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Dimitri Birk: "Non mi sono dimesso, è esonero. Orgoglioso della rimonta"

L'ex tecnico del San Pietro e Paolo rompe il silenzio: "Società assente, il gruppo è l'unica nota lieta"

10 Aprile 2026

Dimitri Birk

Dimitri Birk: ex allenatore del San Pietro e Paolo

Dopo giorni di indiscrezioni e silenzi, l'ex tecnico del San Pietro e Paolo, Dimitri Birk, ha deciso di fare chiarezza sulla fine del suo rapporto con il club. In una nota carica di amarezza ma anche di orgoglio, l'allenatore ricostruisce i mesi trascorsi sulla panchina della squadra, passando dalla crisi del girone d'andata alla straordinaria cavalcata di inizio anno, interrotta bruscamente da un provvedimento che definisce inaspettato. Questa la nota che il tecnico ha rilasciato alla nostra redazione. Lasciamo alla società San Pietro e Paolo il completo diritto di replica

In questi giorni sono circolate molte interpretazioni riguardo la mia uscita dalla guida tecnica della squadra. È giusto, per rispetto della squadra, e di chi ha condiviso con me questo percorso, chiarire alcuni punti fondamentali.
Prima di tutto, non si è trattato di dimissioni, ma di un esonero.

Una squadra nata per passione, non per interessi.
Loro sono una realtà particolare, un gruppo di amici, senza compensi economici, unito dalla voglia di divertirsi e dimostrare il proprio valore in un campionato dove molte società inseguono obiettivi ben diversi, costruendo rose con giocatori di categoria.
Una squadra che, nella scorsa stagione, sotto la guida di mister Ruggeri, aveva raggiunto un ottimo quarto posto.

Sono stato chiamato a due giorni dall’inizio della preparazione, con una rosa profondamente cambiata nei numeri e nelle caratteristiche. Abbiamo iniziato un percorso difficile, con tanti ragazzi nuovi, giovani provenienti da altri settori giovanili, e altri arrivati senza referenze, “amici dell’amico”, come spesso accade nelle categorie dilettantistiche.

Un inizio complicato, ma un gruppo in crescita
Sapevo però di poter contare sulla dorsale della squadra.
L’adattamento dei nuovi è avvenuto nei tempi fisiologici; se nel professionismo servono due mesi per entrare nei principi, è impensabile pretendere miracoli quando l’unico riferimento tecnico è solo l’allenatore stesso.

Nonostante i risultati negativi del girone d’andata, le prestazioni c’erano.
Gli avversari e gli addetti ai lavori ce lo riconoscevano.
Ma tra 15 gol subiti su palla inattiva e diversi autogol, la squadra era entrata in un loop mentale pericoloso, sempre sul filo della retrocessione diretta.

In tutto questo, ho sempre protetto i miei giocatori, assumendomi ogni responsabilità.
Più volte ho detto alla dirigenza che, se qualcuno doveva pagare, sarei stato io.
E nei momenti peggiori, il gruppo – dirigenti presenti– ha fatto quadrato.

A dicembre, grazie al supporto di Giuseppe Di Raimo, direttore dell’Agora Calcio – l’unico ad essersi realmente attivato – sono arrivati giocatori che hanno sposato subito la causa.
Abbiamo modificato metodologia, organizzazione e mentalità.
E i risultati sono arrivati....
7 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte nel girone di ritorno, con la squadra finalmente lanciata come un treno.

Mentre lavoravamo per risalire la classifica, alcune figure interne alla società – prive di competenze sulla prima squadra – hanno iniziato a destabilizzare l’ambiente.
Persone che non hanno mai visto un allenamento, che si fregiano di cariche senza titoli e che delegano ad altri la gestione dei settori societari.
Gli stessi che, guarda caso, avrebbero voluto subentrare alla guida della prima squadra.
Il classico "pasticcio all'italiana"

In tutto questo, una nota curiosa, non ho mai avuto modo di conoscere l'assetto della società, attenti all’immagine, ma assenti nella vita reale della squadra.
Forse sarebbe più utile preoccuparsi anche delle condizioni in cui i ragazzi e gli allenatori devono lavorare; attrezzature insufficienti, spazi inadeguati, superficialità organizzativa.

Quando i risultati hanno iniziato a dare fastidio a qualcuno, i piani di destabilizzazione sono diventati più frequenti.

Le motivazioni dell’esonero le lascio a chi lo ha deciso.
Io posso dire solo una cosa, ho tutelato la salute fisica e mentale della squadra, anche quando altri erano assenti perfino in questo.

Esco da questa esperienza con la schiena dritta, orgoglioso del lavoro svolto e grato ai miei giocatori, allo staff e ai dirigenti che mi sono stati accanto.
Abbiamo dimostrato che, anche senza budget, senza favori e senza protezioni, si può costruire qualcosa di vero.

A tutti loro auguro il meglio.

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