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l'intervista

Eretum Monterotondo, Alessandro "Ora più che mai il calcio per me è tutto"

L'attaccante eretino non ha nessuna intenzione di mollare, troppo viscerale l'attaccamento col campo e i compagni

18 Marzo 2021

Nicolò Alessandro

Nicolò Alessandro, capitano dell'Eretum Monterotondo

E' passato poco più di un anno da quando l'ormai ex premier Giuseppe Conte annunciava a reti unificate l'attuazione del lockdown in tutto il paese. In questi 365 giorni, a tratti interminabili, sono successe tantissime cose, tra cui lo stop quasi totale allo sport dilettantistico e Nicolò Alessandro, capitano dell'Eretum Monterotondo, ci spiega le sue sensazioni durante questo periodo. "La quarantena è stata uno dei momenti più difficili e brutti della mia vita - esordisce l'attaccante gialloblù - per noi ragazzi il fatto di vedersi togliere da un giorno all'altro la possibilità di stare con i propri amici, di andare a scuola e di praticare il proprio sport non è stato affatto facile da accettare, ma in ogni caso la mia posizione non è mai cambiata di una virgola: non ho intenzione di appendere gli scarpini al chiodo, ora più che mai perché questo sport ha sempre rappresentato tutto per me. Qualche mio amico invece ha preferito dire basta soprattutto per preservare i loro parenti anziani più soggetti a rischio per il virus e, anche se mi dispiace tantissimo, li ammiro e rispetto molto per la loro scelta coraggiosa e matura. Durante questo lasso di tempo di isolamento sono sempre rimasto in contatto tramite gruppi WhatsApp e videochiamate con i miei compagni di squadra: siamo un gruppo molto affiatato e, grazie anche al contributo fondamentale del nostro mister -  che ci tengo a ringraziare - lo siamo sempre di più ogni giorno che passa. Ormai sono diversi mesi che continuiamo a sostenere sedute di allenamento in forma individuale senza avere alcun contatto con i compagni e, seppur siano molto lontane da quello che noi tutti vorremmo fare, col tempo ci siamo abituati a conviverci anche perché sono l'unica fonte di svago concessaci e per questo non vogliamo rinunciarci. Sono tornato in questa società all'inizio di questa stagione dopo che per tre anni ho militato in diverse squadre tra cui il Villalba che mi hanno fatto crescere come calciatore; per me essere un buon capitano significa rappresentare al meglio i valori della squadra per cui si deve dare il 100%, essere un esempio di comportamento per i propri compagni e soprattutto fare da collante nei momenti difficili per tenere compatto il gruppo. Il mio mentore in tal senso è Sergio Ramos del Real Madrid, leader indiscusso dei "Blancos" per mentalità vincente e carisma che non fa mai mancare la sua carica ai compagni; per quanto riguarda la mia posizione in campo invece, dato che sono un attaccante che spazia su tutto il fronte offensivo, penso di essere molto affine allo stile di gioco che esibiva Antonio Cassano, giocatore di un'intelligenza tattica fuori dal comune che prediligeva, esattamente come me, l'assist per i compagni di reparto piuttosto che la conclusione verso la porta. Se durante la partita comunque capita l'occasione giusta per segnare di certo non mi tiro indietro (ride ndr). Mi auguro con tutto il cuore che il vaccino possa essere la carta vincente che ci possa far tornare alla normalità e disputare regolarmente la prossima stagione dato che quella in corso si avvia sempre più verso i titoli di coda ogni giorno che passa ma, nonostante ciò, in cuor mio conservo sempre una piccola luce di speranza di poter tornare a giocare a breve. Se così fosse, mi andrebbe ovviamente bene qualunque format, la voglia di tornare a sentire il profumo dell'erba supera qualsiasi altro pensiero superfluo"

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