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l'intervista

Hermada, Loullid: "Tutte le difficoltà hanno unito ancor di più il gruppo"

Le considerazioni del leader dei rossoblù: "La rosa si è dimostrata matura e sempre volenterosa di allenarsi"

31 Marzo 2021

Abdellah Loullid

Hermada, il capitano Loullid (Foto ©GazReg)

"Un capitano dev’essere un leader, la faccia della squadra, deve saper gestire il gruppo e le situazioni di difficoltà, e deve sapersi prendere le proprie responsabilità, non si tratta solo di qualità tecniche quanto di caratteristiche caratteriali". Questo è ciò che rende un capitano tale secondo Abdellah Loullid, che con orgoglio porta al braccio la fascia dell’Hermada. Il ragazzo ci ha parlato del suo rapporto con la squadra, e delle difficoltà dovute al lungo stop: "Ho iniziato a giocare qui due anni fa, già dai primi tempi la società mi si era mostrata come una seconda famiglia, e mi ha fatto crescere come persona oltre che come calciatore, abbiamo fatto molte esperienze che mi hanno fatto maturare. Anche la squadra è come una famiglia, siamo tutti amici, soprattutto fuori dal campo, infatti molti di noi si frequentano spesso anche al di là delle sedute d’allenamento. Questa pandemia mi ha tolto tanto, ma mi ha anche restituito molto, andare ad allenarsi senza poter giocare è un sacrificio, però penso che ci abbia resi ancora più uniti, la squadra si è dimostrata matura e sempre volenterosa di allenarsi, forse l’intesa che c’è ora non si sarebbe creata se non ci fosse stato lo stop, lottare per la classifica non avrebbe creato gli stessi legami. Anche lo stop di marzo 2020 ci ha dato tanta cattiveria, che poi però non abbiamo messo in campo alla prima gara, persa 5-1 a Faiti". Loullid poi ci ha parlato degli effetti che l’ultimo anno ha scaturito in lui: "Personalmente mi sto sentendo come in una gabbia, prima tra scuola e calcio potevo uscire alcune volte, ma ora non ho più una valvola di sfogo e non la vivo benissimo, si fa quel che si può, faccio ancora attività fisica ma non è la stessa cosa. Quello dell’abbandono è un serio problema, ed anch’io avevo pensato di lasciare ad inizio anno, dopo lo stop di marzo 2020 ero agguerrito ma privo di stimoli, non me la sentivo, a inizio stagione con il mister eravamo in pochi, poi si sono aggiunti alcuni compagni e non ho recuperato l’entusiasmo, altri della squadra però hanno lasciato. Consiglierei di continuare a chi come me sta o stava per lasciare tutto, il calcio è un insieme di esperienze uniche che nonostante tutto ti fanno crescere e maturare, ti fanno aprire gli occhi, inoltre per me il calcio è una passione come per molti ragazzi della mia età, una valvola di sfogo che in periodi come questo può essere molto preziosa".  Abdellah poi ci ha parlato del suo ruolo e delle sue aspettative per i prossimi mesi: "Sono difensore, la scorsa stagione ero centrale, ora terzino destro. Il mio idolo è Puyol da sempre, è il simbolo della leadership, emblematica la scena in cui impedisce al compagno Piqué di protestare dopo essere stato colpito da un accendino lanciato dai tifosi del Real Madrid, per non parlare poi delle sue grandi qualità tecniche. Un mio pregio è la velocità e la tecnica, mentre vorrei migliorare sulla tranquillità e sulla visione di gioco, per essere più regista. Spero vivamente che ci sia entro la fine dell’anno un qualche torneo, ma so che i casi aumentano e le probabilità di organizzare qualcosa sono sempre più basse. Per l’anno prossimo se si continua con i vaccini, credo che si potrebbe ricominciare a pieno ritmo. Mi auguro che la squadra rimanga unita e che tutti ricominciamo con la stessa cattiveria e la stessa voglia di riscatto che abbiamo ora in questo momento". 

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