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l'intervista

Accademia, Geracitano: "Non ho visto atteggiamenti svogliati"

La sicurezza del capitano bianconerazzurro: "Io e i miei compagni ci siamo, ci sosteniamo e nessuno ha pensato di smettere"

22 Dicembre 2020

Accademia CR Geracitano

Accademia Calcio Roma, il capitano dell'Under 19 Lorenzo Geracitano (Foto ©Lori)

Tra perplessità ed incertezze derivate dallo stop dei campionati, l'impatto a livello sociale che il Coronavirus ha avuto nel settore del calcio giovanile è stato di notevole rilevanza, amplificandosi sempre di più con il progredire dello stop stesso. Una delle problematiche sicuramente più importanti riguarda l'abbandono del calcio, visto in questo momento come un semplice passatempo con troppe limitazioni, tra cui proprio il non poter disputare le partite il fine settimana: "Abbiamo ridotto le sedute da tre a due volte a settimana, senza utilizzare gli spogliatoi e svolgendo allenamenti individuali, con distanziamenti e attenendoci con la massima attenzione ai protocolli - ha detto così Lorenzo Geracitano, capitano dell'Under 19 dell'Accademia Calcio Roma - il momento è delicato lo sappiamo bene, dobbiamo stringere i denti e aspettare che il tutto torni alla normalità, sperando questa arrivi il prima possibile". Lorenzo ci ha raccontato il suo pensiero riguardo la situazione attuale, partendo dal contesto Accademia e andando a toccare proprio il tema dell'abbandono dello sport: "Grazie alla società siamo riusciti ad organizzarci in modo da poterci allenare per mantenere la condizione fisica, lavorando inoltre sulla tecnica individuale. Svolgere esercizi di questo genere tuttavia alla lunga può diventare ripetitivo e monotono, ma è sempre meglio di restare fermi. L'intento è quello di farci trovare pronti per una futura ripresa dei campionati, aumentando poi l'intensità e tornando a tre sedute settimanali a ridosso delle gare. La possibilità di allenarci è anche una valvola di sfogo, seppur limitata, essenziale per noi ragazzi: permette comunque di uscire di casa e vedersi con il proprio gruppo. Tutta la squadra ha reagito bene al momento, non ho visto atteggiamenti svogliati e agli allenamenti c'è sempre una grande frequenza da parte di tutti. Questo è anche uno dei motivi per cui nessuno di noi ha mai pensato di smettere o abbandonare il calcio: siamo un gruppo molto compatto e coeso, dove tutti si aiutano e si sostengono l'uno con l'altro. Tra quelle a rischio abbandono siamo probabilmente la categoria più sensibile è vero, è un problema da non sottovalutare e che con il progredire di questa situazione rischia sempre più di essere concreto. Credo tuttavia che chi ha smesso di praticare questo sport lo abbia deciso già dal primo lockdown di marzo, non conosco nessuno infatti che ha lasciato ora, al contrario invece ho sentito di diversi ragazzi che non hanno rinnovato ad inizio della stagione calcistica. Questa incertezza di una seconda ondata e di un altro possibile stop si respirava già da prima di settembre, per cui molti avevano deciso di non continuare da diverso tempo. Ulteriori misure di sicurezza? Più di così era impossibile fare, sia dal punto di vista economico che organizzativo. Per una società dilettantistica affrontare una problematica del genere non è assolutamente una passeggiata e per quello che ho visto hanno tutte fatto il massimo per garantire lo svolgimento e la tutela dei giocatori, misurando le temperature e controllando che tutti avessero le mascherine all'interno dei centri sportivi. Nell'eventualità che si dovesse ripartire a febbraio l'idea delle gare a porte chiuse potrebbe essere una soluzione, anche perchè per tornare a disputare le partite con tutto il pubblico dovremmo aspettare troppo tempo". 

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