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la giornata
21 Novembre 2014
E' intervenuto il Sindaco Marino
Un albero per Carlo Macro, il ragazzo
ucciso la notte del 17 febbraio 2014 al Gianicolo. Un mandorlo, simbolo di
nascita, ma soprattutto di resurrezione, a testimoniare che Macro ha lasciato
in vita un segno raccolto nelle 52mile firme che nell’aprile scorso hanno permesso alla
madre Giuliana Bramonti di ottenere dal Campidoglio la piantumazione dello
stesso mandorlo.
L’omicidio. Il ricordo della notte è ancora vivo
fra i presenti alla cerimonia. Tornati da una serata passata fuori casa, Carlo
ed il fratello si fermano in via San Pietro in Montorio. Parcheggiano la
macchina, ma dimenticano lo sportello aperto. E’ notte e la musica esce dallo
stereo della vettura. Volume troppo alto per Joseph White Clifford che viene fuori
dalla sua roulotte parcheggiata a pochi metri e inizia a discutere con Carlo.
Succede tutto in pochi istanti: l’uomo pugnala Macro due volte bucandogli il polmone. Inutili i
tentativi di soccorso del fratello e la successiva corsa verso il “Fate Bene
Fratelli”: il ragazzo muore in ambulanza nel tragitto verso l’ospedale. Ma
la madre non si perde nel dolore più terribile e fonda la associazione
"Carlo Macro per la cultura della legalità" che lotta perché fatti del
genere non abbiano a verificarsi nuovamente a Roma e in Italia e che ha portato
all'evento odierno.
Un albero
gioioso come Carlo. "Grazie Sindaco - interviene
una visibilmente commossa Giuliana Bramonti - abbiamo sentito la vicinanza del
Comune. Quello piantato oggi è un albero gioioso come Carlo, un mandorlo che aspettiamo di vedere
in fiore. Grazie a tutto voi che siete intervenuti: la vostra presenza è la migliore
risposta al Prefetto Pecoraro che nei giorni dopo la morte di Carlo disse che il
fatto era colpa della maleducazione di mio figlio e della follia di un uomo,
attaccando la famiglia e rendendo Carlo quasi responsabile della morte".
Concerto
in primavera. Non è mancata la
vicinanza del Sindaco alla famiglia Macro. "Questo albero nasce da una
chiacchierata nella cucina nella di Giuliana. Una famiglia straordinaria che ha
saputo trovare soluzioni di pace e di accoglienza evitando di trasformare l'omicidio
in un momento di odio e violenza. Il mandorlo - chiude Marino - è simbolo di una
piazza che oltre alle bellezze monumentali diventa punto di partenza di una
comunità in cui tutti crediamo".
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