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L'INTERVISTA

Finali che sanno di storia, Campus, how does it feel?

I bianconeri raggiungono i playoff in una stagione memorabile. Ecco le sensazioni del mister e del capitano

12 Aprile 2019

L'esultanza del Campus al Picarella ©Torrisi

L'esultanza del Campus al Picarella ©Torrisi

L'esultanza del Campus al Picarella ©Torrisi

Questo Campus Eur ha stupito tutti, dall'inizio alla fine. Una fine che è stata rimandata perché i bianconeri hanno raggiunto contro tutto e tutti le fasi finali di campionato entrando a far parte della storia del club. Per la prima volta la società di Lungotevere Dante ha infatti la Juniores qualificata per i play off, qualificazione che è arrivata matematicamente lo scorso weekend, battendo al Picarella i cugini del Time Sport Roma Garbatella in un derby che ha assunto dunque quel colorito classico delle imprese sportive destinate a rimanere a lungo nelle memorie dei più. Non è roba da tutti provare cosa si sente quando si riscrive la storia, quando si è i primi a raggiungere obiettivi così importanti. Dunque noi di Gazzetta proviamo a raccontarvelo così, sentendo le dichiarazioni di chi quelle emozioni le sta vivendo sulla propria pelle. "How does it feel?", "Che effetto fa?" cantava Bob Dylan nel lontano 1965, noi giriamo questa domanda a due dei maggiori interpreti di questa favolosa stagione, ovvero al mister Andres Provenzano e al capitano, Leonardo Rambaldo.


Andres Provenzano: "Una soddisfazione immensa"

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"Come mi sento? Sto provando un'emozione bellissima". Così esordisce Provenzano, il tecnico che ha guidato la squadra quest'anno, che continua: "Questa è stata una grande soddisfazione per tutti. Insomma, arrivare tra le prime 6 vuoldire raccogliere i frutti dell'ottimo lavoro svolto fin qui, il che è motivo di grande orgoglio per me, per i ragazzi e per una società che ci sta sempre vicino". Ha dunque voluto insistere su quest'ultimo aspetto: "Nonostante i vari infortuni l'obiettivo delle finali è stato raggiunto e ciò è merito di un progetto fantastico come quello del Campus che fa leva sulla gioventù, sulla professionalità e sull'unità che si respira all'interno del gruppo di lavoro". Insomma una società giovane con idee volte al futuro, come lo stesso Provenzano afferma: "Siamo tutti giovani e, soprattutto, amanti del pallone. Per me avere uno staff così significa stare sempre sul pezzo, crescere insieme e farlo con grande umiltà. Solo chi è giovane può avere la fame per curare al meglio tutti questi aspetti". E proprio questa fame sarà per lui fondamentale nelle fasi finali: "Dobbiamo lavorare su questo per fare al meglio. Nelle finali chi ha più fame va avanti e noi, fortunatamente, ne abbiamo. Oltre a ciò in ogni caso ci saranno Atletico Vescovio e Settebagni, che come noi sono un po' la novità quest'anno e che dunque non vorranno lasciarsi sfuggire questa occasione. Poi le solite Vigor Perconti, Romulea e Tor Di Quinto lotteranno per la vittoria essendo delle schiacciasassi. Noi dovremo dare il massimo, sarà fantastico".


Leonardo Rambaldo: "Non so descriverlo, è tutto così bello"

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Non si poteva quindi non approfondire quello che è l'aspetto emozionale all'interno dello spogliatoio del Campus. E chi, meglio del capitano Leonardo Rambaldo, poteva spiegarcelo? Ecco le sue sensazioni: "Non so raccontarvelo, è un'emozione fortissima e la respiro io così come tutti i miei compagni di squadra. Io personalmente a inizio anno non me lo aspettavo, ma poi ho visto che il gruppo era a dir poco fantastico". Proprio ciò, il gruppo, è per lui l'arma in più del Campus: "Noi siamo molto uniti e questo ci dà supporto sempre, soprattutto nelle situazioni più difficili. Senza il gruppo infatti non c'è serenità e senza serenità non si raggiungono i risultati. Noi in tal senso siamo molto affiatati, in allenamento siamo come un gruppo di amici, viviamo tutto con serenità, per poi portare tutto ciò in partita con una vena di professionalità in più". Ha dunque voluto raccontare due episodi per lui emblematici di questa grande unità: "Ve ne racconto uno generale e uno personale. Quello generale riguarda la partita recente in casa con il Fiumicino. Loro volevano la salvezza, noi le finali. Dopo poco i lidensi trovano il vantaggio, poi pareggiamo. Per vari episodi dunque ci sono stati due espulsi a testa. Proprio quando la gara sembrava dover finire con un pareggio che sta stretto ad entrambi ecco lì che esce lo spirito del gruppo. Tutti insieme abbiamo infatti spinto molto e, nel finale, è arrivato il vantaggio e quindi la vittoria. Quello personale invece riguarda il match con la Boreale. Io lì ebbi un vero e proprio blackout, insomma stavo giocando proprio male. I miei compagni però mi hanno supportato dall'inizio alla fine, mi sono sentito bene, quando si reagisce insieme è tutto più bello".


Insomma, unità, gioventù, voglia di fare bene. Il Campus sta dimostrando tutto questo passo dopo passo. "How does it feel?". La risposta di Bob Dylan stesso potrebbe essere più che appropriata: "Like a rolling stone", "come una pietra rotolante", che, in modo travolgente e inarrestabile sta entrando a far parte delle big riscrivendo la sua storia.

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