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l'intervista

Cynthialbalonga, Migani: "Lasciare? Senza il calcio mi sento vuoto"

Il capitano della squadra castellana non si nasconde: "Ho preso in considerazione l'idea di abbandonare, poi ho capito che non era quello che volevo davvero"

27 Gennaio 2021

Cynthialbalonga Migani

Cynthialbalonga, il capitano dell'Under19 Francesco Migani (Foto ©GazReg)

Un metro e ottantadue di pura abilità difensiva, piede sinistro invidiabile e diciotto anni da compiere a dicembre. Francesco Migani, capitano dell’Under 19 della Cynthialbalonga è il piccolo grande colosso del reparto arretrato che ha già vestito tante maglie, da quella del Ceprano a quella dell’Accademia Frosinone, poi del Ferentino. “Questa pandemia è stata ed è una botta forte per il morale di tutti i calciatori. Non è facile non poter giocare o allenarsi come abbiamo sempre fatto, ma tutta la società e lo staff ci sono rimasti vicini cercando di motivarci in un periodo dove le motivazioni sono davvero poche”. Seppur con un pizzico di rammarico, la speranza di tornare presto in campo è tanta per il difensore biancoblu, colori che indossa ormai da più di due anni: “Sono molto legato al club e alla mia squadra. Il rapporto con il gruppo è stupendo, sono tutti bravi ragazzi, danno il massimo in ogni allenamento e farebbero di tutto per un loro compagno. C’è molta coesione tra di noi. In questa stagione abbiamo vinto le prime due gare disputando delle ottime partite, poi c’è stata la brutta sconfitta contro il Trastevere. Comunque sono soddisfatto, perchè siamo ancora secondi in classifica a sei punti nel nostro girone”. Gioie e dispiaceri sono già tanti seppur la carriera di Francesco è breve e ancora tutta da costruire. Diverse le esperienze vissute finora, con obiettivi e sogni ogni anno più grandi ma sempre con lo stesso idolo, tra i più grandi difensori di sempre: “Ho in mente il ricordo indelebile di quando vinsi il campionato regionale cinque anni fa con il grande mister Cerri. Quella fu una stagione magnifica. Con dispiacere ricordo invece la finale dei playout giocata col Ferentino sotto età. Ironia della sorte, perdemmo il titolo élite proprio contro l'Albalonga. Sogno un futuro nel calcio professionistico e vorrei riuscire a lasciare un segno in tutte le società per cui giocherò. Nella vita di tutti i giorni sono un grande tifoso della Roma. La fede giallorossa è una tradizione di famiglia, ma il mio idolo è Maldini. Credo sia il difensore più forte della storia del calcio per qualità, cattiveria, eleganza, tutte caratteristiche che se messe insieme formano il difensore perfetto”. Il difficile periodo che stiamo attraversando ha portato tanti ragazzi alla tentazione di abbandonare il pallone. Per un giovane e promettente calciatore come Francesco sarebbe sicuramente più semplice dimostrarsi forte e senza timori, ma la grandezza di un atleta e di un ragazzo che è pronto a diventare uomo si vede soprattutto quando emozioni e incertezze vengono mostrate senza paura: “Devo essere sincero e ammettere di aver preso in considerazione l’idea di smettere di giocare. Pensandoci poi mi sono reso conto che lasciare il calcio non era ciò che volevo davvero, perché senza il pallone mi sento vuoto, non sono felice. È lo stimolo più grande che mi fa andare avanti. Tanti ragazzi come me hanno avuto questo dubbio, anche se solo per poco, molti altri hanno deciso di mollare. Quello che posso dire è che lo sport in generale fa bene al corpo e alla mente e rende le persone migliori. Il calcio insegna a vivere, a sapersi comportare con gli altri. Insegna cos’è il sacrificio e anche cos’è l’amicizia. A coloro che hanno scelto di lasciare il calcio mi sento di dire che quando tutto questo finirà si pentiranno della decisione presa”.
 
 
 
 

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