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Giovanazzi: "Mollare adesso sarebbe da perdenti. Il virus ci ha rafforzato"

Tutta la personalità del giovane capitano delle Rondinelle: "Non riesco ad immaginarmi senza un pallone in mano. Restare in contatto fra amici ci ha aiutato nei momenti più complicati"

22 Gennaio 2021

Giovanazzi

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La pazienza è la virtù dei forti secondo una delle massime più famose e durature della nostra società e Flavio Giovanazzi, capitano dell'Aprilia, dimostra di conoscere bene il suo significato: senza calcio giocato da diversi mesi per i continui stop dovuti alla pandemia ma sempre con lo stesso pensiero in testa, il calcio. "Mollare ora sarebbe da perdenti - esordisce così, con le idee chiarissime, il centrocampista biancoceleste - è un periodo difficile per tutti, ma io guardo il bicchiere sempre mezzo pieno e mi reputo molto fortunato ad aver avuto, specialmente durante il lockdown, la vicinanza della mia famiglia, privilegio che molti altri invece non disponevano. A livello calcistico la pandemia ci ha tolto la vita di spogliatoio, è vero, ma al contempo ha rafforzato il nostro legame perché, nel periodo in cui non era concesso vederci, ci siamo attrezzati per rimanere costantemente in contatto con le videochiamate, cosa che ci ha aiutato molto nei momenti più difficili. Anche per questo, io non ho mai pensato nemmeno per un secondo di abbandonare definitivamente questo meraviglioso sport; il calcio è la mia vita e non riesco ad immaginarmi quest'ultima senza un pallone sotto braccio. Sono arrivato al quarto anno di militanza in questa società e per me il fatto di essere capitano è ovviamente un grande onore, ma è anche un ruolo colmo di responsabilità: si deve essere un punto di riferimento dentro e soprattutto fuori dal campo, cercando di essere sempre disponibili per i propri compagni in qualsiasi momento. Inoltre bisogna anche essere una guida durante la partita perché, oltre ad essere l'incaricato a parlare con il direttore di gara, un capitano è anche colui che assiste il mister nel corso della partita cercando di far seguire le sue indicazioni; essendo un centrocampista è tutto ancora più amplificato dato che il fulcro del gioco passa nella mia zona di competenza e per questo il mio modello di riferimento non può che essere Andrès Iniesta, vero professore del centrocampo in grado di fare sempre la scelta giusta al momento giusto, anche se devo dire che, per caratteristiche fisiche e tecniche, penso di assomigliare più a Milinkovic-Savic della Lazio. Come figura di capitano invece la mia scelta, anche per la mia fede giallorossa, non può che ricadere su Francesco Totti, simbolo lampante di cosa significhi dare amore e fedeltà ad un'unica maglia. Riguardo agli allenamenti invece per il momento stiamo ancora continuando con le sedute individuali anche se in teoria a breve dovrebbe uscire un comunicato del comitato regionale che dovrebbe consentire le sedute collettive in vista di una ripartenza a Febbraio, ma sinceramente ad oggi mi sembra inverosimile: i contagi non sembrano arrestarsi ed il governo sta varando delle nuove misure restrittive e per tali ragioni non penso che arriverà l'agognata fumata bianca per il nostro mondo, anche se tutti lo speriamo. E' tutto molto simile a quello che abbiamo assistito a Novembre con il secondo stop e, anche se già allora non ero d'accordo, non possiamo far altro che accettare le decisioni di altri. Nell'ipotesi peggiore che non si dovesse proprio riprendere con le competizioni la mia posizione non cambierebbe ugualmente di un millimetro: ovviamente sarebbe un anno perso per la nostra crescita come calciatori e come uomini ma, se fosse l'unica soluzione, aspetterò in eterno per tornare a fare ciò che amo".

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