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trasporti
12 Novembre 2014
Il Sindaco Marino durante l'inaugurazione della Metro C
E’ partita la metro C. Con due Papi di ritardo, ma è
partita. La linea che Walter Tocci, lungimirante assessore della Giunta Rutelli
nei primi anni ’90 (quello della cura del ferro), contava di avviare nell’anno
del Giubileo ha preso il via domenica scorsa alle 5:30 del mattino. Ed è stato
subito giallo, con il primo convoglio in direzione Pantano che si è fermato per
11 minuti “causa inconveniente tecnico”, infastidendo la folla di pendolari e
curiosi recatasi a Centocelle per la storica inaugurazione.
Una tratta di 15 stazioni lunga 12,7 km, treni senza
conducente a bordo ma controllati e guidati da un sistema di automazione
integrale “driverless” gestito da una Centrale Operativa. Tutto molto bello,
tutto molto moderno, comprese le stazioni dotate di porte a vetro automatiche
che si aprono all’arrivo del convoglio e consentono una netta separazione fra i
treni e le banchine. Peccato che i disabili non possano salire autonomamente
sui treni a causa del dislivello che si crea fra banchina e convoglio, come ha spiegato
l’assessore Pancalli. Peccato che ascensori e scale mobili in alcune stazioni
siano già fuori uso, come ha fatto notare il Codacons. E peccato che la valenza
trasportistica dell’opera sia ad oggi quasi nulla, come dimostra l’enorme
parcheggio della stazione Pantano completamente vuoto, anche di lunedì. Una
linea senza stazioni di scambio con altre linee e che termina il suo servizio
alle 18:30 serve a ben poco. Serve a portare i cittadini dalla estrema
periferia est alla periferia est della capitale, per poi riversarli sugli
autobus che, seppur potenziati, si imbottigliano nel traffico infernale della
Casilina.
L’attuale cronoprogramma prevede l’arrivo a San Giovanni a metà 2016, quello al Colosseo nel 2020 e il completamento della linea fino a Ottaviano per il 2023. Ma i dubbi sulla sua effettiva realizzazione sono più che legittimi, se si pensa che da cronoprogramma iniziale la tratta inaugurata domenica doveva partire nel 2011. Insomma, fra azioni legali, arbitrati e varianti in corso d’opera i tempi si sono allungati a dismisura. E i costi sono aumentati. Per un appalto aggiudicato a 2,7 miliardi siamo già vicini ai 4 miliardi di spesa. Eppure molte opere compensative sono state annullate e il tratto finale, quello che va dal Colosseo a Piazzale Clodio, ancora non è stato affrontato. Tanto che la Corte dei Conti, già due anni fa, prevedeva un costo finale di 6 miliardi, più del doppio della previsione iniziale, più del Mose di Venezia. Sarebbe a dire oltre 230 milioni al chilometro, contro una media europea che si aggira fra i 120 e i 150 milioni.
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