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L'intervista

Elis, De Santis: "Sono legato a questi colori da ormai dieci anni"

Parola alla bandiera della realtà di Casal Bruciato: "Questa è la squadra che rappresenta il mio quartiere. In quarantena la società è stata da subito disponibile e sempre presente"

26 Febbraio 2021

Michele De Santis

Michele De Santis, capitano dell'Elis

Essere il capitano non è un ruolo adatto a tutti. Le caratteristiche che si devono avere o le si hanno nel DNA, oppure difficilmente si sviluppano in seguito. Lo sa bene De Santis, capitano dell'Elis, che in un calcio dove anche a livello giovanile si cambia spesso società, lui è rimasto sempre fedele alla sua squadra:" Ormai sono molti anni che sto all’Elis, sono entrato che avevo 10 anni ed ora sono ancora qui. Prima di questa intervista non mi ero mai soffermato a pensare a quali fossero le cose che mi legano a questi colori, perché è stato tutto naturale. È la squadra che rappresenta il mio quartiere, è stata la prima squadra dove ho giocato da bambino, ho sempre giocato non solo con compagni di squadra ma con amici, questi  fattori hanno fatto creare un rapporto speciale". In questi 10 anni sicuramente il giovane capitano avrà passato sicuramente dei momenti complicati, ma la passione che lo lega a questo sport gli ha sempre dato la forza per andare avanti:" Personalmente non mi sono mai visto come calciatore professionista, non è mai stato il mio obiettivo. Questo però non vuol dire che il calcio non sia stato e non sia fondamentale per me; è una valvola di sfogo fondamentale, infatti durante la quarantena dell’anno scorso era una delle cose che mi mancava di più - e proprio parlando di questo stop che De Santis continua - la società è stata da subito disponibile a farci allenare individualmente, con mister e preparatore atletico sempre presenti. Sono contento del fatto che anche se l’inizio del campionato sembra lontano o addirittura inesistente, al campo siamo sempre stati numerosi. Questo fa capire la voglia di tutti noi ragazzi di ricominciare il prima possibile, essendo consapevoli che non è la prima cosa che può essere risolta in questo momento". Nonostante fissare degli obiettivi in questo momento sia difficile, un capitano deve sempre dare l'esempio e, a testimonianza di questo, De Santis sembra avere la giusta maturità per guidare la squadra ed esserne il punto di riferimento: " Essendo un fuori quota della squadra mi sento un po’ il fratello maggiore e questo mi serve a cercare di dare sempre il buon esempio ai compagni. Il nostro gruppo fa parte di un progetto iniziato due anni fa per ricreare una squadra che non si era formata per un paio di stagioni. L’anno scorso non ci sono stati ottimi risultati, ma a prescindere da questo abbiamo creato un gruppo affiatato, ci rispettiamo a vicenda, anche grazie alla società e al mister. Per questo direi che non abbiamo un vero obiettivo di classifica, speriamo sempre di fare il meglio possibile uscendo dal campo con la maglia sudata, ma il traguardo più importante è quello di ricominciare a giocare, cosa purtroppo al momento non possibile". Nel calcio moderno si vedono sempre più spesso difensori intraprendenti e in grado non solo di impostare il gioco dal basso, ma che sanno anche dare il loro apporto in in fase offensiva. De Santis, sotto questo punto di vista, non ci nasconde la sua fede calcistica e ci indica uno dei difensori al quale si ispira e ci racconta dei suoi idoli:"Essendo romanista parlare di idoli è facile, Totti e De Rossi sono due icone assolute. Però, un giocatore nel mio ruolo che mi piace molto, che quest’anno sta giocando veramente bene, è Gianluca Mancini, che pur essendo molto giovane non è solamente solido in fase difensiva, ma sale continuamente per partecipare anche in fase offensiva".

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