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l'intervista

Aurelianticaurelio, Marcianò "Marzo 2020 è stato il periodo più duro"

Il capitano amarantoblù e la descrizione della lontananza dal campo. Per lui la fascia ha un valore ben preciso

02 Aprile 2021

Cristian Marcianò

Cristian Marcianò, capitano dell'Aurelianticaaurelio

Ernest Hemingway, celebre scrittore statunitense, diceva che per vivere meglio noi tutti dovremmo abituarci il prima possibile all'idea che, ai più importanti bivi della nostra vita, non esiste segnaletica alcuna e sta a noi costruirci il nostro destino. Lo sa bene Cristiano Marcianò, capitano dell'Aurelianticaurelio, che proprio in questi giorni ha dovuto prendere una decisione molto importante per il suo futuro: "Ho pensato seriamente di appendere gli scarpini al chiodo - esordisce il difensore bordeaux-blu- questa è stata una riflessione maturata proprio negli ultimi tempi perché, soprattutto da quando siamo entrati in zona rossa, gli stimoli sono iniziati a venire meno ed il tutto è diventato improvvisamente troppo pesante da sopportare dato che, giorno più giorno meno, è un anno che il campo da amico fedele è divenuto un lontano ricordo; tuttavia, dopo questo iniziale momento di sconforto, ho riflettuto bene e sono arrivato alla convinzione di non voler smettere perché il mio amore per questo sport supera qualsivoglia ostacolo e non voglio concludere così. Molti miei amici hanno avuto i miei stessi malumori che però alla fine li hanno portati a scegliere di smettere definitivamente perché non sono riusciti ad intravedere la luce in fondo al tunnel di questa situazione. Sicuramente il momento più complicato finora è stato il lockdown di Marzo 2020 sia a livello calcistico che personale: a livello calcistico perché eravamo nel momento clou della stagione e si stava avvicinando una serie di partite che avrebbe detto molto sulle nostre ambizioni in campionato e non poterle disputare è stato un grosso dispiacere, mentre a livello personale ritrovarsi da un giorno all'altro rinchiusi dentro casa senza la possibilità di vedere amici e compagni di squadra è stato ovviamente insopportabile. Sono stato incaricato di indossare la fascia di capitano da quest'anno e, secondo me, un buon capitano è colui che è in grado di capire lo stato d'animo dei propri compagni in ogni situazione, che li incoraggia e guida sempre dentro e fuori dal campo soprattutto nelle difficoltà perché abbattersi non serve a nulla nel calcio così come nella vita; il capitano per eccellenza dunque per me era, è e risponderà sempre e solo al nome di Francesco Totti, capace di essere anima e cuore della stessa squadra per ben 25 anni. Come posizione in campo invece, dato che sono un difensore centrale, mi ispiro per forza di cose ad un altro tipo di giocatore rispetto al "pupone" che è Walter Samuel, muro invalicabile in difesa che ha fatto dell'aggressività e del temperamento i suoi punti di forza. In generale sono abbastanza preoccupato per il nostro futuro come ragazzi perché sto constatando ogni giorno che passa sempre più confusione in chi ci governa e, tutto questo, insieme alle notizie che ci propinano i telegiornali tutte le sere, non mi fa avere molta fiducia; se dipendesse da me tornerei a giocare anche domani se solo si potesse ma capisco perfettamente le ragioni che stanno spingendo a propendere per la prudenza. Penso che i rischi siano troppo elevati ed è normale avere paura in una situazione del genere perché il gioco potrebbe non valere la candela in fin dei conti; l'augurio che voglio farci è quello di tornare quanto prima alla normalità e di poter ricominciare la prossima stagione regolarmente così da metterci del tutto alle spalle questo brutto virus che ci ha accompagnato per decisamente troppo tempo"

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