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l'intervista

Tor di Quinto, Marcucci "Il virus mi ha tolto molto, ma non ho mai pensato di smettere"

Il portiere e capitano del club rossoblù racconta questi difficili mesi: il calcio ed il rapporto con il fratello lo hanno aiutato molto

25 Marzo 2021

Lorenzo Marcucci

Lorenzo Marcucci, numero 1 del Tor di Quinto

"I portieri sono degli eroi solitari, quelli che non possono sbagliare. Là, abbandonati al proprio destino sotto gli occhi dello stadio" diceva Marco Ansaldo in una delle sue citazioni più famose riguardo l'estremo difensore. Lorenzo Marcucci, capitano del Tor di Quinto, conosce bene l'importanza e la delicatezza di un ruolo tanto bello quanto complicato da ricoprire: "Essere un portiere comporta molte responsabilità - esordisce il giocatore rossoblù- e nell'attuale Serie A il mio preferito è decisamente Alessio Cragno del Cagliari perché secondo me incarna alla perfezione tutti i valori della scuola italiana, anche se devo dire che fisicamente, essendo un ragazzo alto, assomiglio maggiormente a Gigio Donnarumma del Milan, grandissimo portiere anche lui. Ora siamo in zona rossa e siamo costretti ad allenarci tutti da casa, ma fino a pochi giorni fa stavamo continuando con le sedute individuali presso il nostro centro sportivo e, sebbene l'allenamento per il portiere non è che ne abbia risentito più di tanto, il contatto con i compagni resta una componente fondamentale e manca tanto anche a noi. L'ultimo anno è stato durissimo, all'inizio non mi ero reso conto della portata mondiale del virus e, come tanti altri, pensavo fosse una cosa di cui non doversi preoccupare eccessivamente, ma purtroppo non è servito tanto tempo per vedere il terreno cascarci sotto i piedi. Grazie a mio fratello non mi sono lasciato andare e, durante il lockdown, ho continuato a mantenermi in forma sperando in un ritorno alla normalità; nonostante abbia perso per colpa di questa pandemia uno degli anni più importanti per la mia crescita come calciatore non ho mai pensato di appendere i guanti al chiodo perché il calcio è la mia passione e gioia più grande e non voglio termini così. Qualche mio amico ha pensato di lasciare per via di mancanza di voglia e motivazioni ma io, insieme agli altri compagni ed allo staff tecnico, lo abbiamo convinto a cambiare idea; essere un buon capitano secondo me significa anche questo, perché prima di essere una squadra siamo amici ed è importantissimo aiutarsi ed esserci nei momenti più complicati di ognuno di noi. Oltre a questo, un buon capitano per me è colui che dà la carica in campo senza mai addossare la colpa a qualcuno e soprattutto colui che riesce a farsi rispettare e voler bene dagli altri; il mio modello, per fede calcistica e valori morali, non può che essere Daniele De Rossi, col quale condivido il grande senso di appartenenza nei confronti della società per cui gioco. A prescindere dal lato puramente calcistico sono un po' preoccupato per il mio futuro perché dopo un anno non è cambiato praticamente nulla e stiamo rivivendo gli stessi fantasmi dell'inizio; non è affatto un momento facile e per questo vanno usate calma e prudenza per poterne uscire definitivamente. Il vaccino potrebbe essere una soluzione che ci potrebbe consentire il tanto atteso ritorno in campo ma secondo me, con le giuste precauzioni, si sarebbe potuto continuare a giocare dato che le scuole ad esempio sono rimaste aperte e sinceramente non capisco le motivazioni per cui consentire una cosa e l'altra no. Sono dell'idea che ovviamente la salute venga prima di tutto ma, se come sembra non si dovesse ripartire con questa stagione, il danno che riceveremmo noi e le nostre società sarebbe catastrofico e per questo mi auguro che si possa trovare una soluzione quanto prima"

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