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l'intervista

Civitavecchia, Gandolfi: "Un buon capitano deve tenere unito il gruppo"

Il leader dei nerazzurri: "In questi momenti chi ha l'opportunità di portare la fascia al braccio ha un ruolo importante"

17 Marzo 2021

Civitavecchia Gandolfi

Civitavecchia, il capitano dell'Under 19 Gandolfi (Foto ©De Luca)

"Da grandi doveri derivano grandi responsabilità" recitava l’eroe idolo dei giovani Spider Man in uno dei suoi film più famosi. Più che un dovere, per Alessandro Gandolfi, capitano dell’Under 19 del Civitavecchia, indossare la fascia da capitano è un onore e un grande motivo di orgoglio: "È dal 2017 che gioco ufficialmente per questa società: inizialmente si chiamava C.P.C, poi successivamente alla fusione è diventata l’attuale Civitavecchia. Chi ha l’opportunità di portare questa fascia al braccio sicuramente ha un ruolo importante all’interno della squadra, specialmente al livello di spogliatoio. In un periodo come quello attuale i gruppi sono portati a disunirsi, per questo penso sia necessario cercare di stare ancora più uniti e recarsi al campo determinati nonostante la mancanza dell'obbiettivo partita". Tanti gli anni ormai vissuti indossando la stessa maglia, con la quale ha collezionato esperienze incancellabili e delusioni costruttive, fino all’attuale campionato: "In questa stagione purtroppo abbiamo giocato una sola partita, quella vinta contro il Cerveteri. Ci sentivamo pronti per sfidare nella giornata successiva il Ladispoli, ma tutto è stato fermato. Ho impressa in mente la vittoria del campionato regionale e la conquista della categoria Elite nel 2016, ma ho altrettanti ricordi, purtroppo negativi, risalenti a due anni dopo quando perdemmo il campionato regionale all'ultima giornata con una brutta sconfitta che ha permesso alle dirette concorrenti il sorpasso finale". Prima lo stop, poi la positività al Covid e la notizia che il campionato non sarebbe ripreso. Anche per Alessandro quello appena passato non è stato un anno facile, tra paura del contagio e una condizione fisica non ottimale: "Inizialmente nello spogliatoio c'era aria ambiziosa e fiduciosa per la ripresa del campionato. Ora ci alleniamo consapevoli che difficilmente si riprenderà a giocare, ma di sicuro è un modo per mantenerci in forma, creare gruppo e divertirsi. Per quel che mi riguarda, lo stop in sé per sé non ha comportato molti cambiamenti poiché già ad inizio anno mi sentivo bene. Ultimamente invece sono risultato positivo al Covid e dopo essermi negativizzato non ho ancora trovato la forma ottimale, a distanza di qualche settimana". Con il pensiero sempre rivolto a quel pallone che gli regala soddisfazioni, sogni e obiettivi, questo giovane capitano aspetta impaziente di poter tornare a giocare. Nel frattempo a fargli compagnia ci sono i suoi idoli in tv, quelli da tifare la domenica insieme alla famiglia e dei quali sogna di poter seguire le orme: "Non ho mai pensato di smettere per la situazione dovuta alla pandemia. È stato un pensiero emerso negli anni passati a causa del troppo impegno che mi dava ma questo stop mi ha ridato i miei spazi. Cosa penso del fatto che alcuni campionati possano continuare mentre altri no? È normale, una cosa burocratica. In Serie A i giocatori sono continuamente controllati, nelle categorie inferiori non ci sono controlli quotidiani. Nel weekend mi dedico alla Roma. In famiglia sono tutti romanisti e il mio idolo è indiscutibilmente Totti. Come ogni bambino il sogno nel cassetto è quello di giocare nella sua squadra del cuore, ma gli obiettivi reali sono sicuramente andare bene a scuola e riuscire a prendere il diploma, continuando ovviamente a giocare a calcio perché è la cosa che più mi piace". 

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