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l'intervista

Celesti: "Al Tor di Quinto da 11 anni, per me è una seconda famiglia"

Il leader della formazione di via del Baiardo: "Credo che quest'anno sia molto difficile tornare in campo, ma la speranza è viva"

03 Febbraio 2021

TdQ Celesti

Tor di Quinto, il capitano dell'U19 Celesti (Foto ©Lori)

Undici anni indossando sempre la stessa maglia. È un legame indissolubile quello tra il Tor Di Quinto e il capitano Piergiovanni Celesti, leader della formazione Under 19 che ha raccontato la sua crescita tra le file biancoblu: “Ormai è molto tempo che gioco a calcio in questa società, quindi sono molto legato al presidente e a tutto l’ambiente. Per me qui è come una seconda famiglia. Posso dire con orgoglio di avere un gran rapporto con i compagni: con alcuni ormai ci conosciamo da parecchi anni e non potrebbe essere altrimenti. La cosa bella di questo sport e di viverlo per così tanto nella stessa società è che andare agli allenamenti significa sì faticare, ma passare anche del tempo con gli amici”. Un piccolo assaggio di campionato, poi di nuovo lo stop con allenamenti particolari e senza il brivido della partita. Lo sconforto per l’attuale situazione che il calcio sta vivendo non toglie le speranze di tornare presto in campo: “C’è rammarico perché la parte di campionato che abbiamo potuto giocare procedeva abbastanza bene, sia per quanto riguarda l’organizzazione del sistema, sia per i risultati della mia squadra. Ovviamente sapevamo che il proseguo era legato a un filo e che ci sarebbe potuto essere nuovamente uno stop. Ho passato questo periodo con la speranza che il tutto potesse finire al più presto. Ci sono stati periodi in cui sono stato piú sedentario ma ho continuato con gli allenamenti da casa per mantenere un minimo di forma. La societá ci è stata molto vicina e tuttora lo è, con i preparatori che ci inviano costantemente i vari piani atletici e alimentari. Penso che quest’anno sia molto difficile riprendere in sicurezza, ovviamente noi cerchiamo di mantenerci il piú possibile in forma, anche se non è facile. La squadra è chiaramente giù di morale ma allo stesso tempo abbiamo ancora una speranza di poter riprendere, sarebbe una super notizia per tutti. Penso però che la salute e la sicurezza debbano prevalere sulla voglia di tornare a giocare, anche se non vedo l’ora”. Nel suo cuore non c’è tanto spazio per la fede in una squadra ma è enorme la stima per uno dei più grandi difensori italiani a cui, con un pizzico di modestia e autoironia, ruberebbe tecnica e abilità difensiva. Nella sua mente c’è solo l’obiettivo di far bene con la maglia del Tor Di Quinto che finora gli ha regalato soddisfazioni in attesa di poterne conquistare tante altre: “L’esperienza più bella vissuta fin qui è stata la vittoria del torneo Paolo Testa a inizio anno. È un evento accaduto in questo momento di pandemia in cui tutti abbiamo vissuto piú bassi che alti, quindi festeggiare con una vittoria sportiva è stato liberatorio. Per me il calcio è sempre stata una passione e lo è tutt’ora. Non ho mai pensato di smettere e posso dire che anzi, la voglia di tornare a giocare è solo aumentata, così come per la maggior parte dei miei coetanei. Non bisogna scordarsi le gioie che concede lo sport, perchè oltre che un momento di liberazione, significa anche stare insieme e superare momenti difficili come quello che stiamo vivendo. Non sono un gran tifoso, ma ho avuto sempre come modello Nesta, per lo stile e la classe con cui ricopriva un ruolo difficile come quello del difensore. Come si dice, “si invidia sempre quello che non si ha”, quindi uno con la sua tecnica non poteva che essere un modello per me che non ho grandi piedi”.
 
 
 
 

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