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l'intervista

Falaschelavinio, Valerio "Un onore essere il capitano della società che mi ha cresciuto"

Da 12 anni al Villa Claudia, lo stop non ha fermato la sua voglia di giocare ed il suo obiettivo ora è l'Eccellenza

01 Aprile 2021

Giancarlo Valerio

Giancarlo Valerio, capitano del Falaschelavinio

Le tre gare disputate ad inizio stagione, prima del decreto che bloccasse tutto il movimento calcistico giovanile, avevano mostrato quanto il Falaschelavinio del suo capitano, Giancarlo Valerio, potesse ambire ad un'annata di enormi soddisfazioni. La gara d'esordio persa 4-3 a casa del Città di Ciampino era stata subito riscattata dalla manita rifilata all'Itri e dalla vittoria in trasferta nello scontro diretto con il Fonte Meravigliosa. Una stagione che con ogni probabilità non avrà fine e che aumenta i rimpianti di Giancarlo: "Penso di aver accusato molto il fatto di non poter giocare la domenica, anche quando magari ci si allenava distanziati. Di solito l'allenamento è una preparazione alla partita del fine settimana e sapere di non poter competere ti fa venir meno la motivazione". D'altro canto: "Però la passione non è mai venuta a mancare e questo è dovuto anche al lavoro del mister, che in questo periodo ha cercato di tenerci sempre su di morale, tentando anche di diversificare nei limiti del possibile le esercitazioni". Riguardo la formula tanto discussa degli allenamenti individuali, il leader della formazione nettunense argomenta le sue perplessità: "Secondo me penalizza il calciatore, perché normalmente quando ci si allena in gruppo c'è sempre un po' di competizione che ti porta a spingerti oltre i tuoi limiti, mentre se ti alleni da solo non c'è nessuno che ti sprona a fare il massimo anche se hai finito le energie". La sua passione per il calcio è chiaramente visibile nelle sue parole, che certificano quanto questa disciplina non sia importante solamente a livello tecnico, ma in primis sul piano umano e del benessere personale: "Gioco a calcio da sempre, vivo per questo sport e se non sto almeno un'ora al giorno con il pallone tra i piedi impazzisco. Penso che le emozioni che ti trasmette non sono paragonabili a nessun altro, soprattutto perché puoi scaricare tutta la tensione extra campo e liberare la mente facendo quello che ti rende felice. Inoltre il calcio ti forma sia dal punto di vista professionale ma, specialmente, sotto l'aspetto caratteriale". Un amore sconfinato è riposto anche nei valori che incarna la società, nella quale Giancarlo ha trascorso gran parte della sua esistenza: "Ho iniziato a giocare con il Falasche, sono circa 12 anni che sono qui, ad eccezione di un anno nel quale sono stato al Racing Club. Quindi posso dire che tutto ciò che ho imparato, a livello tecnico e tattico, l'ho appreso qui. Credo che questa società abbia dato moltissimo a me e che, allo stesso modo, io e i miei compagni abbiamo sempre cercato di portare in alto il suo nome. Considero questo ambiente una seconda famiglia". Il lunghissimo periodo di tempo vissuto nel club lo ha portato di diritto ad indossare la fascia al braccio: "Sicuramente è un onore e un orgoglio essere diventato capitano della squadra che mi ha cresciuto. Essendo qui da una vita ho cercato di trasmettere ai miei compagni un forte senso di appartenenza che è quello che in questi anni ci ha portato a grandi risultati. Non è un peso, ma sicuramente una responsabilità". Il difensore verde-amaranto muove poi uno sguardo al futuro, nel tentativo di definire i suoi orizzonti personali: "In questo momento penso che bisogna guardare alla prossima stagione. Spero di poter arrivare a disputare un campionato di Eccellenza, ma l'importante per me è dare sempre il massimo indipendentemente dal traguardo che riuscirò a raggiungere".

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