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NAZIONALI

Montespaccato, Torsellini: "Il rischio dell'abbandono esiste"

Il capitano azzurro esprime le sue preoccupazioni ma non perde la fiducia: "Voglio restare ottimista, spero davvero che a gennaio si torni a giocare" 

09 Dicembre 2020

Montespaccato Savoia Torsellini

Montespaccato Savoia, il campitano dell'Under 19 Torsellini (Foto ©GazReg)

Tra perplessità ed incertezze derivate dallo stop dei campionati, l'impatto a livello sociale che il Coronavirus ha avuto nel settore del calcio giovanile è stato di notevole rilevanza, amplificandosi sempre di più con il progredire dello stop stesso. Una delle problematiche sicuramente più importanti riguarda l'abbandono del calcio, visto in questo momento come un semplice passa tempo con troppe limitazioni, tra cui proprio il non poter disputare le partite il fine settimana: "Siamo tutti in un momento molto complicato, per quanto riguarda il nostro settore poi la situazione non è per niente delle migliori - ha detto così Andrea Torsellini, capitano dell'Under 19 Nazionali del Montespaccato Savoia - il rischio che molti ragazzi possano abbandonare il calcio purtroppo esiste e con il progredire di tutto questo diventa sempre più concreto". Andrea ci ha raccontato la sua opinione a riguardo, partendo dalla situazione in casa biancazzurra: "Qui al Montespaccato Savoia sono state adottate tutte le precauzioni del caso, i protocolli sono stati seguiti nel dettaglio e ciò ha permesso alla società e a noi ha fatto in modo di ridurre al minimo il rischio contagio. Per quanto riguarda il mio gruppo nello specifico, essendo della categoria Nazionali gli allenamenti sono potuti proseguire in forma normale e non individuale, adottando le giuste misure di sicurezza quali tamponi e sanificazione dell'ambiente. Ogni settimana inoltre effettuiamo test sierologici il che ci consente di allenarci con la massima serenità. Il discorso dell'abbandono da parte dei ragazzi credo sia un problema da tenere seriamente in considerazione, non solo per la mia fascia d'età ma anche per tutte le altre. Probabilmente la nostra categoria è quella più a rischio per via del salto dalle giovanili alle prime squadre, ma non trascuriamo il fatto che anche giocatori di queste fasce possano rinunciare a questo sport, siamo tutti sulla stessa barca. Ho sentito di qualche ragazzo a cui è passata un po' la voglia in questo periodo, ma non conosco nessuno che ha rinunciato o che ha smesso fortunatamente. La speranza è che tra i miei amici questo pensiero non venga e che questa situazione passi il prima possibile, per tutte le problematiche che sta creando. Voglio rimanere ottimista sulle tempistiche a riguardo, penso e spero che dal 9 gennaio potremmo tornare a disputare le partite se il numero dei contagi continuerà a diminuire. Le misure adottate fino ad ora? Credo che quanto è stato fatto dalle società sia stato sufficiente, purtroppo il problema è al di fuori del nostro settore per cui possiamo fare ben poco oltre a quello è già è stato fatto. Dobbiamo accettare ciò che viene emanato dal Governo e adattarci alle disposizioni, che nel nostro piccolo si tratta semplicemente di mantenere le distanze, lavarci le mani e indossare sempre la mascherina. Per quanto riguarda il calcio poi per prevenire casi società, allenatori e giocatori devono continuare a collaborare tra di loro: da Luglio, quando è tutto ripartito a livello regionale, ho notato una grande solidarietà tra tutti gli addetti e ciò ha dato una bella forza al movimento. Forse un'ulteriore misura che si potrebbe adottare è quella delle porte chiuse, magari per le prime partite dopo la ripresa potrebbe essere un'altra soluzione e un controllo ancora più capillare per eventuali assembramenti sulle tribune". 

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