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l'intervista

Isola Liri, Lorenzo Loffreda "Tornare in campo? Ora troppi rischi"

Il capitano della formazione ciociara vuole aspettare condizioni migliori prima di poter riprendere in pieno l'attività

11 Marzo 2021

Lorenzo Loffreda

Lorenzo Loffreda, capitano dell'Isola Liri

"Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti" recita uno delle citazioni più celebri di Arrigo Sacchi che è diventata un cult; d'accordo con lui è sicuramente Lorenzo Loffreda, capitano dell'Isola Liri, che al primo posto, giustamente, mette in primo piano la propria salute e quella pubblica in un momento delicato come quello che stiamo vivendo. "Il calcio è un gioco - esordisce il centrocampista biancorosso - per cui non può e non deve essere anteposto alla cosa più preziosa che abbiamo: la nostra salute. In questo momento, qualsiasi siano le decisioni che prenderanno gli organi competenti, non sono sicuro che accetterei senza pensarci di ritornare in campo; i rischi mi sembrano troppo grossi ed il gioco potrebbe non valere la candela dato che con il subentro delle varianti del virus stiamo andando incontro a delle nuove restrizioni. L'unica soluzione percorribile al momento per un ritorno alle attività in sicurezza penso sia quella di vaccinare tutti i tesserati di ogni società ma, dato che i tempi per farlo mi sembrano abbastanza lunghi, credo che anche questa stagione sia ormai compromessa. Anche le modalità di una possibile ripartenza mi lasciano abbastanza perplesso: sinceramente l'idea di disputare solo il girone di andata per poi giocarsi tutto in una sorta di play off non mi fa impazzire per nulla, anzi. Io sono più un tradizionalista in tal senso e perciò mi piacerebbe disputare regolarmente sia il girone di andata che quello di ritorno, come abbiamo sempre fatto d'altronde ma, in ogni caso, il nostro obiettivo rimarrà sempre quello di lottare fino in fondo per prenderci i regionali. Indosso questi colori ormai da 13 lunghi anni, mamma praticamente ha partorito qua (ride ndr), e sono capitano da 6 stagioni; dopo tutto questo tempo posso dire con orgoglio che questa società è la mia seconda famiglia e sono fiero di poterla rappresentare in campo portando la fascia da capitano. Secondo me essere un buon capitano significa dare tutto quello che si ha per la maglia e per i propri compagni, guidando quest'ultimi mostrando il buon esempio e soprattutto mantenere la calma nei momenti più delicati del match che potrebbero influire negativamente sul suo andazzo. Come punti di riferimento credo che Alessandro Del Piero, bandiera della Juventus, sia stato un esempio perfetto per tutti su come adempiere al meglio al ruolo di capitano mentre, dato che in campo ricopro la posizione di centrocampista centrale,  per caratteristiche tecnico-tattiche e per fede calcistica personale la mia scelta non può che ricadere su Daniele De Rossi della Roma, che ha fatto della grinta e dell'ordine in mezzo al campo i suoi punti di forza. Il rapporto con i miei compagni di squadra è sempre stato bellissimo: anche durante il periodo del lockdown, nel quale per forza di cose era proibito vederci, ci siamo sempre mantenuti in contatto mandandoci foto, video e talvolta organizzando anche qualche videochiamata. Non poter avere alcun contatto fisico con i propri amici e compagni di squadra non è stato facile da sopportare e, dato che nella mia vita è subentrato anche l'impegno universitario, per un po' ho pensato seriamente di abbandonare il calcio ma da quando abbiamo ripreso gli allenamenti ad agosto la voglia mi è tornata ed ora mi auguro solamente che questa situazione finisca quanto prima così da poter continuare a perseguire la mia passione"

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