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La fantastica storia del Tanas, tra passione e bel calcio

I biancorossi hanno vissuto un cammino esemplare nel mondo del calcio dilettantistico, ecco il racconto dei protagonisti

29 Marzo 2020

Perugino (a sinistra) e Ranieri (a destra) allo Sbardella

Perugino (a sinistra) e Ranieri (a destra) allo Sbardella

Perugino (a sinistra) e Ranieri (a destra) allo Sbardella

Passione, grinta, forza di resilienza. Chi nella propria vita è stato almeno una volta allo Sbardella, può tranquillamente affermare di aver respirato una boccata di ossigeno sempre più difficile da trovare, quella pura, non inquinata, di un calcio vecchio stile, del Calcio, sì, con la C maiuscola. Quello che in questo sport non ci vede solo soldi, fama o vittorie a tutti i costi, ma che ne fa un fattore sociale importante e formativo per i ragazzi. 

Se ci siete stati e non avete avvertito tutto ciò, forse è perché non conoscete la storia del suo inquilino: lo Sporting Tanas

Una società certamente non proprio blasonata, ma che ha grinta da vendere. I biancorossi quest'anno sono sbarcati in Elite dopo un percorso lungo e travagliato. Il gruppo attuale, con i vari cambi arrivati negli anni, affonda le sue radici vari anni or sono. Inizialmente molti venivano dai provinciali, o addirittura da un oratorio, dove vari ragazzi giocavano a pallone per sfogo o, perché no, per passare il tempo. Ebbene, sudata dopo sudata, vittoria dopo vittoria, questa piccola, ma valorosa brigata si ritrova in Elite. Ma qualcosa va storto. I problemi finanziari e societari relegano questa squadra ad avere solo l'Under 19 nel settore giovanile, rendendo difficile il progetto. Non solo, l'iscrizione al massimo campionato dilettantistico laziale sembra essere in dubbio fino all'ultimo, anche perché nel frattempo aleggiava la voce di una sorta di unione/affiliazione con il Tor Di Quinto, conclusasi poi in un nulla di fatto, con la beffa di alcuni giocatori approdati nel prestigioso lido rossoblù, parliamo di Martiriggiano e Dridi, due vertebre fondamentali della spina dorsale di mister Fabio Ranieri. Nonostante tale delusione, e nonostante la cinghia sia sempre più stretta i biancorossi decidono comunque di scendere in campo entrando a far parte del Girone A, insieme a TorTre Teste, Romulea, Tor Di Quinto e chi più ne ha più ne metta. Le prime giornate in effetti sono una Caporetto. Tanti gol presi, pochi punti in cascina, ma con il passare del minutaggio questa squadra cresce a dismisura. Il girone di ritorno inizia col botto. Prima il pareggio con la TorTre Teste e poi la vittoria con il Tor Di Quinto, arrivata tra l'altro all'ultimo respiro con la bordata di Samb, ex rossoblù, urlano a tutto il girone che il Tanas è vivo e fa paura. Ebbene, il club dello Sbardella inizia a fare la voce grossa, tornando ad essere in lizza per i playoff, tutto finché la brusca frenata del Covid-19 non fermi i sogni di gloria, i sogni delle finali. Forse si tornerà in campo, forse no, ma una cosa è certa: il Tanas ha dimostrato che con la passione si può ovviare qualsiasi problema, anche quello più stringente. 

Mister Ranieri non nasconde che la passione sia la benzina dei suoi: "Ho perso vari giocatori in estate, ma nonostante ciò ci siamo riorganizzati e tutti, ma proprio tutti, si sono messi a disposizione della collettività senza colpo ferire. Ci rispettiamo tutti a vicenda e questo perché amiamo il calcio nella sua essenza. Noi non lo facciamo per soldi o per gloria, anzi, io spesso ci rimetto, ma lo facciamo perché amiamo questo sport e ciò è il nostro quid in più". Dello stesso avviso è infine il suo dirigente accompagnatore, che ormai è anche qualcosa in più visto che i due calcano insieme il rettangolo verde ormai da 6 anni, ovvero Alberto Perugino: "Abbiamo fatto i salti mortali per l'Elite e ci siamo riusciti nonostante ci mancassero tante cose. Noi non abbiamo mai mollato però perché non è nel nostro DNA, anzi, se ami ciò che fai non molli mai e per noi è proprio così. Fabio (Ranieri) poi ci ha messo molto del suo. Lui non lo faper soldi, ma anzi, lui lo fa per amore verso il calcio e devo dire che lui è un grande insegnante in questo sport. Sì, insegnante, poiché lui non bada solo all'aspetto tecnico, ma anzi, lui cerca di far leva sul calcio come mentalità, come passione, lui insegna a vivere il calcio sotto ogni sfaccettatura". 

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