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l'intervista

Aurelianticaurelio, Marocco "Dal calcio ho imparato a trasformare i miei punti deboli"

Il capitano della società di Roma Nord racconta il periodo lontano dal campo e cosa sia per lui questo sport

25 Marzo 2021

Francesco Marocco

Francesco Marocco, capitano dell'Aurelianticaurelio

Continua il nostro consueto appuntamento con la rubrica Parola al Capitano, un’analisi del calcio laziale dilettantistico e giovanile dove ogni capitano ci racconta come questo particolare periodo storico stia influendo sulla loro vita. Francesco Marocco è il capitano dell’Aurelianticaurelio, un difensore centrale particolarmente aggressivo che vede nel calcio la sua più grande passione. Marocco inizia sin da bambino a giocare a calcio e, nelle sue parole, si capisce quanto conti per lui questo sport "Il calcio rappresenta la mia più grande passione sin da quando ero piccolo e, nonostante non abbia grandi qualità tecniche, ha sempre raffigurato il mio sogno più profondo. Sono 10 anni che lo inseguo e conosco solo un modo per distinguermi dalla massa: sacrificio, sudore e determinazione. Solo così posso farmi strada in un mondo pieno di ostacoli". Il giovane capitano in campo dimostra di essere un cliente scomodo per qualsiasi attaccante ma quello che si è in campo non sempre corrisponde alla vita quotidiana "Molto spesso in campo sono completamente diverso rispetto alla vita di tutti i giorni. Questo perché le sensazioni e le emozioni che provo nel momento della partita sono genuine ed istintive. Il calcio mi ha insegnato a trasformare le mie debolezze in punti di forza, motivo per il quale in campo stimolo sempre i miei compagni. Con i dovuti accorgimenti, per la leadership che cerco di trasmettere ai miei compagni e le caratteristiche tecniche, mi paragonerei a Carles Puyol, il quale come ha detto la storica leggenda Franco Baresi mette la faccia dove qualcuno avrebbe paura a mettere il piede" In tema COVID, Marocco non ha dubbi, la pandemia si sta riversando sui giovani con gravi conseguenze: "Ho sempre concepito il calcio come valvola di sfogo e, purtroppo, l’emergenza sanitaria si sta riversando prepotentemente nel mondo del calcio dilettantistico, elemento importantissimo per tantissimi ragazzi come me che trovano nel calcio una via di sfogo fondamentale". Da buon capitano, Marocco cerca anche di analizzare il periodo in termini di obiettivi per la squadra "All’inizio di questa stagione c’erano i presupposti per svolgere un gran campionato. Malgrado le difficoltà iniziali, eravamo riusciti a creare un gruppo-squadra coeso ed unito e il merito va sicuramente riconosciuto ad una società che ci ha sempre stimolato a far meglio e al mister Gianluca Battaglia che era riuscito ad esaltare le qualità migliori di ogni membro della squadra. Eravamo convinti che con l’impegno giusto e la costanza saremmo riusciti a portarci a casa il titolo. Purtroppo con lo stop dei campionati vengono a mancare gli stimoli e ovviamente si perde tutto ciò di buono svolto fino ad allora. Sono mesi che questa situazione ci costringe a vivere nell’incertezza, e la diretta conseguenza è la perdita di passione ed attaccamento alla squadra. Ho sempre cercato di stimolare il più possibile i miei compagni a venire agli allenamenti, anche solo per divertirsi e svagarsi, ma senza il campionato è difficile convincere la maggior parte della squadra a sudare, faticare e lavorare seriamente. Il rammarico più grande riguarda non solo la lotta per il titolo, ma soprattutto la possibilità di mettersi in mostra a 17 anni per un eventuale passaggio in Prima Squadra, il quale rappresenterebbe il coronamento di una carriera. Resto comunque fiducioso per la prossima stagione, sia a livello personale, cercando di sfruttare questo periodo di pausa per migliorare ancora di più, sia per la squadra, sperando che la vittoria del campionato sia solamente rinviata di una stagione".

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