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Baldini: "A Roma anno magico, ma ecco perché vado via..."

Ecco le prime parole del tecnico tricolore dopo il divorzio dal club giallorosso: "Per trovare un accordo bisogna essere contenti in due ma mi sono reso conto che per dinamiche interne la massima panchina a cui uno può aspirare a Trigoria è quella dell'Under 17"

02 Luglio 2018

Baldini, per lui a Roma un anno magico ©DeCesaris

Baldini, per lui a Roma un anno magico ©DeCesaris

Baldini, per lui a Roma un anno magico ©DeCesaris

Francesco Baldini e la Roma, una storia d'amore fatta di successi ma incredibilmente breve. La vittoria di Scudetto e Supercoppa Under 17, avrebbe lasciato pensare al rinnovo contrattuale come ad una mera formalità. Errore grande, anzi grandissimo, perchè tra lo stupore generale il tecnico è uscito dai cancelli di Trigoria per non rientrarci. Un epilogo inaspettato perchè arrivato al termine di una cavalcata trionfale che ci siamo fatti raccontare dallo stesso allenatore. Baldini ci svela così i segreti del viaggio tricolore, tra gioie, delusioni e un occhio fisso al futuro.


Allora mister, la prima domanda non può che essere quella su come ci si sente ad essere campioni d'Italia

“Dico che quello appena trascorso è stato un anno magico sotto tanti punti di vista, per come è nato, per i giocatori che sono saliti in Primavera e che non ho mai avuto, per la creazione di un gruppo diventato devastante negli ultimi due mesi”.


Quello dei classe 2001 giallorossi è sempre stato un gruppo tra i più forti d'Italia ma solo quest'anno sono riusciti a centrare il tricolore. Cosa è cambiato rispetto al passato?

“Li ho sempre trattati come uomini, in maniera dura magari facendoli anche soffrire ma avevano bisogno di prendere una consapevolezza diversa. Gli allenatori che mi hanno preceduto li hanno formati in maniera perfetta dal punto di vista tecnico e tattico, perchè era giusto farlo in quelle fasce d'età, io invece ho insistito più sotto l'aspetto del carattere, del temperamento. L'insieme di tutte queste componenti ci ha permesso di arrivare a vincere lo Scudetto. Un traguardo importante soprattutto per la Roma. A Trigoria sono sulla strada giusta come metodi di lavoro e la nostra vittoria ne è la prova tangibile”.


Baldini abbraccia capitan Laurenzi ©DeCesarisFacciamo un passo indietro però. Al suo arrivo quali erano gli obiettivi che le ha chiesto la società?

“Nell'arco del campionato, mi avevano chiesto di formare i ragazzi, di lavorare sulla totalità del gruppo perchè questa squadra arrivava da anni in cui le dinamiche erano ben precise. In 13 o 14 giocavano praticamente sempre, con me la storia è cambiata e ho smontato quei meccanismi che c'erano”.


Poi però sono arrivate le finali...

“Una volta giunti a quel punto mi hanno chiesto l'obiettivo massimo. Formare giocatori è importante ma anche vincere ha la sua rilevanza perchè da un riscontro fondamentale sulla qualità del lavoro”.


Scommessa vinta per Tarantino dunque visto che il direttore è stato uno di quelli che ha voluto fortemente il suo approdo in giallorosso.

“Una delle soddisfazioni più grandi è quella di essere riuscito a regalare a Massimo il suo primo trofeo nel settore giovanile. Con lui mi lega un rapporto di stima reciproca anche se questo non è bastato per trovare l'accordo per rimanere a Roma. In una trattativa, per stringersi la mano, occorre essere felici in due, i rapporti d'amicizia bisogna metterli da parte. A questo però aggiungo che la foto che ci siamo fatti a bordo campo con il trofeo è uno dei ricordi più importanti che mi rimane”.


A proposito dell'accordo, cos'è che non ha funzionato?

“Qualche giorno fa ho parlato per la prima volta con Monchi e Baldissoni. Abbiamo provato ad intavolare una trattativa però mi sono reso conto che, per dinamiche interne, la panchina massima a cui uno può aspirare qui a Trigoria è quella dell'Under 17. Il fatto che la Roma non facesse la Seconda Squadra mi ha poi spinto mio malgrado a prendere un'altra strada”.


Baldini assieme al direttore Tarantino dopo la conquista della Supercoppa ©DeCesaris

Qui a Roma si parla sempre di un ambiente complicato. Questo vale anche per la sua esperienza?

“Anche io ho sempre sentito che l'ambiente a Roma non è dei più semplici, io però mi ci sono sentito a mio agio. Sono stato 7 anni a Napoli, ho vissuto questa fantastica esperienza a Roma: sono entrambi ambienti che ti stimolano quotidianamente. Quella capitolina è una piazza esigente ma ti da tantissimo. Io sto lavorando sodo per arrivare ai massimi livelli come allenatore per salire su palcoscenici sempre più stimolanti e in un futuro sarebbe davvero un sogno poter rientrare da quei cancelli come protagonista assoluto”.


A proposito di futuro, ora è arrivato il momento di guardare avanti. Dove sarà Baldini il prossimo anno?

“Ad ora posso solo dire che ho fatto una chiacchierata per la panchina di una Primavera top. Sto aspettando risposte e spero vada in porto perchè mi piacerebbe molto fare questa nuova esperienza. Qualche chiamata per allenare squadre di Lega Pro mi è arrivata ma non mi interessa perchè non voglio bruciare i tempi, al momento guidare la Primavera di una big mi affascinerebbe molto”.


In chiusura, una dedica particolare prima di salutare Roma?

“Il più grande in bocca al lupo lo faccio ad Eusebio Di Francesco”


E perchè proprio a lui?

“Ci ho giocato insieme, è un bravissimo allenatore e si è confermato una grande persona. Ricordo che dopo la vittoria dello Scudetto ho riacceso il cellulare alle 22:30 e c'erano già i suoi messaggi con i complimenti”.

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