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l'intervista

Audace, Tozzi: "Questi mesi senza calcio non ce li darà indietro nessuno"

Il leader del club di Genazzano: "Siamo molto tristi, situazione difficile. Mi auguro che non si facciano ripartire solo alcuni campionati"

10 Marzo 2021

Audace Tozzi

Audace, il capitano dell'Under 19 Tozzi (Foto ©GazReg)

Diciotto anni, dodici passati nell’Audace per la quale ora indossa la fascia da capitano dell’Under 19. Andrea Tozzi, difensore centrale classe 2001 incarna a pieno il nome della società per cui si allena duramente anche in questo periodo complicato: "Faccio parte di questa realtà da quando ho sei anni, ma nei primi tre di agonistica ho giocato in altre società. Indossare la fascia di capitano è una grande responsabilità, dato che indosso la maglia del mio paese. Essere nominato capitano credo sia uno straordinario gesto di fiducia nei miei confronti. Questo ruolo è fondamentale sia dal punto di vista tecnico che psicologico, inoltre il capitano dev'essere, oltre che un leader, un esempio e deve spronare ogni membro della squadra a dare sempre il massimo. Ho tanti ricordi belli in mente ma quello più bello è sicuramente la vittoria del campionato regionale nella stagione 2018/19, mentre negativamente ricordo le due retrocessioni vissute con due squadre per cui ho giocato in passato. Spero però che il miglior ricordo sia quello che ancora devo vivere". I continui stop dei campionati hanno inevitabilmente compromesso la preparazione atletica dei ragazzi, costretti ad allenamenti fini a sé stessi, senza poter assaporare il brivido della competizione sul campo: "Prima dello stop abbiamo disputato solamente due partite di campionato, collezionando una vittoria e una sconfitta. Nel primo lockdown, a causa della pandemia, eravamo molto impreparati nell'affrontare i difficili momenti che ci attendevano e per questo la società ci ha lasciati liberi di stare con le nostre famiglie. In questo attuale stop invece inizialmente ci siamo dovuti allenare ognuno per conto proprio, in attesa delle autorizzazioni da parte della FIGC per iniziare gli allenamenti individuali e mirati a rispettare il distanziamento. Per quanto riguarda la ripartenza di alcuni campionati, cosa che per altri non è accaduta, penso che sia una questione molto più grande di me e non saprei dire se questa decisione sia giusta o meno. Spero però che chi di dovere, prima di prendere tali decisioni, abbia compreso a fondo quanto sia difficile accettare la situazione odierna anche per un bambino che stava iniziando a tirare i primi calci ad un pallone". Una pandemia è sicuramente qualcosa che sconvolge la vita di chi la vive, che si tratti di un adulto o di un giovane ragazzo obbligato a mettere in "standby" i propri sogni. Periodi come questo portano dubbi e ripensamenti, ma solo chi crede davvero in ciò che fa, come Andrea, ne esce vincente: "Tutti questi mesi senza poter giocare le partite equivalgono ad un tempo che nessuno ci potrà restituire e personalmente è un fattore che mi genera al contempo rabbia e tristezza. Nonostante le innumerevoli difficoltà la società, ma in particolar modo i mister, cercano di spronarci a dare comunque il meglio di noi in questi cosiddetti allenamenti "individuali" per far sì che non si spenga la passione per questo sport. Per un paio di mesi ho smesso di giocare a calcio perchè non riuscivo più a ritrovare gli stimoli e la stessa passione che mi hanno sempre contraddistinto. Poi col tempo ho capito che stavo rinnegando una parte di me stesso e ho trovato la soluzione. Ho immaginato che questo virus fosse un attaccante che stava cercando di superarmi per poi correre dritto in area a fare gol. Di conseguenza non potevo permettere che ciò accadesse perchè la battaglia dovevo vincerla io".

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