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L'INTERVISTA

L'appello di Ippoliti: "Che tornino i valori nel calcio"

Il tecnico della Rappresentativa del Cr Lazio invita a riflettere in questi giorni di quarantena

18 Marzo 2020

Mister Ippoliti (C) GazzettaRegionale

Mister Ippoliti (C) GazzettaRegionale

Mister Ippoliti (C) GazzettaRegionale

Ci sono stati giorni migliori, lo pensiamo tutti. L'augurio ovviamente rimane quello di rivivere "these days" al più presto, come direbbe Avicii, ma nel frattempo non ci rimane che sfruttare al meglio questo periodo di quarantena, che nel suo male, ci offre però tanto tempo per tornare a fare un qualcosa che in molti stavano perdendo di vista: riflettere. Meditare, scorgere il reale valore delle cose, spesso annebbiato dalla fretta di tutti i giorni e da pratiche spesso superflue, ma disorientanti. Ebbene, in questa lunga, ma doverosa pausa, Marco Ippoliti ha voluto condividere le sue riflessioni, il suo pensiero su ciò che ci sta particolarmente a cuore, ovvero il calcio, un calcio talvolta privato del suo alto e nobile valore sociale alla mercé, troppo spesso, della smania di risultati e della becera illusione di far mutare una passione in una professione lontana da raggiungere, tanto lontana da far affievolire l'amore nei confronti del rettangolo verde. No, non stiamo dicendo che sognare non sia lecito, tutti hanno il diritto di aspirare ad un qualcosa, ma anzi, stiamo dicendo che per farlo non si deve rincorrere un qualcosa di evanescenteperdendo di vista le origini, il punto di partenza tanto da distruggere lo sport più bello del mondo. Ebbene, Ippoliti così esordisce: "Innanzitutto vorrei dire a tutti che rispettare le regole ed essere uniti in un momento di difficoltà come questo è di un'importanza cruciale. Tutti vogliamo tornare a giocare a pallone, ma per farlo al più presto dobbiamo impegnarci a rimanere a casa. Vorrei dire a tutti che questo periodo può essere sfruttato al meglio riflettendo sui valori del calcio. Dobbiamo riprenderne tanti. In primi vorrei rivolgermi ai genitori dei ragazzi che scendono in campo. I ragazzi vanno sostenuti, aiutati, spronati, non illusi. In giro per i campi di tutto il Lazio vedo ancora troppe persone, adulte soprattutto, che riempiono i ragazzi di ansie e pressioni senza senso. Ecco, il calcio non è questo, il calcio è uno sport e come tale deve essere una scuola di vita in primis. Facciamo studiare i ragazzi, facciamoli giocare a calcio in modosereno, solo così formeremo dei cittadini migliori per il futuro della nostra società". Ha poi continuato sulle sue convocazioni: "Non sto assolutamente dicendo che io non scorga dei talenti, anzi! Sto semplicemente dicendo che per farli crescere in modo sano, permettendo loro di esprimersi al meglio, è importante che non abbiano inutili pressioni addosso. Evitiamo poi di fissarci troppo con la categoria Elite. Sì, ci sono squadre di assoluto livello, ma vi posso assicurare che lo stesso vale per i Regionali. Pertanto cerchiamo di dare loro lo spazio e l'importanza che meritano, io stesso provo a farlo convocando ragazzi provenienti da varie categorie". Ha infine concluso con un aneddoto: "Per me questo sport significa incontro e alimentare i valori sociali degni di nota. Un esempio è stato il recente Caput Mundi. Una kermesse pazzesca questa, che ha permesso ai ragazzi di incontrare dei pari età di altre nazioni. Con gli altri abbiamo mangiato, viaggiato, giocato, parlato, condiviso, il tutto sotto l'unica bandiera mossa dall'amore per questo sport. Vorrei che questo spirito si iniziasse a vedere anche nei nostri campionati durante le regular season. Spero che questo periodo di difficoltà ci faccia comprendere che ciò sia fondamentale, anche perché quando ciò che amiamo ci viene tolto (in questo caso giustamente) possiamo comprendere come l'unica cosa che tutti vogliamo è tornare in campo. Senza litigi, senza pressioni, senza paure varie, ma solo per giocare a calcio, tutti insieme". 

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