Porto la fascia di capitano di questa società da ben 3 anni ormai e faccio del mio meglio ogni giorno per cercare di onorare questo compito: il mio modello di riferimento in tal senso è Gianluigi Buffon perché nel tempo, nonostante non sia più un titolarissimo per via dell'età, è sempre rimasto una figura fondamentale nello spogliatoio della Juve ed è sempre rispettato da tutti i suoi avversari. Un buon capitano significa proprio questo secondo me: non conta essere il più forte del gruppo, bensì essere quello con le capacità morali più importanti per poter donare sicurezza ai propri compagni nei momenti di difficoltà e fungere da punto di riferimento dentro e fuori dal campo; per quanto riguarda le mie caratteristiche tecniche in campo invece, essendo un difensore centrale, rimango per fede calcistica in ambito bianconero e mi ispiro a Giorgio Chiellini, col quale condivido la preferenza più per il gioco fisico rispetto a quello di impostazione con i piedi che spero di poter esprimere di nuovo quanto prima".

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