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l'intervista

Breda, Francesco Carolei "Meglio aspettare, ma voglio tornare in campo"

Il capitano amaranto racconta come sta vivendo gli allenamenti attuali e spera di poter giocare quanto prima

04 Marzo 2021

Francesco Carolei

Francesco Carolei, capitano e difensore del Breda

Fermi ormai da tanto, troppo tempo. E' difficile pronosticare quando questi ragazzi potranno tornare ad assaporare le sensazioni di una partita in cui ci si gioca qualcosa di importante, non tanto per la classifica, quanto per le proprie soddisfazioni personali. A quest'età ciò che spinge ad andare al campo in settimana è sicuramente il pensiero di vedere i progressi teorici trasferiti nella pratica, non vincere o perdere che conta relativamente. Questo è anche ciò che emerge dalle parole del capitano del Breda, Francesco Carolei: "La gara del weekend manca a tutti perché ovviamente è uno stimolo a fare meglio durante la settimana, hai voglia di fare quello scatto in più. E' tutto in relazione a giocare bene la domenica per cercare di fare il massimo. Non vediamo l'ora di ricominciare per tornare a sentire quel brivido, quell'adrenalina". Nonostante ciò la professionalità di molti ragazzi è encomiabile: la loro presenza costante agli allenamenti, molto limitati nella loro formula, certifica la passione e l'impegno che ognuno di loro mette nel coltivare il proprio sogno. D'altro canto la possibilità che è stata concessa, a differenza del primo stop forzato dello scorso anno, di poter dare continuità al lavoro settimanale non era scontata e ha dei suoi fattori vantaggiosi (come altri meno) che Francesco espone secondo il suo punto di vista. "Uno degli aspetti positivi di questa modalità è che, nonostante la situazione, c'è la possibilità di allenarsi e mantenersi in forma per eventualmente farci trovare pronti per la ripresa del campionato. I lati negativi sono molteplici, dal non poter fare determinati esercizi che coinvolgano più membri della squadra, alle partitelle o simulazioni di situazioni che possono capitare in partita". E' presente poi nelle parole del difensore classe 2002 anche una grande dose di razionalità, che deriva dalla più che giustificata paura che questa pandemia ha diffuso in ognuno di noi: "Personalmente credo che per il momento sia meglio aspettare e vedere come procede l'andamento dei contagi, per poi giudicare in un secondo momento. Certo è che spero che si possa tornare a giocare il prima possibile. Ci atteniamo alle regole disposte dal Governo, poi si vedrà". Il rapporto tra Francesco e la società capitolina dura da molti anni, dettaglio non così comune per i ragazzi di quest'età. Intraprendere un percorso di crescita e maturazione anche non meramente calcistica sempre con una sola maglia è roba per pochi e, tra questi, lui c'è: "Sono qui ormai da 6-7 anni. Mi sento per certi versi uomo spogliatoio, un leader, o comunque cerco sempre di legare il gruppo e spingere tutti a dare di più. Non sono il solo perché ci sono diversi elementi del gruppo che hanno questa capacità ed è proprio questo il bello di questa squadra". Ricopre una posizione estremamente delicata: con autorità e leadership guida la linea difensiva della squadra: "Fin da bambino ho sempre giocato in difesa. Il mister mi impiega come centrale, che è sicuramente il ruolo in cui rendo maggiormente, date anche le mie caratteristiche fisiche". Gli orizzonti sono chiari, i traguardi personali e quelli collettivi si fondono in un unico filo conduttore che porta alla vetta: "Vogliamo arrivare tra le prime 3 posizioni. Siamo una buona squadra, allenata ottimamente e questo mi fa ben sperare per un'ipotetica ripresa".

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