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l'intervista

Acquacetosa, Marini "Smetterò per mia scelta, non per il virus"

Il capitano classe 2003 si ispira a Marquinos e non ha nessuna intenzione di mollare

11 Marzo 2021

Diego Marini

Diego Marini, capitano dell'Acquacetosa

"Che cos'è la felicità?" si chiedeva Amy Bratley in uno dei suoi romanzi; la scrittrice inglese alla fine dà una risposta a questo quesito asserendo che la felicità è un concetto semplice, come una casa con dentro le persone che ami. Lo stesso discorso lo si può traslare nel mondo calcistico, nel quale lo spogliatoio rappresenta una sorta di seconda famiglia per tutti i calciatori; Diego Marini, capitano dell'Acquacetosa, considera esattamente così la sua società per cui ha solo parole al miele. "Sono ormai giunto al mio ottavo anno con l'Acquacetosa - esordisce il difensore classe 2003 - e di questa società amo la bellissima atmosfera che si respira in qualsiasi momento al centro sportivo e, anche per questo, sono super orgoglioso di essere stato incaricato da cinque stagioni di indossare la fascia da capitano per difendere e rappresentare questi colori in giro per tutti i campi del Lazio. Il mio idolo come capitano, dal quale cerco di trarre ispirazione per le sue gesta, è sicuramente Paolo Maldini, capitano storico del Milan che ha fatto della fedeltà per la maglia e del rispetto per gli avversari i suoi pilastri fondamentali; mentre per quanto riguarda il mio ruolo in campo, dato che Maldini l'ho sempre più considerato terzino piuttosto che difensore centrale naturale come invece sono io, il mio punto di riferimento inarrivabile è sempre stato Alessandro Nesta nel periodo in cui militava alla Lazio, la mia squadra del cuore. Tuttavia per caratteristiche sia fisiche che tecniche non penso di assomigliarci molto per cui un altro da cui mi piace prendere spunto è Marquinos del PSG, giocatore brevilineo e molto abile ad impostare il gioco dalle retrovie. Il periodo della quarantena è stato tremendo perché da un momento all'altro è cambiato tutto: praticamente in un giorno siamo passati tutti dall'andare a scuola o lavoro all'essere confinati in casa senza possibilità di appello. Tutte le chiusure che ci sono state hanno tagliato le gambe a quasi tutti i settori, tra cui il nostro, quello calcistico. Per noi ragazzi questa separazione forzata è stata percepita all'ennesima potenza perché per noi, oltre ad essere un semplice gioco, rappresenta una potentissima valvola di sfogo sulla quale fare affidamento ad esempio dopo una stressante giornata di scuola. Nonostante ciò non ho mai pensato di apprendere definitivamente gli scarpini al chiodo perché non accetterò mai di chiudere la mia carriera così: se un giorno smetterò sarà perché lo avrò deciso io, non perché mi è stato imposto da un virus. Qualche mio compagno di squadra invece ha qualche dubbio in più su questa decisione delicata ma, dato che il gruppo che si è creato quest'anno mi piace moltissimo, farò tutto ciò che è in mio potere per far cambiare loro idea; penso che anche questo sia uno dei compiti cruciali che deve svolgere un capitano degno di nota oltre al fatto ovvio di cercare di dare sempre il buon esempio durante il corso dei novanta minuti. Secondo me in questo momento non penso sia troppo sicuro tornare in campo senza esser stati prima vaccinati ma, se dovessimo ricevere il via libera, non penso mi tirerei indietro; il richiamo del campo è troppo forte e penso che accetterei subito di tornare a giocare. Qualsiasi sarà la modalità scelta per provare a portare a termine questa stagione andrà bene, anche se devo dire che, dato che il tempo scarseggia, anche un bel torneo ad eliminazione diretta non mi dispiacerebbe"

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