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C'era una volta: l'armata di Marco Ippoliti sul tetto d'Italia

Il 3-0 di Francis Gomez consegnò all'Under 19 la coppa, non quella dalle grandi orecchie, ma le emozioni vissute quel giorno...

19 Aprile 2020

Capitan Gomez alza la coppa ©GazReg

Capitan Gomez alza la coppa ©GazReg

Capitan Gomez alza la coppa ©GazReg

Un anno fa esatto, oltre all'Under 17, anche l'Under 19 del Cr Lazio alzava l'ottavo trofeo della storia nel cielo del Benito Stirpe di Frosinone al termine di una settimana infuocata per l'armata di Ippoliti e non solo... Perchè se i migliori giocatori della nostra regione si sono resi protagonisti di una sette giorni tanto faticosa quanto entusiasmante, per Gazzetta Regionale non è stato da meno. Un gruppo di ragazzi, più grandicelli rispetto ai giocatori del Lazio, ma con la stessa voglia di scrivere la storia, nel senso più letterale del termine, per cercare di imprimere su carta i migliori momenti della competizione e renderli eterni. Come il 3-0 di Francis Gomez su punizione. L'Hotel Italia di Fiuggi il nostro quartier generale, la sala operativa simile a quella in cui l'Under 19 ha studiato gli avversari da affrontare. E noi, come in un vero e proprio pre match, tutte le santissime sere ci preparavamo alla sfida del giorno successivo, ma il nostro avversario era sempre e solo uno: noi stessi. Immancabile il discorso dei nostri direttori-capitani che alla fine si concludevano con un frase, tanto breve quanto carica di significato: "Facciamo vedere chi siamo". Quelle stesse parole le avrà ripetute anche Marco Ippoliti pochi minuti prima dell'inizio della finale contro la Puglia. "Facciamo vedere chi siamo" più facile a dirsi che a farsi, non però se nel sangue scorre quel desiderio ardente di mostrarsi grandi al pubblico. E alla fine vai a vedere che non c'era molta differenza tra noi, una famiglia dal cuore verde e loro, i ragazzi del Lazio, quelli di cui scriviamo ogni giorno, quelli che la coppa la volevano a tutti i costi. E non c'era nemmeno troppa differenza tra me e quell'armata di ragazzi, tutti a rincorrere il proprio sogno. Con la paura di mangarsi il gol decisivo, loro, con il terrore di sbagliare qualcosa durante quella settimana, io. Ma in alcune circostanze non bisogna mostrarsi timorosi, anche se lo stomaco è rivoltato. E allora stringi i lacci degli scarpini o accendi il pc... e ti prepari alla battaglia.

Adesso o mai più: è il momento della finale!

Il Lazio festeggia dopo il 3-0 di Gomez ©De Cesaris

Manca ormai un'ora scarsa all'inizio dell'ultimo atto, mi dovrò occupare dei social di Gazzetta e quella frase risuona nella mia mente "Facciamo vedere chi siamo". Procedo verso il terreno di gioco, il sole brilla sopra il Benito Stirpe, l'erba è tagliata alla perfezione, il suo odore mi provoca una scarica di adrenalina incredibile. Sembrava un sogno, ma non lo era, a svegliarmi la voce di Scibetta: "Oh Cano dai che devi leggere le formazioni" - "Arrivo Simo, arrivo". Le gambe tremavano come poche altre volte nella mia vita, nemmeno avessi dovuto giocarla io quella finale. Nelle prime battute della finale la Puglia parte forte e spaventa Pinna in un paio di circostanze fino a metà frazione quando nel giro di cinque minuti Menniti e Pastorelli assestano un terrificante uno-due. Puglia barcollante, ma non ancora ko. Alla mezz'ora della ripresa un calcio di punizione dalla sinistra. Prendo il telefono di corsa, Gomez sta per battere. Facebook, Gazzetta, pubblica e diretta (Clicca qui per vedere il video). Ci sono. "Vai capitano buttala dentro" penso "Aspetta, e se segna cosa dico? Vabbè, improvviso". "La formazione di Marco Ippoliti è già in vantaggio 2-0 e qui c'è una grande occasione per mettere il sigillo..." La rete si gonfia "...finaleeee e arriva un gol incredibile su calcio di punizione di Francis Gomez". E poco importa se Gomez il 3-0 non lo ha realizzato in una finale di Champions League ed io non ero a bordo campo del Bernabeu. Sono le emozioni a fare la storia. E se le emozioni, quelle emozioni, sono state così forti, allora la finale del Torneo delle Regioni diventa davvero della Coppa Campioni ed il prato dello stirpe sembra davvero quello del Bernabeu. 

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