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l'intervista

Boreale, Fraticelli: "Un capitano deve esser un punto di riferimento"

Il messaggio del leader della squadra di Roma nord: "Mi tengo in contatto con tutti i compagni, non vediamo l'ora di iniziare"

17 Dicembre 2020

Boreale Fraticelli

Boreale Don Orione, il capitano dell'Under 19 Tommaso Fraticelli (Foto ©GazReg)

Luce in fondo al tunnel quella intravista da Tommaso Fraticelli, capitano della Boreale Don Orione, così come da tutti noi amanti del calcio una volta appreso il comunicato del CR Lazio che annunciava la ripresa dei campionati per il 14 Febbraio: "E' una notizia bellissima e che aspettavamo da tempo - esordisce il centrocampista viola - finalmente potremo tornare a fare quello che amiamo di più al mondo e sono certo che il mister da adesso spingerà ancora di più per farci entrare in forma il prima possibile; in questo periodo stiamo continuando ad allenarci secondo le normative vigenti anche se devo dire che non è proprio facile mantenersi concentrati in un momento del genere considerando anche la mancanza della quotidianità con i compagni. Questo è il mio quinto anno con la maglia viola e sono stato eletto capitano da due stagioni: in campo ricopro la posizione di centrocampista offensivo e perciò traggo ispirazione da calciatori tecnici come Lorenzo Pellegrini della Roma, mentre come figura di capitano mi piaceva tantissimo il carisma e la leadership di Carles Puyol, uno dei veterani del Barcellona guidato da Pep Guardiola. Essere il portatore della fascia è una grande responsabilità specialmente in momenti come questi, in cui si deve cercare di essere un punto di riferimento per i propri compagni solamente fuori, nella vita di tutti i giorni, dato che in campo non ci si può andare e sto cercando di fare del mio meglio; mi tengo in contatto con loro e provo a fargli sentire la mia vicinanza motivandoli giorno dopo giorno e spero che questo li aiuti anche solo in minima parte. Sebbene tutte queste restrizioni e stop continui stiano diventando veramente insostenibili, non ho mai pensato di abbandonare il calcio; in questo periodo la speranza e la passione sono stati più che mai i miei capisaldi anche perché considero questo sport la mia vita e non potrei mai farne a meno. Tuttavia molte persone che conosco mi hanno riferito che invece stanno cominciando a perdere la voglia e le motivazioni e di questo me ne dispiaccio molto. Non mi sento di biasimarli perché in parte comprendo le loro ragioni: allenarsi solamente, per giunta in queste modalità, senza provare più sulla propria pelle la spinta e la motivazione derivanti dalle gare ufficiali non è per nulla semplice e scontato dato che la competizione è e sarà sempre pane essenziale anche e soprattutto al nostro livello. A prescindere dal mondo calcistico, un po' sono preoccupato per il nostro futuro, ma d'altro canto sono ancora al quarto anno di liceo e ancora non so nemmeno cosa voglia realmente fare da "grande",  quindi per il momento non voglio sobbarcarmi di questo peso e preferisco vivermi il presente. Ovviamente speriamo tutti nel ritorno alla nostra agognata normalità ma non dobbiamo ancora abbassare la guardia: vedo che molte persone stanno iniziando a stancarsi di seguire tutte le regole e questo è un errore che non possiamo permetterci. Se così facessimo, a maggior ragione ora che stiamo per entrare nelle feste natalizie, potremmo incappare in una nuova ondata di contagi e questo è uno scenario che dobbiamo scongiurare assolutamente: sarebbe una batosta letale per tutti i settori che metterebbe in ginocchio il paese ancora di più di quanto non lo sia già allo stato attuale ed il mondo dei dilettanti, il nostro mondo, potrebbe subire danni irreversibili"

 
 
 
 

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