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Unioni gay
23 Ottobre 2014
Il sindaco di Roma, Ignazio Marino foto©GazzettaRegionale
A margine della prima seduta
consiliare della Città Metropolitana, il Sindaco
Ignazio Marino torna sulle polemiche che lo hanno coinvolto dopo che nella
giornata di sabato 18 ottobre, il primo cittadino romano aveva trascritto nel
registro di Roma il matrimonio di 16 coppie omosessuali. “Io non stabilisco e
celebro alcune nozze – tiene a precisare Marino – E non lo faccio perché la
legge italiana non predispone alcuna legge in merito. Ciò che ho fatto invece è
stata una mera trascrizione di atti di altri Stati dell’Unione Europea: questo
perché almeno dal 2002 l’UE raccomanda il riconoscimento dei diritti dei
cittadini all’interno dell’Unione.
Il prefetto ribadisce: “Cancellare le trascrizioni”. Il prefetto di
Roma Giuseppe Pecoraro ha intanto preso atto della decisione del Sindaco e
ribadisce che quegli atti debbano essere cancellati per “evitare irregolarità
sul registro di stato civile”. “Non so se il Prefetto annullerà gli atti con un
enorme timbro rosso per coprire tutto lo spazio in questi fogli - continua con
una battuta Marino – sono dalla parte di quei cittadini che in altri Paesi
hanno dichiarato il loro amore di fronte ad enti che non riconosciamo”. Sta di
fatto che al momento qualora dovesse arrivare lo stop del Prefetto, il Sindaco
ha già predisposto il ricorso nelle sedi italiane ed europee – si pensa ad un appello
alla CEDU - mantenendo la ferma volontà di dare validità al proprio atto.
Continua la discussione a livello nazionale. La soluzione potrebbe
arrivare dal Parlamento nel quale, promette Renzi, nel 2015 inizierà una
discussione su di una legge che garantisca i diritti alle coppie omosessuali.
Un’opzione accolta anche dalla opposizione, con il consigliere politico di
Silvio Berlusconi, Giovanni Toti che conferma: “Tutta
questa confusione è nata perché la politica per troppo tempo si è girata
dall’altra parte. Credo sia corretto
iniziare un percorso per interrogarci su come è cambiata la famiglia valutando
la possibilità di una legge nazionale che regoli i diritti di queste coppie”.
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