Che succede a Roma? Se lo chiedono i romani, ma ancora di più la
domanda attraversa i corridoi delle stanze del Campidoglio, correndo rapida
verso la torre di Papa Niccolò V dove si trova l’ufficio del Sindaco. Inutile
negarlo, Ignazio Marino si trova al centro di una turbolenza che nelle ultime
settimane sembra stanzi con insistenza sulla testa del Sindaco. O quantomeno
sulla sua macchina. Il Panda-gate come ribattezzato dalla opposizione, Ncd su
tutti, ha incrinato ulteriormente una posizione – quella del Sindaco - che già
da giugno soffriva il pressing interno allo stesso partito. Non sono bastate le
liti – legittime – interne al Pd quando si è trattato di fare la voce grossa
sul decreto salva Roma, arrivando allo scontro diretto fra Primo Cittadino e Renzi:
a queste si è aggiunto l’ultimo sondaggio commissionato dallo stesso partito,
che delineava la popolarità di Marino al minimo storico, con il gradimento di
due romani su dieci.
Rimpasto rimandato. “Ci sono delle difficoltà – sottolineava solo
pochi giorni fa Lorenza Bonaccorsi, deputata e presidente dei Democrats del
Lazio – e per questo abbiamo chiesto al Sindaco un cambio di passo”. Cambio di
passo che in realtà era già avvenuto con il rimpastino di giugno: fuori gli
assessori Morgante e Barca, rispettivamente incaricati al Bilancio e alla
Cultura, dentro Scozzese e Marinelli. Eppure il nuovo percorso non sembra aver
accontentato Via Sant’Andrea delle Fratte: se la Marinelli sta riuscendo a
rilanciare uno degli assessorati chiave della città, dalla sede del Pd arrivano
delle chiare indicazioni su un rimpasto di giunta che nei desiderata del
partito deve coinvolgere più poltrone, in primis quella di Nieri. “Io e Luigi
(Nieri, ndr) siamo un ticket” ribadisce Marino, consapevole che il cambio in
corsa per la posizione di numero due romano comporterebbe una sicura rottura
con Sel che dopo la mancata - e promessa - assegnazione di una carica a Gemma
Azuni – fra le poche a difendere il Sindaco in Aula Giulio Cesare due giorni fa
– sta facendo sentire il malessere per una escalation democratica mal sofferta.
Intanto a lasciare la Giunta Comunale è l’assessore Pancalli chiamato da Malagò
alla direzione del Comitato Olimpico per Roma 2024. Un addio privato quello di
Pancalli avvenuto al termine di un colloquio con il Sindaco e il suo staff più
stretto: un incontro difficile durante il quale Marino ha ottenuto il
momentaneo rinvio delle dimissioni dell’assessore allo Sport per non aggravare
ulteriormente una situazione non facile. Dimissioni di fatto, ma non di diritto.
Soluzione Improta. Nonostante quindi il Sindaco pensi ancora ad un
rinvio per un rimpasto della Giunta, la pressione interna al Pd non smette di
crescere. E le indicazioni portano sempre alla poltrona di Vice Sindaco. L’exit
strategy arriva direttamente da Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd e numero due
di Renzi, il quale ha chiesto a Marino di far sedere sulla poltrona ora
occupata da Nieri un esponente del partito. Marino, ripete, non ci sta. “Nessun
azzeramento, stiamo pensando di valorizzare di più alcune figure, ma nessuno ha
mai parlato di un cambio di Vice Sindaco”. Nonostante le smentite, la ridda di
voci che gravitano alle pendici del Campidoglio vogliono Guido Improta
succedere al posto di Nieri arrivando così ad una mediazione fra le richieste
di Renzi e le intenzioni di Marino che vedrebbe promosso un interno del proprio
team. L’alternativa a Improta è quella dell’arrivo di Lionello Cosentino,
segretario romano del Pd, che seppur ben visto dall’ambiente democratico
cittadino non è ritenuto un cambio valido dalla cerchia del Sindaco che, seppur
con qualche riserva, si sta stringendo attorno al Primo Cittadino.
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